I costi per la formazione di un maestro di tennis: quando la professionalità si paga “cara”….

Riproponiamo una vecchia inchiesta ancora estremamente attuale in cui parliamo di insegnanti di tennis, ma non secondo le tematiche più tradizionali. Non tratteremo i classici argomenti quali le modalità di insegnamento, le progressioni di didattiche e il rapporto tra insegnanti e allievi, ma ci occuperemo di una dinamica spesso “nascosta” e sconosciuta ai più, in primis a quelli allievi, giovani e più attempati, che si rivolgono ai maestri: quanto costa diventare maestro nazionale? In quanto tempo è possibile recuperare l’investimento professionale svolto?
Partiamo immediatamente dalla risposta, che probabilmente scioccherà chi non si è mai posto il problema: diventare maestro nazionale comporta dei costi elevatissimi, difficilmente paragonabili alla costruzione di qualsiasi altra professionalità se si analizza il rapporto tra spese sostenute, tempo occorso e formazione ricevuta in cambio. Perchè, ovviamente, anche diventare medico, architetto, oppure aprire un’attività commerciale, presuppone delle spese importanti, ma soprattutto un percorso formativo lungo e selezionante: anni di studi, esami, tirocini fanno sì che diventare un professionista affermato sia tutt’altro che una passeggiata e il 45,2 % degli studenti abbandoni l’università nei primi tre anni di immatricolazione. Dopo la riforma professionale portata avanti dalla FIT, che trasformava il ciclo unico di formazione per diventare maestro in un percorso a quattro step (Istruttore di Primo Livello, Istruttore di Secondo Livello, Maestro Nazionale, Tecnico Nazionale) prendere un titolo è diventato clamorosamente “facile”: bastano pochi giorni di partecipazione al corso, pochi giorni di stage in un circolo e, soprattutto, basta pagare quanto dovuto alla Federazione per diventare un Primo Livello, ergo essere abile e arruolabile all’insegnamento (tra l’altro per il Minitennis, settore cruciale nella crescita di un piccolo atleta). Non voglio banalizzare il concetto, e soprattutto non voglio denigrare gli sforzi di chi invece ha compiuto tutto il percorso, che ovviamente è molto più dispendioso e complesso, ma il punto è un altro. Con la riforma la Federazione ha sacrificato l’aspetto fondamentale della creazione di nuovi insegnanti, ovvero consegnare loro le chiavi e gli strumenti per formare al meglio i loro allievi, sull’altare del Dio denaro. Oggi diventare istruttore di primo livello è palesemente semplice, e non serve alcun requisito tecnico, morale o intellettivo: basta superare la settimana “formativa”, non fare danni all’esame finale e, soprattutto, versare la quota dovuta. Durante il corso a cui ho partecipato a Vicenza per diventare istruttore di Primo Livello ho assistito alla consegna del suddetto titolo a persone che non riuscivano a sostenere due palleggi con una mini-racchetta in un mini-campo con palle depressurizzate, che impugnavano una racchetta a mo’ di zappa e che fino al giorno prima lavoravano alle Poste ma sai “sono stato lo scorso anno al Foro Italico e ho sempre avuto la passione per il tennis”… Per diventare un buon maestro servono tante doti, ma pensare che mio figlio dovrà apprendere i fondamenti del nostro sport da una persona che non lo conosce mi scaturisce molta rabbia, perchè a parer mio è inconcepibile che possa insegnare tennis una persona che non sa giocare a tennis! Anche in questo caso man mano che si sale di livello, per esempio si vuol diventare Maestri Nazionali, ovviamente le difficoltà aumentano e le persone improvvisate vengono sempre più scremate, ma il punto è ancora una volta un altro: chi ha creato questo sistema a step progressivo non lo ha fatto per garantire una formazione migliore o più efficace ma semplicemente per motivi economici, per aumentare gli introiti nelle casse federali.
Passiamo appunto all’argomento “soldi” e, con l’aiuto di una persona che recentemente ha svolto tutto il percorso con successo, vediamo quanto costa, partendo da zero, diventare maestro nazionale.

Analizzando la tabella qui presentata, appare evidente il concetto espresso nella presentazione dell’articolo: creando quattro diverse fasi di formazione professionale (indicate con tre colori diversi), triplicano quantomeno le spese a carico dell’insegnante. E’ necessario per esempio pagare per quattro volte la tassa di iscrizione al corso, e per quattro volte la targa professionale: spese questa, a mio parere, non elevatissima ma assolutamente fastidiosa, perchè trovo assurdo che non venga riconosciuta gratuitamente un’attestazione a chi ha concluso il suo percorso, facendo pagare 100 €, per ogni step, una targa di plastica dal valore di mercato di 1 euro e mezzo.
Il grosso delle spese, come si può evincere, riguarda il vitto e alloggio durante i corsi e il mancato guadagno. A meno di essere molto fortunati e di vivere a pochi chilometri dalla sede di svolgimento del corso, per 7/10 giorni è necessario considerare le spese di vitto e di alloggio, che piuttosto ottimisticamente abbiamo calcolato in 80 euro al giorno sommando hotel, due pasti e spese di trasporto. Le spese vive lievitano durante il corso di maestro e di tecnico nazionale, visto che sono previsti sei/otto moduli a Roma ed altri tirocini tutti realisticamente lontani dal proprio luogo di residenza. Infine, per chi volesse intraprendere questo percorso, è assolutamente necessario calcolare il mancato guadagno derivante dalla partecipazione ai corsi di formazione. Chi partecipa a questi corsi infatti generalmente già lavora come insegnante e l’investimento è tutto a carico suo: durante i settantanove giorni di formazione che abbiamo calcolato lungo i tre diversi step egli dovrà rinunciare totalmente ai suoi introiti, che abbiamo stimato in settanta/cento euro al giorno circa sulla base della sua esperienza
Alla fine dei giochi diventare maestro nazionale costa tra i 12..000 e i 15.000 euro, diventare maestro nazionale quasi 25.000 €. Il più a questo punto è fatto, ma poi è necessario considerare anche quelle spese per mantenere il titolo ogni anno. La tassa annuale di iscrizione all’albo, che cresce proporzionalmente con il titolo (100 € per istruttori di 1° Livello, 150 € per istruttori di 2° livello, 170 € per maestri nazionali) e i corsi obbligatori di formazione, che costituiscono un costo sia per l’iscrizione che per le spese vive che per il mancato guadagno. Dopo aver snocciolato tutti questi numeri, i più si scoraggeranno ma è giusto conoscere a cosa si va incontro e, dall’altra parte, un insegnante di tennis full-time guadagna piuttosto bene (difficile fare una media, che dipende da molteplici fattori, ma tra corsi SAT, corsi adulti e lezioni private generalmente si viaggia tra i 2.000 € e i 3.000 € al mese). Anche in questo caso tuttavia non è tutto oro quello che luccica: la totale mancanza di un riconoscimento professionale di fatto costituisce un costo per l’insegnante, che dal suo stipendio, se sarà intelligente, dovrà detrarre i contributi pensionistici e un’assicurazione privata contro infortuni e malattie. Se anche un coach di livello internazionale come Massimo Puci è arrivato a affermare che “Se tutto va bene, arrivi a 50 anni stanco e senza prospettive. In Italia, fare il maestro di tennis è un lavoro da sfigati” (Fonte: 400.000 euro in cambio di cosa, Ubitennis, Riccardo Bisti), purtroppo significa che fare il maestro di tennis è un bellissimo lavoro, ma comporta un “prezzo da pagare” davvero alto!

0 Commenti

Invia un commento

La tua email non sarà pubblicata