Melbourne, luci alte e aria densa di attesa: un ragazzo dai colpi puliti doma il mancino esplosivo di fronte a un’arena piena. La porta successiva si apre su un campione-simbolo. Serve lucidità, e un po’ di coraggio.
Jannik Sinner è in semifinale agli Australian Open. Contro Ben Shelton ha scelto la via più diretta: 6-3 6-4 6-4 in due ore e 25 minuti, alla Rod Laver Arena, senza scosse e senza dispersioni. Il numero 2 del ranking ha tenuto alta la percentuale sui turni di battuta, ha accorciato gli scambi quando serviva, ha colpito profondo quando l’americano provava a sfondare.
Non era un puzzle semplice. Shelton è mancino, ha un servizio tra i più pesanti del circuito e cambia ritmo con audacia. Sinner lo sapeva e l’ha detto chiaro: “Contro i mancini è più complicato, ma oggi ho risposto bene”. L’istinto ha fatto il resto. Ha letto la prima, ha spinto sulla seconda, ha ridotto il margine d’errore nei game chiave. Il risultato è stato un vantaggio quasi costante e una partita guidata con calma fredda.
Nel primo set Sinner ha fatto valere il controllo degli scambi. Un break ha rotto l’equilibrio e ha fissato il 6-3. Poi ha consolidato: pochi fronzoli, esecuzioni pulite, variazioni senza effetti speciali. L’americano ha provato la scossa con qualche discesa a rete e accelerazioni improvvise, ma l’azzurro ha risposto con traiettorie tese e leggere variazioni di angolo. Una scelta tattica semplice e concreta: togliere tempo, non spettacolo. Il doppio 6-4 racconta proprio questo.
Interessante anche la progressione nel torneo. Sinner ha ammesso di aver “faticato all’inizio”, e di aver svoltato dopo la vittoria con Darderi. Sensazione coerente con il campo: oggi i piedi scorrevano meglio, la spinta in uscita dal dritto era più libera, il rovescio anticipato tornava un bisturi. È la versione che lo ha portato fin qui, con la naturalezza di chi colleziona piccoli vantaggi senza mai strafare.
Adesso arriva Novak Djokovic. Il numero uno di fatto della storia di Melbourne, dieci titoli qui, un’ombra lunga su ogni palla che rimbalza sulla Rod Laver Arena. Sinner ha usato parole dritte: “Queste sono le partite per cui ti alleni. Devo essere al meglio”. Ha ragione. Contro Nole non bastano i colpi. Servono ritmo, lucidità, forno mentale acceso per tre, quattro ore. E il coraggio di scegliere la soluzione giusta sulla palla che scotta.
C’è un dato che conta: Sinner lo ha già battuto due volte a fine 2023, a Torino e Malaga. Non è una garanzia, ma è memoria utile. Djokovic, dal canto suo, resta l’avversario più completo: gestione dei punti, profondità in risposta, transizioni corte appena fiuta un calo. In mezzo ci sarà il set-up del palleggio: chi conquista il centro del campo, chi detta la diagonale di rovescio, chi regge il primo contrattacco. Al momento della stesura, l’orario ufficiale della semifinale non è stato comunicato.
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