La “fase due” per il mondo del tennis: ecco cosa potrebbe accadere a circoli, insegnanti, tornei, campionati al momento della riapertura

Iniziano a trapelare sui giornali i primi dettagli sulla “fase 2”, lo step successivo al lockdown completo che dovrebbe partire, a meno di recrudescenze dei numeri, dal 4 maggio. Anche se è ancora tutto assai ipotetico, il Governo sta iniziando a pianificare il ritorno alla normalità (molto diversa rispetto alla vita a cui eravamo abituati) e a valutare un piano di rientro settore per settore. Questo riguarda pure lo sport. Per il momento non esistono elementi specifici per fare previsioni esatte, ma abbiamo provato a delineare il quadro della situazione e a portare avanti alcune ipotesi su quello che accadrà al mondo dello sport nella prossima estate.

LE TEMPISTICHE – Secondo quanto emerso in questi giorni, nel mese di giugno dovrebbero riaprire i centri sportivi permettendo lo svolgimento delle attività individuali: sarà l’inizio della fase 3. Teoricamente il tennis è una delle discipline sportive che meglio si sposa con il rispetto delle distanze di sicurezza: due giocatori di tennis si trovano ad una distanza media di 20 metri l’uno dall’altro. In pratica il discorso è un po’ più complesso.
In realtà è ancora troppo presto per sostenere con certezza che il tennis riaprirà i battenti, seppur con mille accorgimenti, alla prima settimana di giugno. Dipenderà esclusivamente dall’andamento dei numeri della pandemia. Senza dimenticare il rischio di ricadute: una volta attivate le fasi due e tre, qualora dovesse esserci una recrudescenza dei numeri si tornerebbe ad un regime più restrittivo per contenere la diffusione del virus.

LA RIAPERTURA DEI CIRCOLI – Che sia la prima settimana di giugno o più tardi, i circoli prima o poi riapriranno le loro porte: indubbio, ma con quali restrizioni? Le attività più sicure all’inizio saranno le ore private individuali, dove i due giocatori potranno mantenere agevolmente la distanza di sicurezza. Per quanto riguarda i corsi organizzati, le difficoltà sono superiori: nelle lezioni collettive sarà molto più difficile garantire le distanze interpersonali, per questo è assai probabile che verranno messi dei paletti e che sarà possibile svolgere lezioni solo per un numero limitatissimo di allievi (al massimo due, probabilmente). Per le lezioni di gruppo l’appuntamento è rimandato per l’inizio della prossima stagione: a quel punto saremo in grado di capire se sarà possibile ricominciare come al solito, oppure se sarà necessario continuare a evitare grandi assembramenti, con notevoli stravolgimenti per la didattica tradizionale.

I TORNEI INDIVIDUALI – Capitolo manifestazioni ufficiali. Qui il pallino è in mano, oltre che al Governo, alla Federazione Italiana Tennis. In linea teorica i tornei individuali potrebbero ripartire al momento esatto in cui si ridà il via libera ai circoli. In pratica ci sono tanti altri fattori in ballo. E’ vero che in un torneo individuale le distanze interpersonali sono pressochè garantite, ma esistono altri aspetti da tenere in considerazione: c’è il problema accompagnamento dei tennisti minorenni (per i quali è impossibile muoversi da soli per partecipare ai tornei, ma sarà permessa la presenza di accompagnatori?) e c’è il problema spogliatoi. Nella prima fase di emergenza sono stati chiusi, ma immaginate il disagio per un tennista reduce da un match di due ore, sotto un caldo torrido, che per tornare a casa deve viaggiare per 100 chilometri in automobile. L’alternativa è contingentare l’accesso agli spogliatoi, ma in concreto non è così facile.

I CAMPIONATI A SQUADRE – Discorso analogo vale per i campionati a squadre, con le stesse incognite legate a accompagnamento dei minori e a spogliatoi. Rispetto ai tornei individuali l’organizzazione dei campionati a squadre è più articolata. Innanzitutto perchè per ogni incontro intersociale non si muovono due atleti, bensì sei e oltre, spesso più di dieci. Inoltre perchè il calendario dei campionati a squadre è molto articolato, dura dei mesi e prevede fasi provinciali, regionali e nazionali. L’unico modo per “salvare” i campionati del 2020 sarà quello di riscrivere formule più snelle, con poche partite, e in mesi diversi dal solito (da luglio a ottobre). Non è detto che, anche rispettando tutti questi vincoli, sia possibile riuscire a svolgere i campionati a squadre, e a quel punto l’unica soluzione sarebbe quella di cancellare l’intera stagione.

LA SOPRAVVIVENZA DEI CIRCOLI TENNIS E DEI MAESTRI – Il via libera all’attività tennistica darà la possibilità alle due categorie duramente colpite da questa emergenza, ovvero insegnanti e circoli tennis, di riprendere fiato sul piano economico. Ma le conseguenze dei mesi di stop rimarranno.
Se l’attività riprendesse nelle modalità descritte in precedenza sarebbe una bella boccata d’ossigeno per gli insegnanti dopo le settimane di carestia. Tuttavia se l’organizzazione dei corsi dovesse spostarsi da una logica più collettiva a una più individuale il risultato sarebbe uno solo: il ritorno del tennis a una dimensione più elitaria. Gli addetti ai lavori sanno benissimo di cosa parlo. Il tennis è uno sport piuttosto caro, ma negli ultimi decenni è diventato alla portata di quasi tutti. Le lezioni di gruppo sono economicamente molto più accessibili di lezioni individuali: se la tendenza sarà quella di vietare lezioni con più di due allievi in campo, saranno penalizzati quelli allievi con minori disponibilità economiche. Giocare a tennis in due è meno abbordabile rispetto a giocare in gruppo, soprattutto se siamo assidui praticanti. Considerando anche le difficoltà finanziare a cui andranno incontro larghe fasce della popolazione dopo l’emergenza, il rischio che il tennis possa perdere il suo carattere “popolare”, guadagnato negli ultimi decenni, è concreto.
Il destino dei circoli è legato a doppio filo a quello dei maestri, ma i fattori in gioco sono più numerosi. Nei mesi di lockdown le strutture sportive hanno subito, come tutte le altre attività commerciali, un’autentica mazzata: grossissime spese fisse da sostenere, mutui e finanziamenti accesi per palloni contro zero ricavi. Anche per i circoli la riapertura sarà una boccata d’ossigeno, ma i danni potranno essere stati stati ingenti, in alcuni casi purtroppo letali: dalla sopravvivenza dei circoli tennis, ricordiamo, dipende la sopravvivenza di insegnanti, preparatori atletici, custodi, addetti ai campi, personale amministrativo, baristi, e la paura è che diversi centri sportivi non riusciranno a riprendersi da questo cataclisma.

L’INCOGNITA MASCHERINE E GUANTI – Per concludere rimane in sospeso un’altra problematica di cui per il momento nessuno ne parla (giustamente, in quanto ci sono altre priorità) ma che non può essere elusa. L’obbligo di mascherina e guanti sarà introdotto anche nello sport? Sappiamo già che alla fine del lockdown le persone potranno uscire di casa rispettando le distanze interpersonali e indossando guanti e mascherina. Ma l’obbligo sarà in vigore anche durante lo svolgimento di una pratica sportiva? Inutile girarci intorno: giocare a tennis con mascherina e guanti è di fatto impossibile, soprattutto ad alte temperature. Si tratta di un aspetto importante, più di quanto si pensi. Se le autorità preposte non affronteranno la questione in maniera pratica ma emetteranno un’ordinanza indistinta che obbligherà chiunque pratichi sport ad indossare guanti e mascherina, il rischio è che il nostro amato tennis possa subire un brutto contraccolpo. E che molti atleti optino per altre forme di attività motoria più gradevoli da effettuare con una mascherina davanti al viso, se mai ne esistano.

4 Commenti
  1. Paolo Vannucci

    L’articolo mi sembra un po’ troppo negativo.
    Due. Tre cose da dire.
    Risulta palese che qualsiasi eventuale ripartenza dei circoli è subordinata all’andamento dei contagi.
    Ovviamente le condizioni di sicurezza dei giocatori e insegnanti sul campo deve essere garantita, non tanto con l’uso di mascherine e/p guanti, ma semmai con la diversa collocazione delle poltroncine e magari con l’igiene delle mani ad ogni cambio campo o tot minuti. Perché il vero rischio sta nelle palline ed igjenizzarsi le mani spesso aiuta sicuramente. Per le problemariche relative agli spogliatoi dipenderà dalla logistica di ogni singolo circolo. Poi risulta ovvio che se si concede di praticare un sport (qualsiasi) non si pretendere l’uso di maschere e guanti.

    15 Aprile 2020 at 17:51 - Rispondi
    • Redazione GTT

      Ciao Paolo, in queste settimane abbiamo visto cose talmente surreali che purtroppo non c’è nulla di ovvio. Ci auguriamo che avvenga quello che dici tu: praticare attività sportiva con guanti e mascherine non avrebbe alcun senso, ma non ci metterei la mano sul fuoco che ciò non accadrà…
      Alessio

      16 Aprile 2020 at 15:14 - Rispondi
      • Paolo Vannucci

        Su quello concordo. Ma bisogna aver quel poco di buon senso che purtroppo oggi abbiamo perso.
        Il Covid19 lo ha solo evidenziato con maggiore forza.

        16 Aprile 2020 at 21:44 - Rispondi
  2. Michele

    Io farei un’osservazione sul discorso raccoglimento palline e sul fatto che l’allievo non debba toccare le palline durante la lezione per il problema del contagio (visto che sicuramente a priori le palline tolte dal cesto le ha toccate in primis il maestro). In commercio esistono dei raccoglitori di palline che permettono all’allievo di raccoglierle e scaricarle nel cesto senza venire a contatto con esse. L’unico importante accorgimento da parte del maestro è disinfettare accuratamente il raccogli palline prima e dopo la lezione!!!

    15 Maggio 2020 at 9:50 - Rispondi

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