Aspetti professionali, normativi e fiscali del ruolo di insegnante di tennis: una figura non riconosciuta e tutelata

Rilanciamo una delle inchieste più sentite del vecchio sito, legate alla figura dell’insegnante di tennis: nei prossimi mesi torneremo spesso sull’argomento con nuove inchieste…

Senza scendere nei dettagli della “giungla” di sigle presenti e dei vari enti di formazione preposti (FIT, UISP, PTR ecc.) nel nostro paese il problema è uno, e molto semplice: la professione di maestro di tennis non è disciplinata sul piano giuridico perchè manca un albo professionale. Categorie professionali analoghe (vedi i maestri di sci) hanno il loro albo e le loro tutele: perchè gli insegnanti di tennis no? Nell’ormai lontano 2002 il deputato della Lega Nord Francesca Martini propose un disegno di legge per regolamentare la figura dell’insegnante di tennis cercando di fargli ottenere riconoscimento giuridico. Il progetto non andò a buon fine perché lo stesso disegno aveva individuato la Federazione Italiana Tennis come unico ente preposto a formare gli insegnanti, condizione non accettata dalla Commissione dell’epoca per non andare contro alla libera concorrenza: da allora la professione continua a non avere riconoscimento giuridico e la cosa peggiore è che moltissimi insegnanti operano senza possedere la conoscenza di elementi basilari per il loro presente ed il loro futuro. Dopo tanto silenzio e alcuni progetti andati a vuoto, qualcosa sembra finalmente si sia mosso: il 9 Luglio 2015 a Vicenza è nata AITI (Associazione Insegnanti Tennis Italia), ente no profit che si propone di dare un supporto a 360 gradi su tutte le problematiche extra-campo degli insegnanti italiani. L’associazione, che sta lentamente prendendo forma, è presieduta da Francesco Gambetti,direttore generale del Circolo Tennis Reggio Emilia nonché in passato Tecnico Nazionale FIT, e ha iniziato a combattere una lunga e difficile battaglia finalizzata al riconoscimento giuridico del maestro di tennis.

Prima di capire nel dettaglio in che modo si sta muovendo l’AITI, è necessario analizzare con attenzione tutti quei settori in cui l’insegnante di tennis non è tutelato.
 Stagionalità. Diversi club dopo i classici otto mesi di SAT lasciano i successivi mesi estivi alla gestione autonoma dell’insegnante o alla delega di qualche corso estivo di una o due settimane togliendo il carattere di continuità all’attività stessa. Quindi contratti con un fisso per 8-9 mesi o contratti ad ore che non danno affatto sicurezza agli insegnanti mentre tutelano invece i club, periodi di lavoro eccessivo o ridotto ai minimi termini per figure che fondamentalmente vengono inquadrati come professionisti (con rischi annessi) per quattro mesi, mentre gli si affida un incarico (meno rischi) per gli altri 8. In alcuni circoli il lavoro di insegnante assume a tutti gli effetti il carattere di “lavoro stagionale”, che la legge tutela sotto varie forme: ma se non vi è alcun riconoscimento, ciò non sarà mai possibile…
– Codice civile. Gli insegnanti, indipendentemente dal loro contratto o dal club nel quale prestano la loro opera, hanno responsabilità enormi per ciò che concerne la loro attività di campo e di insegnante. Pochi di loro conoscono le norme del codice civile (quali l’art. 2048) che regolano la loro responsabilità o i loro diritti di lavoratore. Esistono pochissimi insegnanti che conoscono le norme del codice, gli Statuti di CONI e FIT, i vari Regolamenti che riguardano la loro professione, il decreto Balduzzi su certificati medici ed utilizzo dei defibrillatori o le procedure contrattuali corrette per non andare incontro a sanzioni, lavorando quindi con estrema tranquillità. Spesso si affidano a ciò che viene chiesto loro di firmare senza preoccuparsi di far verificare da un consulente esperto o essere informati se ciò che si impegnano a portare avanti sia costruito con giusti criteri.
– Aspetti normativi e fiscali. Qui arriviamo al vero nocciolo della questione. In assenza di una regolamentazione, nessun circolo, salvo rarissime eccezione, inquadra l’insegnante di tennis come un dipendente vero e proprio (e di conseguenza riconoscendo contributi, ferie, malattia ecc.). Per molti insegnanti l’unica possibilità è aprire una partita IVA e rilasciare regolare fattura al circolo: oggi per importi inferiori ai 30.000 euro annui (il cosiddetto “regime dei minimi”) lo stato prevede notevoli agevolazioni fiscali. Tuttavia questo apre due problematiche. In primis, solo una minoranza dei maestri di tennis possiede una partita IVA in virtù dei redditi forfettari per le Associazioni Sportive Dilettantistiche sotto i 7.500 euro. Sotto questa soglia annua, di fatto non esiste l’obbligo di dichiarare nulla in quanto il reddito percepito non concorre alla formazione del reddito imponibile. Questa legge sbilancia totalmente il rapporto di lavoro tra circoli e insegnanti a favore delle associazioni. Mentre il circolo non ha obblighi fiscali nei confronti dei suoi collaboratori, il maestro si assume tutti i rischi del lavoro autonomo, pur essendo inquadrato come uno “pseudo-dipendente”: a lui non sono riconosciuti contributi, ferie, malattie, infortuni, TFR ecc. Non vogliamo “demonizzare” i circoli tennis, che non compiono alcuna infrazione applicando le leggi vigenti, tuttavia è ingiusto e assurdo che gli insegnanti di tennis come lavoratori non abbiano alcuna tutela da questo punto di vista.
Questo sistema diffuso crea un’altra problematica. Per il fisco il nostro paese è pieno di maestri che guadagnano meno di 7.500 euro all’anno. La realtà è che quasi tutti gli insegnanti che svolgono questa attività in maniera stabile, tra corsi collettivi, lezioni private e altro, guadagnano molto di più. Tutto il resto degli introiti finisce nel calderone del lavoro “sommerso”… Ciò è una perdita enorme per la nostra economia. Questa situazione è ben risaputa dai circoli e dagli insegnanti di tennis, ma entrambe le parti in causa, in assenza di una legislazione che regolamenti il settore, non hanno altra alternativa se vogliono lavorare…
E allora la domanda sorge spontanea: se uno scenario di tale precarietà e in molti casi irregolarità è sotto gli occhi di tutti, perchè non avvengono dei reali controlli (non mi sto riferendo ai controlli della FIT per attestare se una scuola tennis è riconosciuta o meno, ma a veri controlli fiscali e previdenziali)? La risposta, amara, è che molto probabilmente questa situazione fa comodo a tutti… In primis a chi legifera, che dovrebbe finalmente riconoscere delle tutele a chi lavora nel mondo del tennis come insegnante, ma sa benissimo come va avanti il mondo dell’associazionismo sportivo e se applicasse la “mannaia” metterebbe in ginocchio l’intero mondo dello sport italiano.

Concludiamo ritornando sulla figura del nostro insegnante il quale, al di là del titolo posseduto, che sia Maestro Nazionale o Primo Livello, UISP o PTR o AICS, non vede certo riconosciuti i suoi diritti di lavoratore. Se anche un coach di livello internazionale come Massimo Puci è arrivato a affermare che “Se tutto va bene, arrivi a 50 anni stanco e senza prospettive. In Italia, fare il maestro di tennis è un lavoro da sfigati” (Fonte: 400.000 euro in cambio di cosa, Ubitennis, Riccardo Bisti), significa che è necessario fare qualcosa, e in fretta. Con l’attuale situazione, un maestro di tennis rischia di arrivare all’età della maturità con meno energie e più malanni fisici rispetto ai 30 anni e senza prospettive, senza tutele, senza futuro e soprattutto senza una pensione, a meno che non si crei in autonomia un fondo pensione (che tutti non possono permettersi). La nascita di un’Associazione di Insegnanti come l’AITI ci sembra l’unica strada per risolvere i problemi esistenti e dare finalmente una professionalità e una tutela ai diretti interessati.

Ringraziamo l’AITI per la collaborazione nella stesura di questa puntata e invitiamo tutti gli insegnanti a visitare il loro sito ufficiale www.aiti.tennis.it

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