Sorpresa all’Estoril: Rublev, numero uno del torneo, cede a Van Assche dopo una battaglia di tre ore e mezza

Estoril, aria di Atlantico e sorprese: la sera si fa lunga, il pubblico resta con il fiato sospeso e un giovane francese prende la scena mentre il favorito russo scivola via punto dopo punto.

Il colpo di scena a Estoril

C’è un fascino particolare nella terra rossa di Estoril. Il vento dal mare, gli scambi che si allungano, i colpi che rotolano bassi. In questo contesto, Andrey Rublev, testa di serie numero uno, sembrava al sicuro. Parte forte. Chiude il campo con il dritto, governa il ritmo, fa valere la classifica. Il primo set va via lineare, come da copione.

Poi, però, il copione brucia. Entra in partita Luca Van Assche, classe 2004, mano educata e idee chiare. Non forza, accompagna. Tiene la diagonale di rovescio, alza la qualità al servizio nei momenti caldi, allunga gli scambi quando serve. L’inerzia gira piano, quasi senza rumore, ma gira. E quando ti accorgi del cambio, sei già nella foga di una maratona.

Si va oltre le tre ore e mezza. Una partita fatta di piccoli aggiustamenti e grandi nervi. Rublev prova a imporsi con la sua consueta spinta, spinge in anticipo, cerca il campo aperto. Van Assche lo inchioda sul palleggio, gli toglie tempo, lo costringe a una pazienza che non sempre è nelle sue corde. Qualche palla break salvata, tante rincorse, molte pause al telo per asciugarsi e ripartire. La sensazione, a bordo campo, è che l’onda si sia mossa a favore del francese.

L’esito arriva tardi, come in certi film che non vogliono svelarsi. L’ultimo game è una prova di tenuta: Van Assche serve, rischia il minimo, gioca profondo. Rublev spinge, ma non strappa. E alla fine cede. Sorpresa piena: il numero uno del tabellone esce, il giovane francese avanza. Non è solo un upset: è il segno di una rimonta costruita con lucidità e respiro lungo.

Per il pubblico è il bello del tennis sulla terra battuta. Per Rublev, top player solido e generoso, è una scossa utile a inizio swing europeo: meglio scoprirlo qui, dove contano gli aggiustamenti, che più avanti quando il calendario si fa pesante. Monte Carlo e Madrid chiedono disciplina, e il russo di solito risponde. Intanto, Van Assche si prende una serata che ricorderà: nella sua bacheca c’è già il titolo juniores del Roland Garros, ma vincere così contro un grande è un altro passo. Poche parole, tanta sostanza.

Dal circuito WTA: maratone e conferme

Sul fronte femminile, giornata di contrasti. Paula Badosa lotta oltre tre ore e mezza e perde al fotofinish. Non ci sono numeri ufficiali completi sul dettaglio dei game al momento della stesura, ma la fotografia è chiara: la spagnola, reduce da mesi difficili per la schiena, resta in campo con tenacia. È il tipo di sconfitta che fa male e, allo stesso tempo, misura quanto la base atletica stia tornando. Chi segue Badosa lo sa: quando il corpo regge, la mente la segue.

Buone notizie per Mayar Sherif, che prosegue il cammino nel suo torneo della settimana. L’egiziana conferma le sue doti da specialista della terra, costruisce i punti, varia le traiettorie, incasella un’altra vittoria utile per fiducia e ranking. È un avanzamento coerente col suo profilo: prima donna egiziana a vincere un titolo WTA, rovescio compatto, spalla sinistra che accompagna il top con pazienza.

Intanto, a Estoril, resta nell’aria quel misto di iodio e attese. I campi segnano le suole, il pubblico cerca nuovi beniamini, i favoriti si misurano con un terreno che non perdona. Le sorprese piacciono davvero a tutti? O preferiamo la sicurezza dei pronostici quando è la nostra testa di serie a scendere in campo? Forse il bello è proprio qui: nel lasciare aperta la porta, ogni sera, a un altro finale possibile. E stanotte, tra vento e applausi, la porta l’ha spalancata un ragazzo di nome Van Assche.