Il braccio e la mente – domande e risposte (29a puntata): quando la mente va in tilt. Anche i campioni, e non solo gli “esseri umani”, soffrono…

Il braccio e la mente - 29esima puntataEcco l’ultima puntata stagionale della rubrica di approfondimento sulla psicologia dello sport, con cadenza mensile (ogni 10 del mese), “Il braccio e la mente”, curata del dottor Giuseppe Giordano. Ogni mese verrà proposta una domanda, con argomento a scelta dei lettori, a cui Giuseppe avrà il piacere di rispondere sviluppandone le tematiche relative. E’ possibile porre le vostre domande su argomenti di carattere psicologico (gestione del match, atteggiamenti in campo, rapporto atleta-genitore-coach, gestione delle sconfitte ecc.) alla mail info@grantennistoscana.it oppure direttamente al dottor Giordano sul suo profilo facebook (www.facebook.com/pippo.giordano.31.
L’appuntamento per una nuova edizione de “Il braccio e la mente” è per il prossimo Autunno!

Salve, vedendo la recente crisi di  Djokovic rimango impressionata su quanto l’aspetto mentale incida anche a livelli stratosferici. Casi di tennisti fortissimi caduti in momenti di enorme difficoltà, costellati da tante sconfitte al primo turno, non sono poi così rari, così come di risalite dal baratro: vediamo spesso questi campioni come dei robot, in realtà per i motivi appena detti sono molto più umani di quello che sembra. Che cosa scatta nella mente di loro quando accadono situazioni del genere? E questo può essere un insegnamento anche per noi comuni mortali?  Alessandra, Prato

Per ottenere una prestazione sportiva ottimale, lo sappiamo tutti, è assolutamente irrinunciabile curare tanti aspetti specifici: la preparazione atletica, la precisione tecnica, la scelta tattica, “anche” l’aspetto mentale (inteso come predisposizione, attivazione, presenza, determinazione e tutte quelle caratteristiche che avete oramai imparato a riconoscere come indispensabili per un atleta forte mentalmente). Nel tempo il tennis è cambiato, si è evoluto! Se andiamo a rivedere vecchie immagini di incontri di tennis in cui erano coinvolti il nostro Panatta, Nastase o Borg, potremmo notare quanto l’aspetto atletico fosse meno determinante rispetto all’aspetto tecnico. Con l’andare del tempo è stata data sempre maggiore importanza alla preparazione fisica, finché qualcuno non si è accorto che l’alimentazione poteva svolgere un ruolo importante nel miglioramento della prestazione. E poi qualcun’altro ha riscontrato il ruolo fondamentale della continuità della concentrazione e della preparazione mentale del tennista, e ciosì via…
Attualmente il tennista risulta una miscellanea ben equilibrata e ben congegnata di tante abilità, per cui anche un minimo dettaglio può condizionare la sua prestazione. L’aspetto mentale, forse, è quello più di tutti responsabile dell’amalgama tra i vari aspetti (tecnico, tattico, atletico, ecc) e che può costituire la causa di momenti difficili o di pausa, o anche di eccellenza. Sentirsi pronti, sereni ed equilibrati risulta assolutamente indispensabile per creare le condizioni ottimali per realizzare prestazioni di valore. Nel team che accompagna un atleta, i vari componenti (preparatori atletici, coach, sparring partners, esperti dell’organizzazione di trasporti, vitto e alloggio, curatori degli interessi economici del tennista, familiari) devono concorrere  alla creazione di un clima che consenta all’atleta di non distrarsi da quella che è la sua missione fondamentale: allenarsi e vincere.
Se qualcuno ha letto il libro di Andre Agassi si è reso conto che  problemi sentimentali costituiscono  un motivo di  distrazione e la risoluzione di questi porta a una capacità di tornare a concentrarsi su quella che è la propria professione. Se, come nel caso di Djokovic, come sembra, si sono insinuate delle problematiche a carattere finanziario-sentimentale, l’equilibrio risulta compromesso. A questo punto la serenità del nostro campione risulta minata; l’approccio agli allenamenti risulta ridotto; la vita quotidiana del nostro tennista perde di serenità; la determinazione dell’ex numero uno risulta distratta a tal punto che Djokovic, da sempre riconosciuto come persona molto equilibrata e capace di esprimere in maniera sempre giocosa il suo tennis, manifesta ora un comportamento nervoso, altalenante, tra risultati deludenti e tentativi di rinascita. Nel caso suo sembra si tratti di qualcosa di difficile soluzione e non certo immediata. Il nostro augurio è, comunque, che tutto possa risolversi quanto prima, perché noi spettatori possiamo tornare a godere del tennis di Nole! Ora, è chiaro che il caso di Djokovic è abbastanza eclatante, ma anche ai nostri livelli “umani” un’interrogazione andata male, una giornata lavorativa particolarmente intensa possono incidere sulla realizzazione di una prestazione desiderata. Cosa fare? Ribadisco che la predisposizione all’impegno sportivo (allenamento o gara che sia) impone una liberazione della mente da quanto può distrarci! Bravo è chi riesce a non farsi condizionare dalla circostanza distraente! Ma non tutti i motivi di distrazione sono ugualmente affrontabili e superabili. A fattor comune, una tecnica di rilassamento adeguata prima dell’impegno sportivo, abbinata a tecniche di respirazione specifiche, aiutano notevolmente. Ma c’è anche da riconoscere che facile non lo è.. E che sicuramente la differenza la fa spesso l’entità della causa di preoccupazione o di distrazione. Tentare però non nuoce!

Auguro a tutti voi un’Estate piena di vittorie, tennistiche e non solo!

Giuseppe Giordano

 

 

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