Cosa dobbiamo fare quando finiamo nel “vortice delle sconfitte”?

Riproponiamo una delle vecchie inchieste più interessanti di Pippo Giordano, che tratta della tematica del “vortice delle sconfitte”: che cosa dobbiamo fare quando entriamo in un periodo di brutti risultati e non riusciamo a risollevarci?

Uno dei problemi da cui è afflitto chi fa sport, o comunque chi dà molta importanza ai risultati che si è prefissato, e’ la sensazione, a volte l’assillo, di dover raggiungere gli obiettivi e di migliorarli in continuazione, volendo sempre e comunque dimostrare, innanzitutto a se stessi, la capacità di realizzarsi. Finché gli obiettivi prefissati sono raggiungibili e i risultati soddisfano le aspettative l’animo è sempre predisposto a pensare in termini positivi, e chiaramente la propria condizione mentale risulta serena. Se malauguratamente sopraggiunge una sconfitta, o comunque una delusione, che provoca insoddisfazione, nasce la preoccupazione che l’obiettivo prefissato possa non essere piu raggiunto (con conseguente immediato calo di fiducia) e che, dettaglio ancora più sottile, si possa riproporre immediatamente, una volta ancora, l’incidente che ha provocato una sia pur minima scalfittura in quello che è il proprio senso di autostima. Va da sé che ogni qualvolta sarò in procinto di affrontare un punto importante, che mi potrebbe permettere di ribaltare il trend che si è innescato, come nel caso di Stefano, o comunque che potrebbe concedermi la possibilità di ottenere il risultato a cui ambisco, rischierò di affrontarlo con tante preoccupazioni, che finiranno per limiterarmi in termini di lucidità e di serenità, dal punto di vista tattico e dal punto di vista anche tecnico.  Come affrontare queste difficoltà o addirittura non percepirle come situazioni di difficoltà o di rischio?
Già qualcuno notevolmente piu esperto di me (Brad Gilbert nel suo “Vincere sporco”) ha fatto notare quanto i punti importanti siano, non tanto quelli giocati sul 40/30, ma quelli che mi portano al 40/30 (Gilbert li definisce “Punti Preparatorii)!! Sarebbe quindi opportuno giocare con la dovuta attenzione i punti che incutono minore preoccupazione (sul 30 pari, per restare nell’esempio), visto che nella peggiore delle ipotesi avrei ancora un punto da giocare per rimediare magari alla situazione compromessa.
Il mio consiglio, comunque (al di là di come affrontare i singoli punti), quando mi ritrovo a dover sostenere un periodo negativo, dovuto a scarsità di risultati o anche semplicemente a un periodo di scarsa forma (tutti aspetti possibili anzi abbastanza scontati per chi deve affrontare una stagione, nella quale la speranza e’ di una costanza di rendimento) è di accettare che ci possa essere un calo! E’ fisiologico che il fisico o anche la mente possano, periodicamente, sentire il bisogno di riposarsi e quindi non rendano al massimo. La nostra forza dovra’ essere quella di programmare i nostri periodi di impegno, e comunque prevedere delle soste rigeneratrici.  Nel caso pero’ che ci si trovi a dover affrontare situazioni di stress tecnico-atletico o mentale, consiglio sempre una revisione verso il basso dei propri obiettivi e di un’accettazione serena di un calo “in termini temporanei” delle proprie capacità.
E in caso di crisi temporanea? Come la affronto? Stefano descrive come abbastanza deprimente il dover riconoscere di aver perso, o il preoccuparsi di poter essere sconfitto, da avversari di un livello abbordabile. E’ bene, nel caso mi dovessi trovare in difficoltà a gestire un incontro contro un avversario di questo tipo, se davvero ritengo il mio avversario “non superiore” al mio livello, considerare che io possa comunque portare a casa il risultato, giocando ad un livello inferiore al mio standard. Affrontare i colpi con la consapevolezza di doverli giocare in maniera più elementare, mi darà la possibilità di non perdere punti a causa di miei errori (evitando situazioni di insoddisfazione e di rabbia) e soprattutto di tornare in fiducia (sia pure in fiducia per un livello inferiore rispetto al mio solito). Questo mi consentirà di affrontare i prossimi colpi con serenità dal punto di vista tecnico (perché li ho in qualche modo recuperati), ma anche dal punto di vista mentale perché probabilmente non avrò la necessità di recuperare un punteggio compromesso. Semplificando il mio gioco, riducendo i miei errori, potrò concedermi l’opportunità di tornare “in fiducia” con un mio livello “di salvataggio”, da cui ripartire per tornare a riproporre pian piano il mio tennis di livello “standard”.
Il segreto sta nel riconoscere che “per ora” sto cercando solo di ritrovarmi! La ricerca del risultato e’ temporaneamente rimandata. In conclusione, in momenti di difficoltà, la soluzione migliore è quella di rendere più elementare il mio approccio. Questo significa accettare, in periodi di scarsa forma, di giocare a un livello inferiore al mio solito, ma pur sempre valido. Il recupero del mio stato di forma tecnico e mentale dovra’ quindi passare da una semplificazione, da un passo indietro, in termini di ricerca della personale “eccellenza”, allo scopo di ritrovare fiducia nel mio standard minimo di riferimento (“di salvataggio”), per riportarmi, con la giusta calma, al mio livello standard “normale”. Si tratta di un minimo di umiltà, ma soprattutto di gestione della periodizzazione della stagione e anche dei momenti nell’arco dell’incontro.

Giuseppe Giordano

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