Dietro all’esplosione di Jannick Sinner c’è la mano del colligiano Andrea Volpini: “Questo exploit è frutto del lavoro di anni. I nostri ragazzi siano aperti a nuove esperienze…”

Dietro all’exploit di Jannik Sinner, una striscia vincente di quindici partite e tre tornei (Challenger di Bergamo, Future di Trento e Santa Margherita di Pula) che ha catapultato il giovane altoatesino classe 2001 a ridosso dei primi trecento giocatori al mondo e ha acceso i riflettori su questo impressionante talento del movimento azzurro, c’è un bel pezzo di Toscana. Sinner, fin dai primi passi nel professionismo, si è affidato all’accademia di Riccardo Piatti a Bordighera. Qui ha trovato sulla sua strada Andrea Volpini, colligiano doc, che lavora da cinque anni alla corte di Piatti ed ha contribuito in prima persona alla crescita di Jannick: assieme agli altri “millennials” Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri, è da considerarsi la speranza più vivida del futuro del tennis italiano. Ecco cosa racconta Volpini in esclusiva per le nostre colonne…
Parliamo di Jannik Sinner: in questo mese è letteralmente esploso, a tuo parere che cosa è scattato nella sua testa e te lo aspettavi?
In questo mese Jannik ha raccolto i frutti del duro lavoro degli ultimi quattro anni. Sapevo che sarebbe stata questione di tempo, e già qualche settimana prima in Kazakistan, giungendo in semifinale, aveva dato ottimi segnali. A Bergamo, in un torneo di livello superiore, ha mostrato una grandissima autorevolezza vincendo il titolo grazie ad un gioco aggressivo e maturo. Da quel successo la fiducia è aumentata e sono arrivate le due vittorie successive nei Future di Trento e Santa Margherita di Pula.
Su questo ragazzo ci sono già grandi aspettative: quali sono i suoi obiettivi a medio-lungo termine?
L’obiettivo di quest’anno è di giocare tanto e fare sempre più partite di livello elevato, se possibile del circuito Challenger o ATP. A lungo termine deve continuare a lavorare sui vari aspetti tecnici, fisici e mentali, migliorarsi e confrontarsi con avversari di livello mondiale, arrivare a vivere quei momenti che lo porteranno a crescere come giocatore e come persona.
Ci puoi spiegare la scelta di “bypassare” quasi del tutto l’attività nel circuito professionistico Juniores?
Dopo il Bonfiglio dello scorso anno, Jannik ha scelto di non disputare più tornei under 18 e noi abbiamo condiviso questa scelta. Appena ha iniziato a vivere nel circuito Future e Challenger, ha deciso di dedicarsi esclusivamente a questo tipo di tornei: c’è da dire che, al di là della partecipazione ai tornei, Jannik già da diversi anni è presente all’interno dei palcoscenici più importanti al mondo come Roma e Montecarlo, per allenarsi, fare da spanner ai tennisti più forti e respirare quell’atmosfera che speriamo un giorno possa vivere da protagonista.
Parliamo adesso di te: da quanto tempo lavori presso l’Accademia di Riccardo Piatti e come ti trovi?
Lavoro presso l’Accademia di Piatti da cinque anni: principalmente seguo Jannik e Giacomo Dambrosi, un altro giovane molto promettente nato nel 2001, ma quando sono a Bordighera lavoro anche con tutti gli altri ragazzi e coloro che arrivano dagli stage. Ho la fortuna di vivere tante situazioni diverse e stimolanti e di aver a che fare con giocatori molto differenti l’uno dall’altro: questo per me è un motivo di crescita importante e di stimolo per continuare ad imparare.
Vorresti dare un consiglio a quei coach che non lavorano in accademie ma in circoli piccoli e che magari si ritrovano tra le mani un talento come Jannik…?
Il consiglio è quello di rimanere aperti al confronto, sia per quanto riguarda il maestro che i ragazzi. Fare in modo che essi vivano le esperienze più varie fin da piccoli. Un percorso “aperto” aumenta quella che sarà la loro capacità di crescita e di gestire lo stress e i problemi che inevitabilmente si presenteranno sulla strada. Io personalmente ho compiuto un passo grande muovendomi dalla mia piccola realtà in Toscana per andare lontano da casa ad imparare e crescere in un ambiente come l’Accademia di Riccardo Piatti: ovviamente se ad un giovane insegnante capitasse un’occasione come quella capitata a me il mio consiglio è di coglierla al volo, in quanto più esperienze si accumulano e più saremo preparati in futuro con i nostri allievi…

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