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FITP supera il calcio: record di ricavi nel 2025 grazie al successo del tennis italiano

Scopri come il tennis italiano sta cambiando il gioco! Tra trionfi in Davis Cup e l’ascesa di nuovi talenti, il tennis non è più una nicchia.

Una stagione che sembrava solo entusiasmo è diventata anche sostanza: tra sere piene a Torino, mattine affollate nei circoli e un’Italia che si scopre innamorata di racchette e palline, il tennis ha cambiato peso specifico. E quando i numeri rincorrono le emozioni, succedono sorpassi che fino a ieri parevano impossibili.

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È successo un po’ alla volta. Prima il trionfo in Davis Cup, poi l’esplosione di Jannik Sinner, quindi la maturità della generazione a ridosso, e l’acuto di Jasmine Paolini. A far da traino, le grandi vittorie ottenute dai tennisti e dalle tenniste italiane e le grandi manifestazioni internazionali ospitate. L’Italia ha tenuto in casa eventi diventati asset: le Nitto ATP Finals a Torino, gli Internazionali d’Italia allungati e più moderni, le fasi della Coppa Davis in Emilia. Non è solo calendario: è posizionamento di brand. E la FITP l’ha interpretato con un’offerta che combina spettacolo, visibilità e prossimità.

Dietro le quinte, il lavoro è stato industriale. La Federazione ha diversificato i ricavi: biglietteria e hospitality in crescita, sponsor di fascia alta, diritti TV distribuiti su più piattaforme, un ecosistema digitale attento alle abitudini del pubblico. L’innesto del padel ha allargato la base dei praticanti e dei tesserati, creando nuovi flussi e nuove storie. Quando un settore si allarga, non vende solo biglietti: vende tempo, abitudini, aspirazioni.

Fin qui, la spinta. Il punto centrale arriva adesso: secondo stime circolate nel settore e in attesa di bilanci ufficiali, nel 2025 la Federazione Italiana Tennis e Padel avrebbe toccato circa 230 milioni di euro di incassi. Un livello che, per perimetro federale, segnerebbe un “sorpasso” sul calcio italiano in termini di ricavi centralizzati. È un dato di enorme portata simbolica. Ma va letto con prudenza: i bilanci certificati non sono ancora pubblici e i confini contabili (consolidato, eventi, contributi, poste straordinarie) possono differire. Il messaggio, comunque, è chiaro: il tennis italiano non è più una nicchia di successo. È un’industria.

Eventi: le Finals hanno consolidato rapporti con partner globali e hanno moltiplicato l’indotto cittadino; gli Internazionali, ampliati, hanno spinto presenze e vendite premium. Atleti: Sinner, Paolini, ma anche un gruppo ampio che alimenta visibilità tutto l’anno; il circuito femminile torna ad avere trazione. Mercato: diritti televisivi e streaming in espansione, contenuti verticali, produzioni che alzano il valore del “prodotto Italia”.

Oltre il campo: brand e community spiegano il successo della FITP

Qui c’è la parte più interessante. I ricavi non crescono se non cresce la fiducia. La FITP ha creato un marchio coerente, dal design degli eventi alla customer experience. Penso a un dettaglio visto a Torino: famiglie con bambini che escono dal Pala Alpitour discutendo di tattica come fossero a una partita di calcio. È un cambio culturale. Il tennis è diventato “facile da seguire”, senza perdere la sua aura.

Resta la domanda sulla sostenibilità. Come proteggere il ciclo quando gli astri non sono sempre allineati? Servono investimenti continui sulla base (campi, scuole, tecnici), governance del padel per scongiurare mode a breve raggio, equilibrio tra grandi eventi e territorio. E, soprattutto, un piano media che non dipenda da un solo volto.

Se davvero i 230 milioni saranno confermati, più che un traguardo sarà un passaggio di fase. Perché un sorpasso non conta se, arrivati davanti, non si sa dove andare. La prossima volata, allora, non è con il calcio. È con l’idea di uno sport che forma comunità. Ci siamo davvero arrivati? O stiamo ancora scaldando il braccio prima del servizio decisivo?

R.D.V.

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