Un altro stop per Novak Djokovic, un altro tassello che manca nel puzzle della sua stagione. Il ritiro da Montecarlo non fa rumore solo sul calendario: racconta un campione che sceglie, dosa, mira
Niente Montecarlo per Novak Djokovic. Gli organizzatori del Masters 1000 del Principato hanno annunciato il suo forfait. Le ragioni non sono state ufficializzate. È plausibile un legame con la spalla destra, lo stesso problema che lo aveva tenuto lontano da Miami. Qui non ci sono certezze, solo una scelta prudente.
L’impatto sul ranking è moderato. Montecarlo, per Nole, è un torneo storicamente meno redditizio. Lo ha vinto “solo” due volte, nel 2013 e nel 2015. Non difendeva un bottino pesante. Resta però il rischio sorpasso: il suo n.3 è nel mirino di Alexander Zverev.
Il messaggio, più che il punteggio, conta il tempo. Djokovic allunga l’attesa dell’ingresso sulla terra. Potrebbe rientrare a Madrid o direttamente a Roma. Il resto, lui lo dice da mesi, è contorno. L’obiettivo è il Roland Garros. “Voglio un altro Slam”, ha ribadito di recente. Frase semplice, programma chiaro.
E in fondo lo capiamo tutti. Una stagione corta, chirurgica. Scelte che proteggono il corpo e allungano la corsa. La decisione pesa anche sull’atmosfera del torneo. Meno Nole, più spazio per chi sogna l’acuto. Montecarlo respira sempre bel tennis, ma senza il campione serbo cambia la geometria dei favoriti e si sente un vuoto di magnetismo, quel senso di sfida che ti tiene incollato allo schermo.
A metà di questo silenzio, si alza un altro suono. Negli ultimi giorni tanti protagonisti hanno rilanciato il video di un creator che spiega come funzionano i premi nei Grand Slam. Hanno condiviso o commentato Jannik Sinner, Jack Draper, Coco Gauff, Aryna Sabalenka, Daniil Medvedev, Ben Shelton. Non è moda, è messaggio.
Il punto è chiaro: i giocatori chiedono percentuali più alte dei ricavi generati dagli Slam. Oggi la torta del montepremi cresce, ma resta una fetta più piccola rispetto ai guadagni complessivi dei quattro tornei. Un esempio concreto aiuta a mettere a fuoco: nel 2023 lo US Open ha distribuito circa 65 milioni di dollari in premi; il singolo campione ha incassato 3 milioni.
All’Australian Open 2024 il montepremi è salito a oltre 86 milioni di dollari australiani, con 3,15 milioni al vincitore del singolare. Numeri importanti, sì. Ma il confronto con i ricavi da diritti TV, biglietteria e hospitality apre una discussione diversa. Su questo fronte, le stime variano e non esiste un dato pubblico univoco: è qui che si concentra la richiesta dei giocatori.
Perché conta adesso? Perché il tennis è entrato nell’era delle scelte. Djokovic gestisce il calendario in base ai grandi obiettivi. Altri, più giovani o già affermati, alzano la voce sul valore del proprio lavoro. Le due strade si toccano. Meno tornei per le stelle, maggiore attenzione a come si distribuisce il valore.
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