Alla base del riconoscimento giuridico della figura dell’insegnante rimane un dilemma: il maestro di tennis è un dipendente o un libero professionista?

In questi giorni di grandi stravolgimenti si parla sempre più spesso della tematica del riconoscimento giuridico della figura dell’insegnante di tennis e, più in generale, del collaboratore sportivo. E’ un argomento “caldo” da più di vent’anni: da oltre due decenni infatti se ne ragiona, e la discussione è finita anche in Parlamento, ma non si è ancora giunti ad alcun risultato e la figura dell’insegnante di tennis rimane priva di qualsiasi riconoscimento giuridico e, di conseguenza, di qualsiasi tutela. Giungere ad una conclusione positiva sarebbe benefico per tutto l’ambiente e corretto nei confronti dei tantissimi tecnici che ogni giorno lavorano con grande passione sui campi da gioco. Ma in questo articolo vogliamo parlare di una tematica “parallela”, che tuttavia ha forti legami con quella del riconoscimento giuridico: il maestro di tennis è un dipendente o un libero professionista?
La risposta sembra banale ma non lo è affatto. C’è un legame con il mancato riconoscimento della categoria, con la mancanza di un contratto nazionale necessario per regolare lo svolgimento della professione, ma non solo. Capire intanto in quale ambito muoversi è importante. Perchè, a causa di questa assenza di chiarezza, ad oggi tantissimi maestri sono dei dipendenti a tutti gli effetti ma non hanno alcun beneficio come tali, anzi si accollano i rischi propri di un libero professionista. Cerchiamo di semplificare. Un dipendente si trova appunto alle dipendenze di un’azienda, che ne decide orari e modalità di lavoro: il datore di lavoro è sostituto d’imposta, il salario è stabilito generalmente da un contratto nazionale e il lavoratore beneficia per legge di una serie di diritti come le ferie, la malattia, gli infortuni, la maternità… Un libero professionista invece è titolare di rischi e benefici: il datore di lavoro regola il rapporto con lui o con lei mediante un contratto (nel caso dei circoli, per esempio, si fa riconoscere una quota oraria per l’utilizzo dei campi) ed è il lavoratore, in piena autonomia, a decidere orari di lavoro e tariffe. I costi sono tutti a suo carico così come i guadagni sono a suo beneficio: dunque un’attività da libero professionista è molto più rischiosa ma allo stesso tempo più remunerata se il giro d’affari è notevole.
Nella situazione attuale, la stragrande maggioranza degli insegnanti è rappresentata da dipendenti che non godono di alcun diritto derivante da questa condizione: un maestro di tennis di solito lavora agli orari imposti dal circolo, anche i programmi tecnici spesso sono vincolati alle esigenze del circolo, non ha diritto a ferie, malattie, infortuni, di conseguenza non ha nessuna tutela contrattuale. Non sono rari i casi di professionisti licenziati in tronco ritrovatisi con un cerino in mano dalla mattina alla sera. In base al quadro appena descritto, l’insegnante di tennis appare come una “vittima del sistema”, ma non è esattamente così. La professione infatti è ben remunerata, di sicuro in media più di qualsiasi altro lavoro da dipendente, e il bonus delle lezioni private (generalmente pagate “in contante” e non regolamentate dal circolo) garantisce un’ulteriore importante entrata: in parole povere, il maestro di tennis vive un enorme contraddizione, ovvero guadagna bene ma non ha nessuna tutela contrattuale. Questa contraddizione è uno dei motivi principali per cui la battaglia per il riconoscimento giuridico della categoria non sta andando a buon fine: a molti circoli (che fanno forza sui famigerati contratti di collaborazione esentasse a 10.000 euro annuali) e a molti maestri (che alla fine del mese si portano a casa un bello stipendio) tutto sommato fino ad oggi è andata bene così…
Ci sono anche alcuni maestri (una minoranza) identificabili come liberi professionisti. Sono titolari di una partita iva e, come spiegato in precedenza, si accollano rischi e benefici del loro lavoro. Pure in questo caso ci sono diverse anomalie: un insegnante autonomo è libero fino a un certo punto di organizzare il proprio lavoro come preferisce, sia perchè il circolo continuerà a far valere la propria posizione, sia perchè la natura del lavoro prevede degli obblighi fisiologici da cui non si può scappare (per esempio, i corsi adulti dovranno essere quasi sempre organizzati dalle 19 in poi per venire incontro alle esigenze dei clienti-lavoratori, dunque di fatto il maestro è vincolato a degli orari). Inoltre i costi della gestione della partita iva (tasse, contributi…) possono essere sostenuti solo se si generano determinati fatturati: se la scuola tennis ha pochi allievi e vengono svolte poche ore private, il lavoro autonomo diventa un fardello molto pesante.
Il quadro della situazione adesso è chiaro, dunque proviamo a rispondere alla domanda iniziale: l’insegnante di tennis è (o dovrebbe essere) un dipendente o un libero professionista? La risposta è: dipende. La figura professionale può essere ricondotta a entrambe le categorie, anche se le caratteristiche del lavoro svolto e degli obblighi nei confronti del datore di lavoro lo riconducono maggiormente alla figura di dipendente. In ogni caso possono essere previste entrambe le opzioni: esattamente come per ingegneri, architetti, fisioterapisti… è giusto che ci siano sia insegnanti dipendenti sia insegnanti liberi professionisti, in modo che ognuno possa seguire la propria strada liberamente.
La questione in sospeso riguarda soprattutto i tantissimi insegnanti che sono dei dipendenti ma non sono trattati come tali: per loro è necessario il riconoscimento della figura professionale. A costo di giungere ad un abbassamento delle tariffe medie nazionali, è doveroso che il collaboratore sportivo acquisisca gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori dipendenti, che maturi il diritto di andare in ferie, che abbia il diritto di ammalarsi e che non debba sentirsi in pericolo di licenziamento se si rompe una gamba o va in maternità. La categoria dei maestri di sci, per esempio, ha raggiunto questi diritti da anni: anche il mondo del tennis deve tutelare i propri lavoratori! Uno scenario del genere porterebbe ad un diverso rapporto tra circolo e collaboratore e potrebbe mettere in difficoltà i club sportivi, i quali dovrebbero accollarsi le imposte e i contributi esattamente come le aziende fanno nei confronti dei propri dipendenti. E magari riconoscere come “stipendio” anche i proventi derivanti dalle lezioni private. Uno scenario non semplice per i circoli, che spesso fanno fatica a sopravvivere a causa delle enormi spese di gestione. L’unica soluzione sarebbe aprire un dibattito tra le tre parti in causa (Stato, circoli e insegnanti) al fine di sancire il riconoscimento giuridico della figura dell’insegnante e di trovare un compromesso giusto e conveniente per tutti.

Alessio Laganà

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