Il nuovo metodo di classifiche e la “rivolta dei futuri retrocessi”: che cosa succederà adesso? (di Alessio Laganà)

Il nuovo metodo di classifiche FITChe l’argomento classifiche fosse qualcosa di molto sentito nella comunità tennistica era già noto. Ma il grandissimo dibattito che ha aperto il nostro pezzo inerente al nuovo metodo per il calcolo delle classifiche FIT 2018 sinceramente mi ha stupito: oltre 35 mila visualizzazioni in due giorni sono numeri impressionanti per il nostro “piccolo” sito toscano, che in questa circostanza ha scavallato i confini regionali per essere letto un po’ ovunque, dalla Sicilia a Milano, suscitando quasi unanimamente, da parte dei giocatori, rabbia e indignazione per le novità introdotte.

DALLA PARTE DEI GIOCATORI – Nel “moto popolare” che si è scatenato sui social e su web sta il senso profondo del successo della strategia di marketing adottata dalla Federazione Italiana Tennis da un ventennio a questa parte. Da un punto di vista psicologico è molto interessante notare come gli stessi giocatori che adesso criticano questo sistema e si sentono traditi dall’abolizione del capitale di partenza, che li costringerà gioco forza a realizzare una quantità industriale di punti per salvarsi o per salire di classifica, sono stati, di fatto, a decretarne il successo, facendo lievitare negli ultimi anni le iscrizioni ai tornei. Sarebbe ipocrita negare che il metodo di “promozioni facili”, che ha portato oggettivamente a un abbassamento evidente del livello di gioco in proporzione alle classifiche, piacesse e facesse comodo a tutti. Poter urlare ai quattro venti, con una sola vittoria in carriera, di essere un classificato, oppure poter approdare tra i Seconda Categoria semplicemente con la costanza di partecipare a tanti tornei ha “ingarellato” tanti giocatori a fare sempre più attività e a porsi obiettivi molto alti, a volte irraggiungibili. La privazione di questo “giochino”, così di punto in bianco, è stata vissuta come un tradimento e un’ingiustizia. Ma qui, a mio parere, è necessario capire qual’è il sistema più giusto e meritocratico per assegnare delle classifiche coerenti: se quello adottato fino allo scorso anno non lo era senz’altro, anche il nuovo targato 2017 lascia parecchi dubbi…
Adesso sarà interessante vedere come la reazione dei giocatori possa influenzare i futuri scenari. In molti hanno minacciato iniziative di protesta ma, come spesso accade in questi casi, difficilmente accadrà qualcosa di concreto, e anche se fosse difficilmente la FIT, notoriamente allergica a qualsiasi critica proveniente dall’esterno, si farà influenzare. L’unica leva reale di protesta passa dalle quote di iscrizioni ai tornei: se il nuovo sistema comporterà un calo di partecipazione, la Federazione aggiusterà il tiro all’istante. Che migliaia di giocatori possano rinunciare a fare i tornei per protestare contro quanto accaduto mi sembra utopistico: la FIT, proprio come il banco di un casinò, alla fine vincerà come al solito…

DALLA PARTE DELLA FIT – E’ altrettanto interessante scavalcare la barricata e cercare di capire, dalla parte del potere, come e perchè nasce la decisione di riformare così profondamente il metodo di attribuzione dei punteggi. Che ci fosse necessità di dare un freno alle promozioni facili lo abbiamo detto, ma le novità introdotte nascono da uno spirito etico, di giustizia? Può darsi in minima parte, ma in linea generale lo dubito. E’ assai evidente come l’introduzione del nuovo sistema di marketing che regola l’attività di classifiche e di tornei individuali (a proposito, l’Ingegner Binaghi deve una statua di oro massiccio al genio che ha avuto l’idea di introdurlo anche in Italia…) abbia portato nelle casse federale un aumento spropositato di incassi, facendo diventare la Federazione Italiana Tennis una delle federazioni più ricche in assoluto nel nostro paese. L’argomento economico è una leva fondamentale nelle politiche federali, e il sistema di tassazione rigidissimo che regola qualsiasi aspetto della vita dei circoli, dei giocatori e dell’attività ne è la dimostrazione. Dunque considerare il nuovo metodo di attribuzione dei punti in classifica come un ulteriore modo per incrementare i guadagni è naturale, quanto quasi certamente voluto. Sarebbe bastato, per fare un esempio, reintrodurre i “negativi” per ristabilire criteri giusti di classifica: mettere sul piatto positivi e negativi è un sistema assolutamente equo per capire il valore di un giocatore, a prescindere da quante partite disputa, ma è lampante come penalizzare chi viene sconfitto da avversari di classifica inferiore porti a giocare di meno i tesserati, intimoriti dal rischio di perdere punti.
Le nuove regole introdotte, se da una parte penalizzano i giocatori più forti, dall’altra non toccano più di tanto i Quarta Categoria, la cui decurtazione dei capitali di partenza è meno traumatica rispetto ai Seconda o ai Terza: che la FIT negli ultimi anni abbia messo anima e corpo per allargare il movimento dalla base, acquisendo il circuito TPRA e raggiungendo un accordo con la UISP apparso ai più capestro, dimostra il nuovo forte interesse verso i tennisti più bassi in classifica, motore economico del movimento. Se due indizi fanno una prova, il terzo fa una certezza…

E ADESSO CHE SUCCEDE? – E’ difficile prevedere gli effetti di questa piccola grande rivoluzione: secondo il mio modestissimo parere, nel breve periodo…non accadrà proprio nulla. Le nuove regole potranno avere il loro effetto sui giocatori più tenaci, quelli che già disputavano una grande quantità di tornei affascinati dal miraggio di una promozione: nel loro caso effettivamente è facile prevedere un ulteriore aumento di partecipazione. Ma va presa in considerazione anche quella fascia di tennisti scarsamente partecipanti (che disputa dai due ai cinque tornei l’anno), i quali sono i più penalizzati dalle nuove regole e che potrebbero scegliere di giocare di meno, se non per niente, data l’impossibilità o quasi di salvarsi. Alla fine quindi i numeri si pareggeranno e non prevedo particolari oscillazioni, in negativo o in positivo, nelle cifre di iscritti ai tornei.
Più interessante semmai provare a ipotizzare quale sarà lo scenario nel lungo periodo. Vien da pensare che dietro la recente riforma delle classifiche ci possa essere qualcosa di più grande che bolle in pentola… L’introduzione di una Quinta Categoria, sul modello francese (a cui il nostro si ispira) come ipotizzato dal nostro Giorgio Panini? Il forte interesse verso le “basse categorie” potrebbe lasciarlo pensare, ma per ora si tratta di scenari fantasiosi. Un sistema temporaneo di qualche anno, per “sfoltire” le classifiche e poi reintrodurre un metodo di attribuzione punti più agevole? Chi può dirlo…
Di sicuro nelle stanze dei bottoni di Viale Tiziano, dove si tirano le fila del movimento tennistico italiano, la visione ad ampio raggio del progetto è ben chiara. E a tal proposito, un aspetto passato sottotraccia merita attenzione. La Federazione Italiana Tennis è molto attenta alle dinamiche comunicative, che spesso assumono risvolti fortemente autoreferenziali nei canali ufficiali, come il sito FIT e Supertennis, dunque fa specie vedere i tempi e le modalità di divulgazione di questa importantissima riforma, che riguarda da vicino la vita di tutti gli atleti tesserati. Il nuovo metodo di attribuzione dei punti FIT è stato ufficializzato soltanto un paio di settimane fa (dunque a stagione già iniziata, e le regole non si dovrebbero mai cambiare in corsa), senza dedicare ad esso neppure un comunicato stampa. Il concetto è passato volutamente sotto traccia, al punto che il nostro articolo, che non è assolutamente uno scoop ma una semplice lettura e analisi delle carte federali, ha avuto un boom di contatti inimmaginabile. Data l’importanza del contendere, tutto ciò fa riflettere e fa pensare che la Federazione, seppur generalmente poco propensa all’ascolto di critiche e lamentele, questa volta temesse veramente gli effetti di una reazione di massa da parte dei suoi tesserati.

Alessio Laganà

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6 risposte a Il nuovo metodo di classifiche e la “rivolta dei futuri retrocessi”: che cosa succederà adesso? (di Alessio Laganà)

  1. Manlio scrive:

    Sinceramente non capisco tutta questa “insurrezione” per il cambiamento di classifiche ridicole finalizzate al solo business, con nuove classifiche che un minimo rappresentano il tennis reale e ovviamente i soldi non si dimenticano mai. Il trend ormai era di “tutti seconda”; gente che pochi anni fa faticava ad essere 4.1 adesso viaggia come 3.3 e pensa anche di essere forte. Finalmente per diventare 3.3 o 3.4 si dovrà “appartenere” a queste classifiche, battendo qualcuno. Altrimenti si retrocede, come è giusto che sia. Lo scandalo, il vero scandalo sono invece ancora questi tabelloni a sezione, l’antitennis, i tornei che si sa quando iniziano ma non si sa quando finiscono, che durano una vita e poi ti becchi anche l’ND. E in ultimo, il costo dei tornei, in campi semibui con riscaldamento a sorpresa.

    • massimiliano scrive:

      ciao ho 47 anni, sono 3.1 e francamente delle classifiche mi frega poco, non faccio tornei over perchè voglio che la mia classifica sia reale,essendo vecchio so che i 3.1 di 20 anni fa erano altra roba, ( più o meno come i 2.7 di adesso) in un torneo di terza che vinsi c’erano n. 26 3.1!!!! però mi chiedo questo : facendo i conti se ques’anno batto n. 7 3.1 e n. 3 3.2 retrocedo, che senso ha? se batto giocatori della mia categoria non valgo quella categoria?

  2. Alberto Vanni scrive:

    A prescindere dalle motivazioni e astenendomi da giudizi sul merito del nuovo metodo, torvo quantomeno discutibile, come dicevi tu Alessio, che le regole si siano cambiate in corso d’opera (tornei già disputati, squadre già iscritte ai campionati…)
    Se non riuscivano a mettersi d’accordo prima, avrebbero dovuto rimandare di 1 anno..
    Ma le modalità comunicative non sono certo il forte della nostra federazione, che tira dritto come vuole e quando vuole, perché tanto sa che la passione degli sportivi veri per questo sport va oltre la burocrazia e autocrazia imperante.

  3. Simone scrive:

    E se fosse solo un gioco? Senza punti senza classifiche senzancobti. Se tornasse ad essere solo un maledetto gioco?
    Buon tennis a tutti

    • Machiavelli scrive:

      Il problema è che per poter giocare devi avere una classifica. Prova ad arrivare al tabellone di seconda di un buon open senza classifica. Se lo vali ci arrivi, ma magari dopo aver gettato 7 giorni inutilmente, e forse anche un po’ stanco. Allora forse delle buone regole servono per permettere a tutti di giocare con piacere….

  4. Lorenzo scrive:

    … Oltre i giocatori dovrebbero protestare anche i circoli. Se prende piede la filosofia “del rassegnarsi a retrocedere” e di conseguenza di disputare meno tornei, allora sn “dolori” anche per i circoli che magari fanno cassa con quei 4 – 5 tornei l’anno.

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