Dietro al successo di Jannik Sinner batte un cuore toscano: intervista a Andrea Volpini

Un altoatesino e un toscano. Cresciuti in terroir tennistici diversi ma uniti da quella complicità sportiva che è garanzia di successo. L’altoatesino si chiama Jannik Sinner, la stella del momento nel firmamento della racchetta che sabato scorso, a soli 19 anni e 2 mesi, ha centrato a Sofia il primo titolo ATP della carriera diventando il più giovane italiano a vincere un torneo professionistico. Il toscano è Andrea Volpini, 31 anni da Colle Val d’Elsa, buon passato da giocatore di seconda categoria, una laurea in Scienze Motorie e da sei stagioni coach della prestigiosa accademia di Riccardo Piatti a Bordighera dove ha coltivato – giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento – quello che oggi è considerato il frutto più bello del movimento azzurro.
Un legame forte, nato cinque anni fa, e consolidatosi nel segno della semplicità, dell’ambizione e della velocità. “Quando conobbi Jannik nel 2015 lui era piccolino e magro – attacca Volpini – Ricordo soprattutto quando si congedò con una stretta di mano dal padre che lo aveva accompagnato in accademia. Mi colpì quel gesto di straordinaria maturità, stava a significare che lui aveva deciso la sua strada e che il padre accettava la scelta. Vederlo sabato aggiudicarsi il primo titolo ATP per me è stata un’emozione unica, il coronamento sia di un mio percorso professionale che di un suo obiettivo. Sentivo che Jannik voleva tanto questo ultimo torneo dell’anno, era una chance che non voleva sprecare. Se sono stato fortunato ad allenarlo? Diciamo che dal primo giorno del nostro lavoro volevamo entrambi arrivare a qualcosa, lui come tennista, io come allenatore. Partivamo da posizioni molto simili, puntavano in alto. E’ stato questo il motivo per il quale siamo riusciti a costruire un percorso, a raggiungere certi risultati”.
Risultati che appaiono autentici capolavori: una scalata di 685 posizioni ATP nel 2019 e approdata per adesso al 37° posto del ranking mondiale, agguantato da Sinner grazie all’exploit di Sofia. A bordo campo e fuori, a incoraggiarlo, sempre lui, l’amico e personal coach Andrea Volpini da Colle Val D’elsa. “Ci unisce la stima di base reciproca, che credo sia il nocciolo di tutto – continua Volpini – E poi siamo entrambe persone molto semplici, e ciò significa tantissimo in un rapporto che ci porta a trascorrere insieme ventidue settimane l’anno. Ci unisce l’ambizione di diventare qualcuno, la curiosità, certi valori umani di purezza, e anche l’attrazione per la velocità. Jannik ha iniziato tardi con il tennis, viene dallo sci e gli piacciono i motori. Io ho passione per il go-kart, nel poco tempo fuori dal tennis cerchiamo anche di divertirci. Tra i nostri obiettivi c’è quello di scendere insieme in pista per guidare”.
Una cosa è certa: per adesso nel circuito professionistico il giovane Jannik sta viaggiando fortissimo, e non sembra intenzionato a scalare di una marcia. “E’ un atleta di altissimo livello – spiega Volpini – Arrivare al top è il suo e il nostro obiettivo, e quando diciamo top per noi significa top. Nel periodo della pandemia si è allenato molto, anche fisicamente. Con Riccardo ha guardato i video dei grandi campioni, studiandoli nei momenti di difficoltà del match. Questo lo ha completato molto, e direi che è stato decisivo anche nella finale di Sofia contro Pospisil. I miei meriti? Onestamente non ci penso. Certo, fa piacere quando arrivano i complimenti dagli amici del tennis o dai compagni dell’Università, in tanti mi scrivono per congratularsi per quanto ho fatto. Ma la mia più grande fortuna è fare l’allenatore in una grande accademia, dove quello che conta è il lavoro di team”.

Marco Massetani
Fonte: Corriere Fiorentino

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