La mia esperienza all’Accademia tennistica GCIT – Els Gorchs/Barcellona (di Alessio Laganà)

Foto di gruppo GCITQuesta settimana ho avuto l’opportunità di visitare, per tre giorni, il Tennis Club Els Gorchs, vicino a Barcellona, dove ha sede l’accademia tennistica GCIT, con cui Grantennis Toscana ha iniziato una collaborazione da alcuni mesi. Ecco le mie impressioni di un’esperienza molto interessante, che mi ha arricchito sia come giornalista che come insegnante di tennis.
ELS GORCHS – L’Accademia (anche se non amano che venga chiamata così…) si trova ad appena 30 chilometri da Barcellona ed è facilmente raggiungibile dall’aeroporto di Girona, che dista circa 45 minuti di macchina. La struttura è molto bella e possiede tutti i requisiti essenziali per un ottimo allenamento e per una piacevole permanenza: undici campi da tennis, tutti all’aperto (ma il maltempo qui è molto raro…), di cui nove in sintetico di ultima generazione e due in terra rossa; una palestra grande e ricca di attrezzi; sei campi da Padel (in Spagna è un’autentica religione, e mi raccontavano come per ospitare manifestazioni ufficiali di Padel esista una lista di attesa lunghissima); una club house con area relax e zona bar; un ristorante. Il club non è dotato di foresteria, anche se esiste un progetto di sviluppo a riguardo, ma vicinissimo ci sono hotel a tre stelle a prezzi stracciati. Anche il “costo della vita” all’interno del circolo è davvero basso (per un pranzo, due ottime cene e un paio di consumazioni al bar ho speso 40 euro!). Nonostante possieda tutto ciò che una realtà ambiziosa debba avere, Els Gorchs è un club molto spartano, lontano dal “lusso” e dall’idea di distacco che alcuni circoli grandi danno. L’ambiente è familiare, totalmente informale e già dalla struttura si percepisce subito quella che è la mission di GCIT: lavorare sodo, senza troppi fronzoli…

LO STAFF TECNICO E LA SCUOLA – GCIT è l’associazione a cui fa riferimento lo staff tecnico che si trova all’interno del Tennis Club Els Gorchs, con cui ha stipulato un accordo ventennale per la gestione della scuola tennis. E’ composto da Ricardo Espuela (direttore tecnico), Anna Font (ex numero 498 al mondo), Fabio Figliola, Alberto Saucedo, Isart Guerra e Marc Santamaria.
Lo staff presieduto da Ricardo lavora a Els Gorchs da circa due anni ed è stato chiamato per sviluppare un progetto molto ambizioso, basato principalmente sulla crescita di giovani tennisti interessanti, che vogliono tentare l’avvicinamento al mondo del professionismo o comunque una carriera agonistica di alto livello. Nell’accademia catalana si trova un po’ di tutto: da “teenagers” che attualmente giocano nel circuito ITF o Tennis Europe a bambini piccoli di grande qualità, fino a ragazzi che svolgono attività per divertimento, come in un qualsiasi circolo italiano. In totale la scuola tennis è composta da 120 allievi. I campi sono frequentati anche da molti soci, che qui non disdegnano per nulla i campi in veloce, ma la grande disponibilità di terreni di gioco non dà mai l’impressione di “tutto esaurito”…

I METODI DI LAVORO – In questo caso sono necessarie alcune premesse. In primo luogo la mia disamina non vuol essere un paragone tra il “metodo italiano” il “metodo spagnolo”: innanzitutto perché parlare di metodo è sbagliato, quando nell’insegnamento a ragazzi giovani l’aspetto più importante è capire le peculiarità e le caratteristiche di chi abbiamo davanti, e poi perché esistono, sia in Spagna che in Italia, buoni e cattivi maestri, buone e cattive scuole… Comprendere in tre giorni la filosofia e i metodi di lavoro di uno staff è impossibile, dunque la mia vuol essere solo una panoramica basata sulle sensazioni che ho vissuto. Mi sono concentrato soprattutto sugli allenamenti di Ricardo, che segue un gruppo di bambini piccoli (nati dal 2009 al 2012) davvero interessanti, un paio dei quali impressionanti. Ecco cosa mi ha maggiormente colpito:

– Qui si gioca con le palle dure a qualsiasi età. Vedere bambini di sei anni colpire palle dure all’inizio mi ha assai stupito. Il mio scetticismo derivava dal fatto che una tale scelta rischia di sacrificare la tecnica in una fase dove l’apprendimento delle giuste basi tecniche è fondamentale per non incorrere in “aggiustamenti” dovuti alla mancanza di forza. Riccardo mi ha spiegato come, a suo parere, questa è una visione troppo tecnicistica, e gli aspetti tecnici vadano immediatamente inseriti in un contesto di movimento e intensità totale. Effettivamente vedere Pablo, Eduard o Isart, i bimbi di sei e sette anni più dotati, palleggiare da fondo campo con un’ottima padronanza dei fondamentali è stato impressionante. Anche i bambini più “indietro” inseriti nello stesso gruppo si davano molto da fare e, seppure talvolta in difficoltà, erano spronati a stare al passo dei compagni, e ci riuscivano.
L’intensità è la chiave di ogni allenamento, ma è impressionante soprattutto quando in campo ci sono bambini piccoli. Il gruppo sopra citato ha lavorato per due ore di fila a intensità altissima, trattandosi di allievi di sette/otto anni. Al di là degli esercizi proposti (non ho visto cose particolarmente diverse dai nostri circoli) è notevole l’intensità che ci viene messa, a livello fisico e mentale. Ci sono pochissime pause, e durante l’esercizio l’allievo è spronato a non fermarsi mai, anche quando sembra arrivato al limite. Ricardo è molto schietto e “diretto”, considerando che ha a che fare con allievi così piccoli, ma allo stesso tempo dà gli input giusti al momento giusto. Non accetta soprattutto atteggiamenti passivi o remissivi nello svolgimento delle esercitazioni: il risultato è che, anche nelle partite del pomeriggio, i ragazzi sono eccezionalmente attivati dal punto di vista fisico e mentale. L’idea alla base di tutto ciò è di abituare i tennisti, fin da piccoli, al sacrificio e all’intensità, perché intervenire in un secondo momento è assai più difficile e faticoso per l’allievo e per il maestro.
L’atteggiamento dei ragazzi, dai più grandi ai più piccoli, mi ha molto colpito. Tutti, indistintamente, sono concentrati, propositivi e, nonostante la durezza degli allenamenti, sembrano divertirsi molto. Un esempio emblematico è legato alla raccolta delle palle dopo un’esercitazione. Per molti dei miei allievi (e penso sia un problema comune a molti insegnanti) è un “supplizio” e sono necessari numerosi e continui richiami affinchè avvenga in tempi rapidi. I ragazzi qui raccolgono le palline alla velocità della luce, senza alcun input esterno, sapendo che cincischiare significa sottrarre tempo al lavoro e al divertimento.

Grazie all’impegno del maestro Fabio, che ha lavorato nel nostro paese per molti anni, GCIT ha deciso di creare un canale con l’Italia con l’aiuto anche del nostro portale. Credo che per un ragazzo italiano di qualsiasi età e motivato Els Gorchs possa essere davvero un’esperienza formativa interessante da provare.

Alessio Laganà

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