Il braccio e la mente – domande e risposte (27a puntata): la definizione degli obiettivi, quando la rincorsa di un sogno diventa un assillo

Il braccio e la mente - 28esima puntataRiprende sulle nostre colonne la rubrica di approfondimento sulla psicologia dello sport, con cadenza mensile (ogni 10 del mese), “Il braccio e la mente”, curata del dottor Giuseppe Giordano. Ogni mese verrà proposta una domanda, con argomento a scelta dei lettori, a cui Giuseppe avrà il piacere di rispondere sviluppandone le tematiche relative. E’ possibile porre le vostre domande su argomenti di carattere psicologico (gestione del match, atteggiamenti in campo, rapporto atleta-genitore-coach, gestione delle sconfitte ecc.) alla mail info@grantennistoscana.it oppure direttamente al dottor Giordano sul suo profilo facebook (www.facebook.com/pippo.giordano.31

In occasione del convegno da me tenuto recentemente, e su queste pagine pubblicizzato, ho avuto il piacere di incontrare dirigenti sportivi, tecnici ed atleti di vari sport. Con loro ho avuto l’occasione di affrontare temi di Comunicazione, relativa all’ambito dello sport, nonché di Approccio Mentale all’Impegno Sportivo (che si tratti di allenamento o di gara). Sono emersi vari argomenti tra cui quello che si è rivelato, a tutti i livelli, maggiormente degno di approfondimento è risultato quello legato alla definizione degli obiettivi e al significato di questa operazione. È  stato riscontrato che, nella maggior parte dei casi, la definizione di un obiettivo si traduce in una quantificazione numerica del traguardo da raggiungere, sia da parte degli atleti che da parte dei tecnici. Questa situazione così drammaticamente schematizzata può ingenerare ansia e tensione in chi deve realizzare tali obiettivi, il quale immancabilmente rischia di sentirsi soggetto a un antipatico controllo, preciso e misurabile, senza alcuna via di scampo. È chiaro che in uno sport come il tennis il risultato non può che esprimersi in termini numerici: la vittoria la si ottiene se si raggiunge un certo  numero di games; un game si vince se si realizza un certo numero di punti; il miglioramento della propria classifica si concretizza se si accumula un certo numero di punti… C’e’ quindi la tendenza da parte dell’atleta e del tecnico (a mio avviso pericolosa) di rendere più palpabile l’obiettivo, misurandolo in termini di risultati, rischiando di configurarlo, in prima battuta, come un assillante richiesta di riscontro numerico, privando così di significato l’impegno che l’atleta e il tecnico, ognuno per la propria parte, profondono in prospettiva di un’evoluzione tecnica, tattica e fisica. La mia convinzione, rappresentata in sede di Convegno e che qui ribadisco, è che non sempre viene tributata la giusta importanza alla definizione degli obiettivi: innanzitutto l’obiettivo (ad esempio il raggiungimento di una precisa classifica) deve essere commisurato alle reali possibilità dell’atleta … e un po’ di più  (come in genere si consiglia) allo scopo di lasciare spazio al “sogno” di spingersi un pò oltre e al tempo stesso credere nella possibilità di realizzare qualcosa di stimolante.. Il tutto però non deve trasformarsi in assillo o addirittura in una eventuale delusione, se poi il “di più” non dovesse realizzarsi.
È infatti opportuno, fin dall’inizio, essere consapevoli che si tratti comunque di un tentativo di “ulteriore” miglioramento. Fondamentalmente l’obiettivo dovrà essere concreto e definito, in termini di lunga, media e breve scadenza, ma dovrà fornire la possibilità, a chi l’ha stabilito, di verificare costantemente lo stato di avanzamento del lavoro e eventualmente modificare e aggiornare l’obiettivo e il conseguente impegno. In particolare, consiglio sempre di definire un obiettivo in termini molto elementari ed accurati, sia che si operi in prospettiva di “risultato” sia di “prestazione”, per poi stabilire giornalmente il lavoro utile per la realizzazione dell’obiettivo stesso. In questa maniera, l’atleta avrà la possibilità di verificare giornalmente il lavoro da svolgere, controllando, su una tabella, dove concentrare i suoi sforzi, verificando poi, a fine giornata, se il lavoro sta portando frutti in termini soprattutto di soddisfazione.
Proprio la costante ricerca di soddisfazione e la verifica quotidiana di quanto svolto, forniranno un importante stimolo, meglio se supportati da una specifica pianificazione, escludendo il rischio di un lavoro poco orientato e generico. Tale soddisfazione emotiva, alimentata dalla verifica costante di sempre nuovi piccoli successi (in termini di sicurezza, di consapevolezza, di fiducia) predisporrà positivamente all’Impegno e alla ricerca di nuovi traguardi.E’ in funzione di questo stato emotivo positivo che consiglio di orientare l’attenzione verso obiettivi legati allo sviluppo di capacità prestazionali e di gestione del match, che costituiscono il punto di partenza per l’ottenimento poi dei risultati. Non escludo quindi la ricerca della soddisfazione legata al risultato “numerico”, ma cercherei di alleggerire il significato del “numero”, puntando al miglioramento della prestazione che risulterà poi funzionale alla realizzazione di quel risultato “matematico” che, nel caso non fosse raggiunto nei tempi previsti, risulterebbe comunque solo rimandato, non fallito, sulla base del conforto della verifica costante dell’evoluzione prestazionale. Volendo fare un esempio di più immediato apprezzamento, per comprendere l’importanza di definire gli obiettivi: se io fossi un corridore di lunghe distanze, sentirei il bisogno di stabilire un traguardo per sentirmi vincente e realizzato. Ma questo risultato passerebbe attraverso un miglioramento in termini tecnici del mio modo di correre, di impostare la falcata, di portare il piede durante la corsa. Se questi aspetti vengono individuati come step di breve scadenza, su cui concentrare l’attenzione nell’immediato, molto probabilmente il mio traguardo finale (il miglioramento dei tempi) sarà raggiunto con molta più facilita’ e sicuramente con un dispendio di energie inferiore e minori rischi di infortunio.
Attenzione quindi a stabilire obiettivi raggiungibili (ma stimolanti) e che consentano un facile e costante monitoraggio!

Buon lavoro!

Giuseppe Giordano

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Una risposta a Il braccio e la mente – domande e risposte (27a puntata): la definizione degli obiettivi, quando la rincorsa di un sogno diventa un assillo

  1. Undicesima palla scrive:

    Ho solo una cosa da dire: FINALMENTE!!!!!

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