Rientri, dubbi e scintille: il 2026 ATP aspetta uomini che hanno interrotto il 2025 troppo presto. Il tennis si ricompone tra pettorali, braccia e schiene. E un paio di promesse che non vogliono più essere promesse.
Corpi che parlano. Il pettorale di Grigor Dimitrov, il braccio di Jack Draper, la schiena di Stefanos Tsitsipas. E poi Arthur Fils, con movimenti rifiniti. Molti hanno chiuso in anticipo il 2025. Nel 2026 cercano il rientro. Le date non sono tutte chiare. Alcune comunicazioni ufficiali non ci sono. Ma il contesto è definito: c’è spazio per riscrivere il ranking e il calendario della stagione.
Dimitrov aveva rimesso ordine al suo tennis già nel 2024. Brisbane vinta, finale a Miami, rientro in top-10. Il suo tennis è pulito. Il rovescio in slice apre il campo, le transizioni a rete sono di scuola. Se il problema al pettorale è superato, lo vedremo tornare a verticalizzare. Che cosa cambia? La gestione degli scambi lunghi. La resistenza ai set di pressione. Il pettorale regge? Lo dirà la prima settimana intensa sul cemento.
Draper è un caso a parte. Mancino naturale, servizio che morde, timing anticipo. Nel 2024 ha alzato il primo trofeo ATP sull’erba di Stoccarda. Il braccio gli ha dato noie nel 2025, e non sorprende. Il suo gioco vive di spinta continua. Il rientro passa dai fondamentali: prime più cariche ma meno “tirate”, gestione delle seconde, piccole variazioni con lo slice di dritto in difesa. Se il fisico lo assiste, i 3 su 5 possono diventare un habitat e non un rischio.
Tsitsipas resta un talento con margine. Ha vinto Monte Carlo nel 2024, ha consolidato un’identità chiara: dritto dominante, attacco rapido, piedi leggeri. La schiena è un allarme noto per chi serve tanto e ruota forte. Qui contano dettagli invisibili: core stability, routine tra un punto e l’altro, scelte di calendario. Se abbassa i giri al momento giusto, il suo tennis torna a essere esportabile su tre superfici.
Fils, invece, è il laboratorio. Più che una cura, una messa a punto. Seconda di servizio più alta, posizione in risposta leggermente avanzata, rovescio lungolinea usato per aprire lo scambio. Non tutte queste modifiche sono confermate per il 2026; alcune sono ipotesi di lavoro. L’idea però è limpida: togliere tempo, non solo cercare potenza. Con quella, già sta bene.
Il punto non è solo “chi rientra”. È “come” rientra. E qui si apre il caso Holger Rune. Quando torna Rune? Al momento non c’è una data ufficiale. La domanda è legittima. Rune, campione di Parigi-Bercy nel 2022, vive del suo controtempo: risponde alto, prende la palla presto, alza il ritmo di rovescio. A pieno regime, impatta i grandi e sposta le gerarchie. Se rientra a inizio anno, cambia i tabelloni già nei primi 1000. Se aspetta la terra, riscrive la corsa ai seeding di maggio-giugno. Il margine c’è. Il timing decide tutto.
Il quadro generale? Aperto. Dietro chi comanda, il 2026 non ha una linea dura. I rientri di questi giocatori possono sbloccare incroci, far saltare teste di serie, regalare finali nuove. È il bello del tennis di adesso: il dettaglio fisico dialoga con il dettaglio tattico. Una cintura addominale più solida vale quanto una scelta di colpire cross invece che inside-out.
Chi guarda da casa lo sente già. Il rimbombo di un indoor, la prima palla spinta senza paura, il silenzio dopo un lungolinea fuori di un niente. Cosa conta di più, oggi: la cautela di un passo in meno o il coraggio di uno in più?
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