Sinner, che impresa: batte Alcaraz a Montecarlo e torna n.1 al mondo

Rivivi l’emozionante match di tennis tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz a Montecarlo. Scopri come il vento e la rivalità hanno trasformato un pomeriggio in un rito collettivo

Si capiva già dal riscaldamento: il vento avrebbe dettato legge. Le corde cantavano, la palla pesava, il campo centrale del Ranieri III chiedeva equilibrio. Di là della rete, due volti familiari. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, atto numero 17 di una rivalità che non annoia mai.

Jannik Sinner
Sinner, che impresa: batte Alcaraz a Montecarlo e torna n.1 al mondo (AnsaFoto) – grantennistoscana.it

Non si sfidavano da novembre, quando l’italiano aveva messo la firma alle Nitto ATP Finals. Stavolta c’era di più: la coppa di Montecarlo e il respiro del numero 1 addosso.

La partita si incastra subito in un equilibrio teso. Alcaraz strappa il servizio per salire 2-1, Sinner risponde di nervi e misura. I colpi vanno corti, poi lunghi: colpa delle folate che cambiano direzione. Nel tie-break del primo set, l’azzurro resta pulito con i piedi, legge la palla corta e non si fa ingannare dal kick dello spagnolo, meno incisivo con temperature fresche. Il set si chiude su un doppio fallo di Alcaraz. Succede. Conta come finisce: con Sinner avanti.

I numeri post-partita raccontano la fatica e il carattere. Sinner mette solo il 51% di prime, il suo dato più basso dell’anno. Eppure regge, varia, sceglie sempre un angolo utile. Alcaraz alterna lampi e ombre: 45 errori non forzati sono tanti per uno come lui. Nel secondo set regala un passante di dritto in corsa che strappa applausi e il break iniziale. Va 3-1. Qui Sinner fa una cosa semplice, che spesso è la più difficile: resta lì. Recupera, si riporta 3-3 con una veronica di rovescio che accende le tribune, poi martella sul lato debole dell’avversario. Da quel momento infila cinque game di fila. Finisce 7-6(5) 6-3 in 2 ore e 15 minuti. Punteggio netto, contesto complicato.

Il peso storico e il n.1

Questa coppa non è una coppa qualsiasi. È il primo Masters 1000 di terra battuta per Sinner. Vale una maturità evidente: non solo potenza, ma lettura del punto, pazienza, gestione delle pause. Vale anche la vetta. Con questo successo Jannik torna al numero 1 della classifica mondiale secondo il live ranking del circuito. È un’informazione che va maneggiata con cura finché non arriva l’aggiornamento ufficiale, ma il segnale è chiaro: il suo tennis regge ovunque.

C’è poi il fascino delle traiettorie lunghe. Un titolo a Indian Wells, uno a Miami, ora Montecarlo: la primavera che conta veste il suo nome. Gli storici del gioco ricordano che solo mostri sacri come Novak Djokovic o Rafael Nadal hanno tenuto strisce simili tra i grandi tornei. Qui Sinner non imita: interpreta. E in conferenza stampa rimette le cose al posto giusto: “Ritornare numero 1 è importante, ma la classifica è secondaria. Sono contento di aver vinto finalmente un torneo importante sulla terra”, dice, dopo aver ringraziato il team e parlato di “condizioni ventose che cambiavano sempre”.

La sensazione, al fischio finale, è quella di un confine che si sposta. Non solo per chi tifa Sinner. Per chi ama vedere due talenti che si inseguono e si migliorano a vicenda. La prossima volta il vento potrebbe soffiare dall’altra parte, e andrà bene lo stesso. Intanto restano la riga graffiata da un dritto in allungo, il boato corto di chi ci crede, e una domanda che vale per tutti: quanto spazio abbiamo ancora per stupirci, nella stagione lunga della terra europea?