Occhio di falco – 15a puntata: il coaching e la casistica di comunicazione verbale in campo. Cosa è lecito e cosa è vietato dire durante una partita di tennis…

Dopo la pausa estiva torna, ogni giorno 10 del mese, la rubrica  “Occhio di falco”. La rubrica si occupa di tematiche inerenti ai regolamenti e ai codici di comportamento dentro e fuori il campo da tennis, argomento spesso poco conosciuto dagli stessi tennisti, e sarà curata dalla Redazione di Grantennis Toscana in collaborazione con un ex giudice arbitro nazionale esperto in materia: ogni mese analizzeremo una regola del gioco, con tutte le sue interpretazioni più corrette. Potete scrivere i vostri dubbi o curiosità sotto forma di commento, e saremo lieti di rispondervi.

Nella puntata di oggi parliamo di coaching e di comunicazione verbale durante un incontro di tennis sia di torneo sia di campionato a squadre. L’articolo 53 comma 1 del Regolamento Tecnico Sportivo delle Carte Federali FIT dice che nessun giocatore può ricevere istruzioni durante un incontro e specifica che per istruzione si intende qualsiasi tipo di comunicazione udibile o visibile: viene fatta salva la facoltà (art. 53 comma 2) nei soli tornei Under, dall’under 10 all’under 16, di ricevere istruzioni, all’interno del campo, dal loro maestro o tecnico nazionale, solo durante il riposo di fine set dietro versamento della relativa quota federale al Giudice Arbitro prima dell’inizio dell’incontro (tassa coaching= 1 €).
In molti tornei di categoria ma anche di settore di età, specialmente negli under, possiamo vedere giocatori che, non solo al cambio campo ma anche tra un punto e l’altro, parlano con il maestro o istruttore ma anche con parenti o amici posti a bordo campo dietro la panchina del giocatore se non addirittura seduti sulla stessa. Questo comportamento viene considerato una violazione di codice ed il Giudice Arbitro può applicare lo schema di punteggio penalizzato che prevede: avvertimento, punto perso, game perso e eventuale espulsione dal torneo. Nel caso di campionato a squadre il capitano è il solo a poter stare all’interno del campo seduto vicino al giocatore ed è l’unico che può parlare con il giocatore durante il cambio campo, escluso quello tra il primo e secondo gioco e durante il tie-break, o a fine set .
Violazioni del codice sono naturalmente anche gli abusi verbali come offese, parole e gesti osceni: il giocatore è responsabile anche degli abusi verbali fatti dal proprio istruttore e rivolti al Giudice Arbitro, all’avversario, al pubblico ed ad altre persone, e sarà soggetto al punteggio penalizzato qualora persista tale violazione. Violazioni al Codice di Condotta sono anche l’abuso verbale e le offese verbali, art. 55 e 56 del RTS: il giocatore non può dire parole oscene, che offendono il comune senso del pudore, o bestemmiare o imprecare a voce alta in modo udibile, e non deve usare espressioni offensive rivolte al Giudice Arbitro, agli spettatori o a chiunque altro. In caso di presenza dell’arbitro di sedia sarà lui ad assegnare la violazione, in caso di arbitraggio senza arbitro il giocatore offeso chiamerà il Giudice Arbitro informandolo dell’accaduto e quest’ultimo valuterà il caso di designare un arbitro di sedia o di presenziare personalmente in campo per l’applicazione del Codice di Condotta nel caso di eventuali violazioni.
Durante un incontro di tennis con arbitro di sedia eventuali richieste di verifica segno o contestazioni su chiamate o altre richieste devono essere fatte all’arbitro e non all’avversario: in caso di arbitraggio senza arbitro è ammesso che un giocatore chieda all’altro di poter verificare il segno, su campi in terra, e eventualmente andare nel campo avversario per la verifica. In caso di disaccordo senza dilungarsi in discussioni deve essere interpellato il Giudice Arbitro che adotterà la soluzione appropriata.
In un incontro di doppio, i due compagni possono comunicare a punto finito o durante uno scambio impartire istruzioni verbali come “lascia”, “mia”, “tua”… sempre che questo non vada a disturbare il gioco dell’avversario.
In un incontro senza arbitro di sedia è consigliabile, ma non obbligatorio, che chi è al servizio prima di servire dica il punteggio ad alta voce, udibile dall’avversario che eventualmente può accettarlo rispondendo regolarmente al servizio o contestarlo: qualora ci sia disaccordo per il punteggio è bene ricordare che se il Giudice Arbitro non riesce a risalire al punteggio effettivo, l’incontro ripartirà dal primo punteggio utile dove i giocatori concordano: esempio se vi è un dubbio tra 40/30 e  30/40, l’incontro ripartirà da 30/30 

 

 

 

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