Il paradosso del tennis in zona rossa: la tessera “FIT” dà indennità ad infrangere qualsiasi limitazione negli spostamenti

In questi giorni abbiamo letto e riletto il Decreto Ministeriale del 2 novembre, che impone nuove limitazione in virtù dell’aggravarsi della situazione sanitaria e divide le regioni italiane in tre fasce, oltre a tutte le numerose interpretazioni uscite sui giornali e sui social. Sebbene non siamo ancora arrivati ad una verità univoca e rimangono alcuni passaggi equivocabili, abbiamo cercato di delineare un quadro esatto delle norme che regolano l’attività sportiva. E abbiamo trovato un paio di enormi paradossi per quanto riguarda la pratica del tennis all’interno delle zone rosse. Ci spieghiamo meglio…
IL TENNIS NELLE ZONE ROSSE – A differenza del lockdown primaverile, il DPCM non impone la chiusura dei centri sportivi ma “sospende tutte le attività all’interno dei centri sportivi, anche all’aperto“. Una sfumatura differente, ma non banale. Questo perchè all’interno dei circoli tennis “sono consentite gli eventi e le competizioni riconosciuti dal CONI di interesse nazionale e le sessioni di allenamento a porte chiuse, di atleti professionisti e non, partecipanti alle competizioni sopra indicate”. Da qui arriviamo alla famigerata lista di tornei di interesse nazionale pubblicata sul sito del CONI, ovvero tutti i tornei sotto l’egida FIT (Open, Terza Categoria, Quarta Categoria, Under…) che di fatto concede la possibilità a tutti i tesserati agonisti di essere annoverati tra gli atleti di interesse nazionale. Anche in zona rossa, dunque, un circolo è autorizzato ad organizzare tornei FIT di qualsiasi natura (lo dimostra il fatto che oggi stesso si sono disputati tornei in Lombardia e in Piemonte).
IL PARADOSSO DEL QUARTA CATEGORIA – Questo cavillo regala ai 78.934 tesserati FIT una sorta di “immunità”, al punto da poter infrangere i normali limiti negli spostamenti in zona rossa e arancio. Parificando la condizione di un 2.1 (che magari atleta di interesse nazionale lo è veramente, e svolge attività professionale) a quella di un 4.6, anche quest’ultimo ha il permesso di spostarsi in virtù del suo titolo di “atleta di interesse nazionale”. Un 4.6 di Palermo, per esempio, può iscriversi ad un Torneo di 4a Categoria a Milano, ed è autorizzato a muoversi in tutta Italia, o in tutta la sua Regione, per partecipare alla competizione, mentre il suo vicino di casa non potrà allontanarsi dal raggio di prossimità della sua abitazione tranne che per motivi di necessità e di lavoro. In questo caso abbiamo esasperato il paradosso, ma rimane il fatto che tutti i tesserati FIT d’Italia sono autorizzati a varcare i confini non solo comunali, ma anche regionali per disputare un torneo amatoriale.
IL PARADOSSO DEGLI ALLENAMENTI – Per quanto riguarda gli allenamenti dei tennisti di interesse nazionale (ovvero tutti gli agonisti) il principio seguìto è diverso e fa sorgere un altro paradosso. Se la partecipazione ad un torneo individuale è un motivo riconosciuto per uno spostamento, il recarsi presso un circolo tennis per una sessione di allenamento lo è solo all’interno dei confini comunali. Il Decreto Ministeriale infatti recita così per quanto riguarda le zone rosse e arancio: “E’ vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in quel comune“. Abbiamo interpretato quest’ultimo passaggio in tal senso: gli allenamenti devono svolgersi all’interno del proprio comune di residenza, a meno che non vi sia un circolo tennis o sia chiuso, il tal caso lo spostamento per allenarsi nel circolo di un altro comune è consentito. Da qui nasce il secondo paradosso: il medesimo 4.6 che è autorizzato a spostarsi da Palermo a Milano per disputare un torneo di 4a Categoria non è autorizzato a percorrere 3 km per andarsi ad allenare presso un altro comune, magari nel circolo che frequenta abitualmente o dove è socio. E’ uno scenario, quest’ultimo, tipico dei piccoli comuni, dove non esistono molti circoli tennis ed è normale scavallare i confini comunali per allenarsi. Una limitazione del genere crea delle difficoltà, perchè magari un giocatore è costretto ad allenarsi in un circolo dove non è socio ed ha condizioni economiche peggiori, dove non ha compagni di allenamento, dove il maestro non è disponibile, dove non ci sono spazi per giocare. Che senso ha tutto questo?

Ci rendiamo perfettamente conto che un DPCM si occupa della materia generale e non sviscera i singoli casi, ma è assurdo che vi siano tali paradossi. La problematica nasce dalla “forzatura”, della FIT prima e del CONI dopo, di voler inserire tutti i tesserati agonisti tra gli atleti di interesse nazionale: se questo ha un senso per tutelare l’attività di un professionista o per permettere lo svolgimento di base di uno sport ritenuto sicuro, non lo ha nel momento in cui, in una situazione così delicata, consente ad un atleta nazionale di nome, ma non di fatto di spostarsi addirittura in un’altra Regione, mentre tanti comuni mortali non possono muoversi di casa. Fa piacere sapere che in un momento del genere, a differenza di sei mesi fa, il nostro sport non si sia fermata, ma la priorità dovrebbe essere quella di tutelare circoli e categorie professionali allo stremo piuttosto che persone che giocano a tennis soltanto per divertimento.

12 Commenti
  1. Marco

    Il tennis o si chiude per tutti o si apre per tutti. Non ci sono vie di mezzo. Chi viene più penalizzato è sempre l’ ultimo cioè il non agonista. M a ricordate tutti e anche tu signora FIT che chi manda avanti i circoli sono quelli come me cioè gli ultimi.

    9 Novembre 2020 at 20:21 - Rispondi
  2. Fabrizio

    Ma che senso ha. I super mercati, le stazioni, le strade del centro sono 300 volte piu affolate di un campo di tennis. Il resto son chiacchiere e politica. Come le non decioni che ci hanno portato a questo punto da gennaio.

    9 Novembre 2020 at 22:55 - Rispondi
  3. Massimo

    Nel momento in cui si entra in campo e si gioca non ci sono rischi particolari quindi ci sta a chiudere nei circoli altre attività come palestre, ristorazione, spogliatoi, sale di svago ma mi pare che la chiusura anche della pratica tennistica sia paranoica

    10 Novembre 2020 at 10:14 - Rispondi
  4. Armando

    ma scusate …avete mai visto un campo da tennis dove ci sono solo i due giocatori a distanza ciascuno nel proprio campo?? rischio di contagio pari a zero! ma pensate alle cose ben più gravi che a scrivere queste stupidaggini!!!

    10 Novembre 2020 at 15:17 - Rispondi
  5. Giorgio

    E poi vogliono che tu faccia qualche attività sportiva perché fa bene.Ma dove….. solo chi è tesserato può e le migliaia di persone come me che giocano e sono state agoniste in passato e adesso vogliono giocare perché è una passione? No, la Federazione forse non sa che noi paghiamo ogni volta che giochiamo e i circoli hanno bisogno di queste persone. Un saluto da 1 tennista deluso

    10 Novembre 2020 at 16:13 - Rispondi
  6. Sergio

    Se io non posso non devono farlo nemmeno gli altri è da asilo nido. Appurato che il tennis è lo sport più sicuro al mondo se la Fit ,con un escamotage, è riuscita a fare giocare qualche migliaio di giocatori tanto di cappello. Certificato e tessera e si gioca tutti.

    10 Novembre 2020 at 19:19 - Rispondi
  7. Barbara Destro

    La presente per ringraziare il vostro staff per la qualità degli articoli pubblicati in questo sito. Barbara giornalista e presidente di un circolo tennistico del Veneto.

    10 Novembre 2020 at 22:27 - Rispondi
    • Redazione GTT

      Grazie mille, gentilissima

      10 Novembre 2020 at 22:54 - Rispondi
  8. tiziano

    Come giustamente si sottolinea nell’articolo, la priorità è la salute. Spostarsi in macchina da soli per andare in un Comune limitrofo ad allenarsi è un’attività del tutto sicura e solo questo occorre valutare. Sinceramente porre su piani diversi, come fa l’articolo, chi gioca a tennis per puro piacere e non è un professionista è un fatto fastidioso. Ricordo che il movimento tennis è costituito da non professionisti che di tasca propria danno lavoro a tanti circoli, vanno a vedere tornei ed alimentano in tanti altri modi il movimento. Occorre valutare i casi concreti e non generalizzare tra categorie.

    11 Novembre 2020 at 8:12 - Rispondi
  9. Meni Roberto

    E dall’inizio di questo protocollo che sono state prese decisioni sbagliate.
    Mi chiedo che differenza ce da un tesserato Agonista e un tesserato non Agonista se ce da prendere il Covid lo prendiamo tutti e due .
    Sono un ex Agonista e non sono d’accordo con tutto questo .
    Questa è una strategia per far spendere dei soldi a chi vuole giocare al coperto con la tessera FIT e chi gode e solo la FIT incassando tanti soldi.

    11 Novembre 2020 at 10:02 - Rispondi
    • Pier Paolo

      Solite cose all italiana

      15 Novembre 2020 at 15:27 - Rispondi
  10. Ponzi Domenico

    Grande furbata presidente Binaghifar tesserare i soci dei circoli per poter cosi giocare …

    11 Novembre 2020 at 11:54 - Rispondi

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