Il boom del format delle pre-qualificazioni: un meccanismo di successo che fa discutere…

Il recente svolgimento del tabellone di pre-qualificazioni per assegnare le wild card ai tabelloni principali e di qualificazione per gli Internazionali BNL d’Italia ha come sempre spaccato il pubblico di addetti ai lavori, tra chi adora e chi detesta questo format. E’ certo tuttavia che la formula delle pre-quali ormai sta spopolando, non solo a Roma, ma anche in molte altre manifestazioni, come nei tornei internazionali giovanili.
Il concetto alla base della formula delle pre-qualificazioni è semplice: dare la possibilità a chiunque di entrare a far parte di una manifestazione altrimenti preclusa alle masse. In teoria funziona così, ma in pratica sono necessarie riflessioni più profonde. Ad esempio, per quanto riguarda il cosiddetto Road to Foro, è innegabile che muova  interessi economici enormi: i tabelloni Open regionali sono popolati da centinaia e centinaia di giocatori di tutte le categorie, mossi non tanto dall’illusione di partecipare agli Internazionali d’Italia (al di là dello slogan, tutti sanno che di fatto è impossibile se non possiedi un livello di Seconda Categoria fortissimo) ma dalla stuzzicante prospettiva di far parte di qualcosa di grande. Questo non è ingannevole ma decisamente “furbo”, esattamente come il nuovo sistema di classifiche federali: se tante persone giocano, si iscrivono ai tornei la FIT ha raggiunto il suo scopo, e alla fine va bene anche per i tennisti, che giocano e si divertono, ma è giusto essere a conoscenza di cosa c’è dietro a tutto ciò…
Quello che non torna, soprattutto, è la punta dell’iceberg del meccanismo di pre-qualificazione, ovvero l’assegnazione delle wild card. Assegnare addirittura due wild card per i tabelloni principali e quattro per quelli di qualificazione è una scelta a dir poco azzardata. Che ci sia qualcosa che non funziona è evidente: dopo i primi anni di “assestamento”, nell’edizione di quest’anno dodici tra i tredici tennisti italiani con una classifica compresa tra il numero 100 e il numero 200 al mondo (Fabbiano, Travaglia, Mager, Caruso tra gli altri) hanno rinunciato a partecipare alle pre-qualificazioni. Troppo impegnativo il meccanismo in relazione al possibile beneficio ottenibile: si tratta di “perdere” due settimane di programmazione con la prospettiva, tutt’altro che certa, di conquistare una wild card, e così praticamente tutti i più forti italiani dietro ai “big” hanno dato forfait. Il risultato è inevitabile, con l’abbassamento del livello delle pre-quali e l’ingresso nei tabelloni del Master 1000 di giocatori che altrimenti non sarebbero mai entrati e che hanno poche chance di andare avanti.
Alcuni potranno dire: gli assenti hanno sempre torto e chi vince merita di avere un riconoscimento! Vero. Ma anche in questo caso emergono un paio di problemi. Il primo è che le pre-qualificazioni sono programmate a ridosso del Master 1000: e così può accadere che chi vince le pre-quali arrivi a giocarsi il match che conta, con un avversario di classifica nettamente inferiore, spompato per le tante fatiche accumulate giorno dopo giorno. Il secondo riguarda il concetto di  wild card in senso stretto: essa dovrebbe essere un’opportunità fattiva da spendere nelle condizioni migliori possibili e un premio per i risultati ottenuti, non in un singolo torneo ma in tutta la stagione. Con questo format invece l’invito, da conquistare sul campo con tanta fatica, diventa non tanto la porta d’accesso verso qualcosa di più grande ma il punto d’arrivo di un percorso decisamente da rivedere…

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