Caro tennis, ma quanto mi costi… I costi all’interno dei circoli (tesseramento, campi, lezioni individuali e di gruppo)

Presentiamo la terza puntata della nostra inchiesta sui costi del tennis, un argomento spesso affrontato quasi di nascosto ma molto sentito e fondamentale per la costruzione di una “carriera” a qualsiasi livello. La nostra inchiesta è suddivisa in quattro puntate: nella prima abbiamo parlato dei costi dell’attività di un agonista under, nella seconda puntata dei giocatori agonisti adulti di vario livello, nella terza dei costi legati ai campi, ai maestri di tennis e alle lezioni individuali e di gruppo, infine nell’ultima il nostro opinionista Marco Mazzoni ci parlerà dei costi nella creazione di un tennista professionista.

Introduzione – La nostra inchiesta in questa puntata seguirà un modus operandi diverso dalle puntate precedenti. Non cercheremo infatti di definire la spesa media annua per una categoria di tennisti dettagliando ogni singola voce di spesa, ma faremo una panoramica generale, basata su dati reali raccolti nei vari circoli, per capire quali sono i “prezzi di mercato” all’interno dell’offerta dei vari club tennistici. In questo caso non citeremo i nomi dei circoli specifici, ma le località, in modo da portare avanti un’analisi su base geografica. Come vedremo, è proprio la variabile “località” la principale discriminante nella definizione dei costi.

Tesseramento sociale – Questa è la voce che ha la maggiore oscillazione a livello di costi. Qual’è il prezzo per diventare socio in un circolo tennis? Non esiste una risposta univoca. Ci sono club, in particolare situati in città (Firenze, Livorno, Prato), che richiedono una quota molto alta, superiore ai 1.000/1.500 € annui, per ottenere il tesseramento sociale. In questo caso si fa leva sul carattere di esclusività: la qualità del servizio legato alla fruizione dei campi da tennis è molto alta e il circolo offre anche numerosi servizi  extra-tennistici (palestra, piscina, sauna, sala carte e tv, ristorante), per questo la cifra per fare parte di un club di alto livello è elevata. In alcuni casi addirittura l’ingresso ai campi è destinato ai soli soci e le quote sociali sono limitate, pertanto per diventare socio è necessario acquistare le quote di un altro socio che le mette in vendita o cessa la propria affiliazione (di solito a prezzi non proprio alla portata).
Dalla parte opposta dello spettro di opportunità, troviamo circoli spesso ubicati in provincia, che offrono servizi minimi, in alcuni casi solo i campi da tennis con il classico custode tuttofare, uno spogliatoio “minimal”, una macchinetta automatica per l’erogazione di bevande, nei casi migliori un bar e un muro per il palleggio. Ovviamente i prezzi per il tesseramento sono bassi, attorno se non inferiori ai 100 € annui. Nel mezzo ovviamente c’è tutta quella categoria di circoli che non possiamo definire esclusivi, ma allo stesso tempo cercano di proporre servizi extra dall’offerta base per rendere più gradevole la permanenza.
Una variabile interessante che abbiamo riscontrato è che spesso i servizi offerti dai circoli tennis “esclusivi” non sono molto più cari, anzi spesso sono più abbordabili dei circoli “base”: questo perchè la cifra importante pagata dai soci “esclusivi” da diritto a benefit e agevolazioni durante il corso dell’anno che i soci “base” solitamente non hanno.

Affitto campi – Nella nostra inchiesta abbiamo raccolto i prezzi per l’affitto di un’ora di campo coperto in terra rossa con illuminazione compresa in vari circoli toscani. Il prezzo di mercato solitamente si aggira tra le 12 e le 15 € all’ora per i soci e tra i 17 e i 22 € per i non soci. Dal punto di vista del giocatore, si tratta di costi non irrilevanti, visto che il costo del campo di solito si divide per due (a volte per quattro) e che l’attività media di un socio appassionato, per non dire di un giocatore agonista, è molto frequente. Abbiamo calcolato, nella puntata precedente, che un tennista agonista di medio-basso livello che si allena 4 ore a settimana spende in totale 1.000 € annui soltanto per l’affitto di campi. Dal punto di vista del circolo si tratta di prezzi “inevitabili”, che spesso bastano a malapena per coprire le spese vive per il mantenimento dei campi (i costi per l’irrigazione, il personale, l’illuminazione per non parlare del riscaldamento, autentico salasso in questo momento di crisi). Per questo in tanti circoli è dilagato il fenomeno dei campi da calcetto, attività decisamente più redditizia in quanto il profitto è più alto di un campo da tennis e i costi di manutenzione decisamente inferiori: un fenomeno ritenuto una “contaminazione” dai puristi del tennis ma necessario per far quadrare i conti sempre più in rosso di molti circoli.

Lezioni individuali e di gruppo – Il costo di una lezione individuale con un maestro certificato varia dalle 35 euro l’ora dei circoli più esclusivi (dove spesso si organizzano lezioni di 45 o 50 minuti) alle 25 euro l’ora di un circolo base, campo compreso. Al di fuori di questo range troviamo i prezzi “fuori-mercato” delle lezioni estive in alcune località balneari di lusso (dove è possibile arrivare a pagare anche 50 euro per 45 minuti di lezione) o le 15/20 euro orarie campo compreso di alcuni (pochi) maestri, più o meno certificati, che decidono di offrire una sottostima del loro servizio pur di lavorare. Per quanto riguarda i corsi adulti collettivi le cifre sono più standardizzate: un corso di dieci lezioni per tre o quattro giocatori per campo costa all’incirca dalle 100 alle 130 euro un po’ dappertutto.
I dati raccolti ci spingono ad alcune considerazioni interessanti. Se nel caso del tesseramento la qualità del servizio è direttamente proporzionale al costo, non necessariamente è lo stesso per l’insegnamento. Un maestro più caro, o una scuola tennis più cara è sinonimo di migliore qualità? No, o per meglio dire, non necessariamente. Sul prezzo dell’insegnamento incidono numerose variabili, tra cui l’area geografica in cui è collocato il circolo, il prestigio del club, l’investimento che il consiglio direttivo di un circolo decide di portare avanti nei confronti del lavoro dei maestri. Quindi non è detto che il maestro di punta del circolo di punta di Firenze, di Arezzo o di Pisa sia necessariamente migliore di un maestro che lavora in un circolo periferico, e porta avanti la propria attività con passione e metodo magari facendosi pagare meno del suo collega. Nella scelta di un insegnante l’approccio umano, l’esperienza, le capacità comunicative sono fattori più importanti rispetto al circolo in cui lavora e al prezzo a cui vende i propri servizi. E’ anche per questo che la nuova modalità di classificazione delle scuole tennis proposta dalla Federazione (Club, Basic, Standard, Super e Top School) è forse troppo “standardizzata” e empirica per fare una reale valutazione della qualità di una scuola, o di un insegnante: qui si prendono in considerazione esclusivamente le qualifiche dei maestri e l’impiantistica del circolo, senza contare quei fattori “umani” già citati prima che invece fanno la differenza il più delle volte. Come spiegare altrimenti che circoli piccolissimi, con impianti modesti e spesso un solo insegnante come il Tc Terrarossa e il Ct Piancastagnaio (abbiamo preso solo due esempi della realtà toscana, ma ce ne sarebbero molti altri) sono riusciti a creare una scuola tennis e giocatori di livello assoluto praticamente dal nulla?

 

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