Il braccio e la mente – domande e risposte (26a puntata): la progressione tecnica…Quanto ci si deve fidare del metodo e dell’insegnante e quanto del proprio istinto?

Il braccio e la mente - 26esima puntataRiprende sulle nostre colonne la rubrica di approfondimento sulla psicologia dello sport, con cadenza mensile (ogni 10 del mese), “Il braccio e la mente”, curata del dottor Giuseppe Giordano. Ogni mese verrà proposta una domanda, con argomento a scelta dei lettori, a cui Giuseppe avrà il piacere di rispondere sviluppandone le tematiche relative. E’ possibile porre le vostre domande su argomenti di carattere psicologico (gestione del match, atteggiamenti in campo, rapporto atleta-genitore-coach, gestione delle sconfitte ecc.) alla mail info@grantennistoscana.it oppure direttamente al dottor Giordano sul suo profilo facebook (www.facebook.com/pippo.giordano.31

Sono un ragazzo di 18 anni che gioca a basket in Prima Divisione. I miei istruttori mi stanno costringendo tecnicamente a realizzare un tiro che non vedo mio e che non mi dà soddisfazione. I risultati parzialmente vengono ma mi sembra di realizzare un movimento, un gesto che reputo poco fluido e che mi rende sempre dubbioso sul risultato. E’ giusto che mi venga imposto contro il mio volere un gesto o posso continuare a lavorare tecnicamente secondo il mio istinto sempre alla ricerca del risultato finale, ossia mettere la palla nel canestro? Marco

Non credo ci si debba sorprendere su quanto raccontato cosi onestamente da Marco e che solleva un problema riscontrabile in tanti sport, soprattutto in quelli in cui la tecnica riveste un significato particolarmente importante.
Riscontro molto spesso il “malvezzo” da parte degli istruttori di proporre un metodo di insegnamento e una tecnica in maniera univoca, su tutti gli allievi, indipendentemente dalle caratteristiche fisiche e soprattutto indipendentemente dalle caratteristiche mentali, caratteriali degli stessi; senza tenere in dovuta considerazione i canali di apprendimento e prima ancora quelli di ricezione dell’allievo, rendendo così, a volte, difficoltoso l’apprendimento del gesto tecnico e la facile realizzazione pratica di quanto indicatogli, non salvaguardando, in questo modo, la propria predisposizione. Dal punto di vista mentale ognuno ha un proprio modo di affrontare le situazioni e di costruire i propri atteggiamenti. Non sempre un’impostazione cosi severa o addirittura un’imposizione di un gesto tecnico porta alla realizzazione di un colpo perfetto e al conseguente successo. Il raggiungimento dell’obiettivo (il gesto) per il tramite della predisposizione dell’atleta risulta più facilmente accettabile da parte di chi deve imparare. Così, l’apprezzamento della propria gestualità e l’adeguamento della propria predisposizione motoria alla tecnica, nella realizzazione del gesto, concedono maggiore consapevolezza e più fluidità fisica, garantendo l’acquisizione del gesto (magari non in maniera perfetta, ma comunque redditizia) e soprattutto l’immediatezza e la serenità nella replicazione del gesto stesso in maniera fluida e concreta. Questo consente, soprattutto in sport di situazione, di interpretare e affrontare tali situazioni, cercando la soluzione tecnica e tattica migliore, senza il “pericolo” di doversi “distrarre” per concentrarsi sulla ricostruzione forzosa della tecnica, ma eseguendo un gesto che, in quanto accettato come proprio, risulta automatico.
Non è facile insegnare in questo modo! Non è sempre facilmente realizzabile! Prevede tempo, spazi, pazienza, passione, e soprattutto disponibilità reciproche da parte del maestro a capire l’indole dell’allievo ma anche dell’allievo stesso nell’accettare determinate piccole “forzature”. Quello che però senza dubbio è da evitare è la volonta di imporre su tutti, un tipo di approccio o un modo di giocare stereotipato, univoco, nella speranza che vada bene per tutti. È chiaro che la costruzione di un giocatore completo è sempre da porre come obiettivo primario; ma ritengo sia indispensabile non sottovalutare le caratteristiche dell’allievo per consentirgli di rendere affidabili i propri mezzi e al tempo stesso arricchirsi di altre specificità tecniche e tattiche che consolidino il suo bagaglio. Cosa, quindi, rispondere a Marco? Certamente credere nelle proprie capacita’ e nei propri mezzi! Lavorare con determinazione e convinzione! Cercare di apprezzare le indicazioni dell’istruttore, adeguandosi a queste e adeguando le stesse alle proprie caratteristiche, ma certamente coinvolgendo in questo processo l’istruttore stesso. Cercare di affrontare il gesto tecnico puntando alla percezione delle sensazioni durante il gesto, che saranno quelle a cui dovrà riferirsi nella ricostruzione costante e sicura del gesto. Saranno queste le sensazioni a cui dovrà puntare in fase di riscaldamento, in fase di espressione tecnico-atletica e che gli consentiranno di sviluppare convinzione e sicurezza. Da qui potra’ partire per realizzare se stesso in armonia con il suo essere fisico, tecnico e tattico.

Mi permetto di informare tutti che l’evento del 5 Febbraio, la giornata con Atleti, Coach e Tecnici, in cui parleremo di Comunicazione nello Sport e Predisposizione Mentale alla Gara e all’Allenamento, è spostata per motivi organizzativi a Domenica 19 Febbraio sempre allo Sporting Club Ugolino.

Giuseppe Giordano

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Una risposta a Il braccio e la mente – domande e risposte (26a puntata): la progressione tecnica…Quanto ci si deve fidare del metodo e dell’insegnante e quanto del proprio istinto?

  1. l'undicesima palla scrive:

    Una risposta chiara e indicativa delle giuste metodiche di allenamento. Il problema sta, quasi sempre negli allenatori – maestri che non sempre (ho praticato la pallacanestro per molti anni prima come giocatore e poi come allenatore) hanno la giusta motivazione e soprattutto l’adeguata preparazione

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