Il monopolio FIT su ruoli extra-sportivi. Educatori alimentari, incordatori e dirigenti sotto l’egida federale: è la strada giusta per il bene dei circoli?

Sulla tematica del monopolio perpetrato dalla Federazione Italiana Tennis in materia di insegnamento e di figure tecniche come gli istruttori, i maestri, i preparatori atletici abbiamo parlato diffusamente parecchie volte. Ma quello che sta accadendo da alcuni anni è un fenomeno molto interessante, che vale la pena approfondire. La FIT infatti sta allargando il suo raggio di interesse da figure professionali tipiche del suo settore di riferimento (gli insegnanti su tutti) a settori esterni, che in teoria hanno poco o nulla a che vedere con il mondo della racchetta ma che vale la pena inglobare, principalmente per motivi di business. Già il business, tradotto in soldoni il denaro, il motivo principale che è stato alla base della grande riforma del settore tecnico: perchè se vi diranno che essa è stata portata avanti per diversificare e arricchire l’offerta didattica, la verità chiarissima è che rappresenta un indotto economico pazzesco tra corsi di formazione e corsi di aggiornamento a cui ogni anno sempre più persone devono partecipare per mantenere il proprio titolo.
Ma torniamo all’argomento dell’inchiesta di oggi, ovvero quello delle nuove figure professionali inserite all’interno del progetto didattico FIT. In particolare sono tre: la figura del nutrizionista, del dirigente e, da quest’anno, quella dell’incordatore. La Federazione punta forte su questo nuovo mercato, come appare evidente dal planning 2020 dell’Istituto di Formazione Roberto Lombardi: in Italia saranno attivati addirittura 28 corsi di formazione per Dirigenti (suddivisi tra 1° e 2° Grado), 5 corsi di formazione per Educatori Alimentari e 12 corsi di formazione per Incordatori (suddivisi tra 1° e 2° grado). Lo sbilanciamento dell’offerta a favore dei Dirigenti è facile da spiegare: a differenza delle altre due figure professionali, che richiedono alta specializzazione (esistono anche Corsi di Laurea in Educazione Alimentare), quella del dirigente è una figura più che generica, che tutti bene o male possono ricoprire. Il piano della FIT è molto semplice: questi tre ruoli didattici “extra-settoriali” vengono comunicati come fondamentali all’interno della vita di un circolo tennis, vengono inseriti all’interno del percorso didattico esattamente come gli insegnanti, vengono attivati corsi per formare queste figure all’apparente scopo di arricchire la proposta dei circoli ma in realtà vengono rese obbligatorie per determinati tipi di scuole (una Top School deve obbligatoriamente avere un rosa un Educatore Alimentare, e dalla Basic School in su, quindi in quasi tutte le scuole, deve essere presente un Dirigente Federale), e il gioco è fatto.
Perchè tutto ciò comporterà che le singole persone parteciperanno ai corsi non per volontà di essere formati o per un reale spirito di accrescimento, ma per senso di dovere nei confronti del proprio circolo, che avrà bisogno di queste figure per ottenere la certificazione della propria scuola. Ma se per quanto riguarda gli insegnanti la FIT ha diritto di portare avanti con forza il suo programma didattico, per quanto riguarda le figure extra-settoriali no. Perchè è assurdo che un laureato in Educazione Alimentare o Dietologia debba partecipare ad un corso di formazione FIT e poi pagare fior di quattrini ogni anno, altrimenti diventa privo di requisiti. E’ assurdo che un incordatore professionista debba diventare pure Incordatore FIT per avere il diritto di lavorare all’interno di un circolo attraverso un corso di una settimana (quando l’incordatura è un’arte che si apprende dopo anni e anni di lavoro) e poi pagare fior di quattrini ogni anno. E’ assurdo che venga promossa la figura dei dirigenti FIT nei confronti di persone che già sono dirigenti o possiedono qualifiche dirigenziali (e dunque non hanno bisogno di un ulteriore riconoscimento) oppure di persone che non hanno e non avranno mai tali competenze, ma che fanno comodo perchè pagheranno fior di quattrini ogni anno.
Sulla figura del dirigente poi ci sarebbero da dire molte altre cose. Perchè in realtà una figura del genere all’interno dei circoli servirebbe come il pane, ma in Italia all’interno delle associazioni sportive il professionalismo è visto come un tabù e vige la logica del volontariato. Pratica magnifica e onorevolissima finchè si parla di ruoli operativi (ben venga un autista volontario, un custode volontario, un assistente volontario), ma non quando si parla di ruoli dirigenziali. Perchè un circolo tennis ormai è un’azienda a tutti gli effetti, che genera utili, ha moltissimi costi e dipendenti. Dunque come tale deve essere gestito da figure dirigenziali, e non da volontari. L’avvocato, o il commerciante, o il professore magari saranno bravissimi a fare il loro lavoro, ma gestire un circolo tennis è un’altra cosa. E oggi i dirigenti delle associazioni sportive sono avvocati, commercianti, professori, e non dirigenti professionisti. Se un circolo spesso va male, o nascono faide interne sanguinosissime (ve ne potrei citare a bizzeffe di casi del genere) il motivo è proprio questo. La Federazione dovrebbe spingere in maniera reale, per il bene di tutti, affinchè i propri circoli affiliati siano professionalizzati, e non promuovere corsi per “formare” figure che nulla hanno a che fare con ruoli dirigenziali in ambito sportivo.

Alessio Laganà

1 Commento
  1. Filippo

    A tal proposito, ho personalmente svolto poco fa un corso di formazione di IS2 e, a detta anche della maggior parte degli altri corsisti, i contenuti erano praticamente gli stessi del 1º grado. È palese l’obiettivo della FIT di aumentare il numero di corsi con lo scopo di fare cassa.
    Se almeno questo servisse ad investire sulla tutela di noi insegnanti… e invece niente!
    Ad ogni modo il vento sta cambiando. In una slide presentata al suddetto corso, mostrata per vantarsi dell’aumento costante del numero di scuole tennis affiliate negli ultimi 10 anni circa, emergeva un dato piuttosto esplicativo; dal 2018 al 2019 quel numero è diminuito!
    La corda si rompe, prima o poi…

    12 Dicembre 2019 at 9:49 - Rispondi

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