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Conviene davvero investire su un circolo tennis? - Grantennis Toscana

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Conviene davvero investire su un circolo tennis?


Riproponiamo una delle vecchie inchieste che tocca un argomento davvero spinoso: i costi di gestione di un circolo tennis. Sappiamo già che l’articolo susciterà un dibattito, perchè è praticamente impossibile trovare una “regola generale” e soprattutto rispondere alla fatidica domanda: conviene davvero investire in un club tennistico? Le variabili che distinguono i vari circoli tennis sono tantissime e assai variegate: ci sono circoli pubblici e circoli privati, con un campo solo e con venti campi, il loro successo e la loro sopravvivenza dipende da fattori differenti come la tradizione, l’ubicazione, la concorrenza geografica, i servizi offerti… Ognuno ha la sua vita e le sue dinamiche, pertanto ci perdonerete se tentiamo di “generalizzare” un argomento che di fatto è impossibile generalizzare, per il motivi sopra menzionati.
Nella nostra inchiesta abbiamo deciso di analizzare i costi annui che deve sostenere un circolo tennis medio: di proprietà comunale, con quattro campi da tennis di cui tre in terra rossa e uno in sintetico, due scoperti e due coperti nel periodo invernale (in questo caso non prevediamo la presenza di campi polifunzionali o campi da calcetto/padel… in quanto l’analisi si complicherebbe, sebbene sappiamo come spesso queste attività extra-tennistiche possano essere un traino importante per tutto il circolo), una scuola tennis ben avviata. Ecco l’analisi della principali voci di spesa.

AFFITTO – Abbiamo calcolato un affitto “medio” di 12.ooo euro annui (1.000 euro al mese) da versare al Comune, proprietario della struttura, comprendendo nella cifra quelle spese di manutenzione ordinaria (la manutenzione straordinaria spetta al Comune). Tanto…? Poco…? Dipende da molti fattori. In alcuni casi il gestore può trovare un accordo con il Comune per abbassare, o azzerare, le spese di affitto in cambio di lavori migliorativi sulla struttura. Spesso il Comune dà alle associazione dei contributi per promuovere l’attività sportiva: anche in questo caso dipende dalla politica sportiva dell’istituzione pubblica e, soprattutto, dai fondi a disposizione nelle casse comunali. Abbiamo ipotizzato che il nostro Comune di appartenenza, in forti ristrettezze economiche (in questo caso la simulazione è assai reale!), non ci riconosca niente.

UTENZE (LUCE, GAS, ACQUA) – Un circolo medio come il nostro spenderà all’incirca 9.000 euro all’anno di utenze tra luce, riscaldamento e acqua, per i palloni, i campi all’esterno e tutti gli ambienti al chiuso (spogliatoi, bar ecc.). C’è da dire che una parte più o meno grande di questa quota si autofinanzia con le ore vendute: sono gli stessi soci e giocatori che, affittando il campo, pagano al circolo luce e riscaldamento, ma una parte della spesa rimane fissa a prescindere dal numeri di campi affittati.

TASSE FEDERALI – Il circolo svolgerà un’attività media di tornei e campionati a squadre: organizzerà tre tornei individuali di vario livello, iscriverà in totale sei squadre nei vari campionati FIT, e dovrà versare alla Federazione le tasse obbligatorie di affiliazione, tesseramento atleti e riconoscimento della scuola tennis, per un totale che si aggira sui 3.500 euro all’anno.

SPESE MATERIALE SCUOLA TENNIS – 1.200 euro all’anno è la spesa necessaria per acquistare le palline, il materiale didattico, qualche divisa per gli insegnanti.

RIFACIMENTO CAMPI – Nel nostro circolo abbiamo tre campi in terra rossa che andranno rifatti tramite ditta specializzata una volta all’anno: tra costi di manodopera e acquisto della terra rossa questa voce si aggira all’incirca sui 2.500 euro all’anno.

MONTAGGIO/SMONTAGGIO PALLONI – I due palloni removibili andranno montati in Autunno e smontati in Primavera, per una spesa che si aggira sui 1.500 euro all’anno.

STIPENDI INSEGNANTI – Per un circolo di questa grandezza ipotizziamo la presenza di un maestro fisso, più due collaboratori (un istruttore e un preparatore atletico) part-time, per spese annue complessive di 28.000 euro, che comprendono il lavoro per la scuola tennis e i corsi adulti: 18.000 euro per il maestro principale, 5.ooo euro a testa per gli altri due collaboratori. La cifra dipende dal titolo, dalla bravura e dall’esperienza dell’insegnante: un maestro affermato può costare decisamente di più, ma il circolo può anche fare la scelta opposta per abbassare i costi (il rischio è elevato, in quanto il maestro rappresenta il motore del circolo, e la sua bravura nel coinvolgere i propri allievi ha vantaggi economici anche per il circolo). A differenza di una normale attività commerciale un’Associazione Sportiva Dilettantistica ha il grandissimo vantaggio di non avere obblighi fiscali sui propri dipendenti: i contributi pensionistici e i rischi economici legati a infortuni, ferie e malattie sono totalmente a carico del lavoratore.

STIPENDI ALTRI COLLABORATORI – Per un circolo di questa grandezza abbiamo ipotizzato la presenza di un segretario part-time e di un custode tuttofare per una spesa annua totale di 17.000 euro. A livello fiscale/contributivo il circolo gode degli stessi identici vantaggi che ha per gli insegnanti.

VARIE – Abbiamo ipotizzato 3.000 euro di spese varie, che comprendono spese ordinarie e straordinarie necessarie per gestire un circolo (acquisto di strumenti di lavoro, migliorie ambiente, cartellonistica, rimborsi spese, pubblicità ecc).
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Il totale dei costi annui per la gestione di un circolo medio-piccolo è, secondo la nostra simulazione, di 77.700 euro. Il concetto economico alla base della sopravvivenza e del successo del club è banale: i ricavi devono superare le spese, in modo da garantire un introito a chi ci lavora e/o al gestore. Quantificare i ricavi “medi” di un circolo è impossibile: se un campo da tennis lavora 15 ore al giorno anzichè una, sè la sua scuola tennis ha 10 anzichè 100 allievi, sè ci sono 20 soci anzichè 200 dipende da una molteplicità di fattori: l’ubicazione, la concorrenza di altri circoli e altre associazioni sportive, i servizi offerti e i loro costi, la bravura e la capacità di empatia di insegnanti. Ecco le principali voci di ricavi.

QUOTE SOCIALI – Si tratta di un’entrata fissa e garantita sulla base del numero di soci. Alcuni circoli preferiscono tenere la quota sociale bassa per invogliare a frequentare i campi il più possibile, altri alzarla sensibilmente e poi comprendere nel prezzo determinati servizi (utilizzo dei campi, piscina, palestra ecc.).

AFFITTO CAMPI – E’ la voce più consistente, se i campi lavorano molto. Nel bilancio dei campi è necessario tener conto della loro stagionalità. L’idea di coprire e scoprire due palloni, che ha un costo importante, è finalizzata proprio a far lavorare i campi tutto l’anno e con qualsiasi clima.

SCUOLA TENNIS – Gli incassi della scuola tennis dovrebbero garantire l’autofinanziamento, ovvero coprire le spese legate agli stipendi degli insegnanti. Diversi circoli, soprattutto quelli che investono nell’attività agonistica, possono anche decidere di avere un bilancio negativo sulla scuola tennis, e coprire le spese con gli introiti di altri comparti: è una scelta meritevole, ma in alcuni casi rischiosa, soprattutto se non vi è una visione d’insieme del bilancio del circolo.

ATTIVITA’ COMMERCIALI – Il riferimento in particolare è al bar e al ristorante, di cui molti circoli tennis sono dotati. Un’attività ristorativa che funziona è un sistema di sostentamento fondamentale, sia che sia direttamente gestita dall’associazione sia che venga data in gestione a esterni in cambio di un affitto. Oltre a garantire degli incassi notevoli, un bar-ristorante che funziona rappresenta un aggregatore per i soci e i frequentatori, e consentirà un beneficio anche per le attività sportive.

Alla fine di questa carrellata di costi e ricavi, sarà più chiaro rispondere alla fatidica domanda: conviene gestire un circolo tennis? Per ognuna delle tantissime realtà sparse nella nostra Regione, e nel nostro paese, la valutazione di queste due macro-voci darà la risposta al quesito imprenditoriale.
Un paio di ulteriori aspetti vanno presi in considerazione. In particolar modo in materia fiscale. Qui per motivi di spazio e di complessità non scenderemo nei dettagli, ma non si può non tener conto delle condizioni fiscali che regolano la gestione degli impianti sportivi. Gestire un circolo attraverso una ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) è indubbiamente un vantaggio enorme, visto che le ASD non sono sottoposte a regime fiscale per quanto riguarda le attività non commerciali (incassi dei campi, stipendi dei collaboratori sotto i 7.500 euro l’anno ecc.). Allo stesso tempo una ASD non è una società a scopo di lucro, dunque tutti gli eventuali utili vanno obbligatoriamente reinvestiti. Tutti sanno che esistono dei sistemi, leciti, per generare un guadagno a tutti gli effetti (per esempio un gestore può incassare gli utili versandosi uno stipendio a vario titolo), ma rimane il fatto che a livello imprenditoriale un’ASD non è una SRL, e questo può essere anche un limite. Se il gestore lavorerà a tutti gli effetti dentro il circolo (come istruttore per esempio), il sistema può essere vantaggioso e può valere la pena investire su un club. Una classica gestione esterna (il gestore fa un investimento economico, e mette a lavorare altre persone) nel caso di un circolo tennis è più rischiosa rispetto ad una tradizionale attività commerciale.

Alessio Laganà

3 Commenti
  1. ClaudioP

    Per esperienza dicono solo che, se alla fine si è fatto pari, è un gran risultato.

    26 Aprile 2019 at 13:22 - Rispondi
  2. Luigi Di Cesare

    Mah, ritengo che le spese indicate siano corrette ma c’è anche da dire che con una tassazione degli enti non comerciali abbastanza favorevole un circolo possa sopravvivere bene.
    Ovvio come in tutte le attività necessita di un impegno assiduo ma anche gestire un semplice bar non è facile

    26 Aprile 2019 at 14:15 - Rispondi
  3. Salvatore Chimento

    Senza altri campi con altri sport (tipo Calcetto) non si ce la fa proprio.

    28 Aprile 2019 at 7:23 - Rispondi

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