Intervista esclusiva del 2012 a Enrico Becuzzi, il tennista giramondo

Le vie del Signore del tennis sono infinite.. Chi di noi malati della racchetta non ha sacrificato centinaia di ore di studio, di lavoro, impegni con gli amici, uscite con amiche e fidanzate, alternative divertenti, spinto solo da un unico elemento: la passione. E chi di noi non avrebbe voluto almeno una volta, solo per sentire l’effetto che fa, calcare i palcoscenici internazionali e trovarsi a tu per tu con i campioni del tennis, non solo per strappare loro un autografo su una palla gigante.
Enrico Becuzzi ha fatto di questa smisurata passione una professione, anzi una ragione di vita. Il trentanovenne giramondo grossetano da più di quindici anni frequenta con assiduità il circuito professionistico Challenger e Future. Non sono i risultati, in questo caso, la molla che lo fanno andare avanti con immutato impegno: il suo best ranking da singolarista è stato 1400 delle classifiche Atp, ma ad onor di cronaca “Becu” vanta anche un più che onorevole numero 724 al mondo di doppio. Abbiamo intervistato in esclusiva questo personaggio unico e simpaticissimo, che ci racconta qualcosa di sè…
Allora Enrico, da dove iniziare… Da dove nasce questa grandissima passione per il tennis che ti porta a girare il mondo continuamente per tornei internazionali?
Sono quindici anni, con periodi più o meno intensi, che svolgo ininterrottamente attività internazionale. Ciò che mi spinge in questa attività è l’amore per questo sport e la voglia di migliorarmi. Anche se in singolare ho raccolto al massimo un punto ATP, la mia aspirazione è di crescere, anche adesso che la concorrenza è spietata a livello di qualificazione. In doppio invece posso dire di essermi tolto delle belle soddisfazioni e di aver giocato a fianco di tennisti fortissimi.
La domanda è doverosa: perchè preferisci portare avanti un’attività internazionale, sicuramente più difficile e dispendiosa, rispetto a un circuito nazionale dove avresti maggiori possibilità di ottenere delle vittorie?
I motivi sono essenzialmente due. Il primo che il mio obiettivo tennistico è di migliorare la classifica internazionale e non quella italiana. Il secondo è che i tornei Open non mi piacciono e mi danno pochissimi stimoli. La formula introdotta da alcuni anni è penalizzante, limitante e ingiusta, visto che tutti dovremmo partire dallo stesso turno e non a scaglioni in base alla classifica. Perciò preferisco disputare tornei internazionali, a costo di sacrificare delle vittorie.
Abbiamo parlato del tuo best ranking di doppio, anche grazie al supporto di colleghi famosi. Chi sono i tennisti professionisti con cui hai maggiormente legato e come giudicano la tua attività?
Ai tempi della mia permanenza a Grosseto ero molto legato ai miei compagni di squadra e allenamento argentini Tenconi, Jorquera e Fracassi. Poi dopo essermi trasferito a Livorno sono diventato amico di Paolo Lorenzi, ragazzo umile e eccezionale. Con lui ho girato spesso in tutto il mondo e mi ha concesso l’onore di giocare a suo fianco in doppio. Per il resto citare i nomi di tutti gli amici del circuito sarebbe impossibile: rischierei di dimenticare qualcuno e sarebbe ingeneroso! In generale ho un buon rapporto un po’ con tutti. Mi fa piacere tuttavia ricordare anche i tecnici che mi hanno seguito in questo percorso, da Angelo Tanganelli a Claudio Galoppini fino a Stefano Giovannini, tecnico e preparatore di Paolo Lorenzi a Livorno.
Che cosa ti piacerebbe fare una volta “attaccata la racchetta al chiodo”?
Vorrei continuare a giocare finchè ho voglia e motivazioni. Poi non mi dispiacerebbe allenare giovani promettenti che desiderano provare a diventare professionisti, mentre mi vedo meno nel ruolo di maestro di circolo. Nel frattempo ho acquisito una qualifica con la PTR di Bertino e Van der Meer.
Quali sono le tue passioni al di fuori del campo da tennis?
Ne ho diverse. A parte quelle che non si possono raccontare pubblicamente… sono un fanatico dei Boston Celtic e della musica rock/metal, in particolare dei Guns n’ Roses.
Alcuni addetti ai lavori e tifosi criticano la tua attività professionistica, ritenendola sproporzionata ai risultati raggiunti. Cosa rispondi ai tuoi detrattori?
Sinceramente non credo ci sia molto da rispondere. Ognuno ha la sua storia personale di vita e di sport, e spesso chi giudica lo fa da fuori, senza conoscere niente delle persone e del loro vissuto. Io ho avuto la mia storia, ho iniziato a praticare il tennis sul serio in età relativamente tarda e sono fiero di quello che faccio, senza ascoltare troppo le critiche di chi non mi conosce.

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