La forza mentale supera ogni ostacolo….Quando i sogni impossibili diventano realtà: la storia di Luca Vanni

Chi ha visto in tv l’incontro del primo turno del torneo ATP 250 di Marsiglia traLuca Vanni e Simone Bolelli mercoledì pomeriggio avrà potuto notare un match combattuto tra due ragazzi classe 1985, finito 64 76 per il tennista più in avanti in classifica e con la maggiore abitudine a certi palcoscenici e soprattutto alla rapida superficie francese. Chissà quanti coetanei sono cresciuti avendo a fianco una spinta motivazionale data da un altro compagno, magari più forte, più promettente, con cui confrontarsi spalla a spalla e progredire di conseguenza. Ecco, questa non è la storia di Luca Vanni e Simone Bolelli, i coetanei: il forte bolognese è nel ranking ATP dal 2002, mentre in quello stesso anno l’aretino nato a Castel del Piano nell’Amiata grossetana e ”rimasto lì per un giorno”, da sempre orgoglioso residente di Foiano della Chiana, comune di 9622 anime in Provincia di Arezzo e zero circoli di tennis, era appena entrato nella Terza Categoria italiana come classificato 3.5. Bolelli nel 2001 era 2.8, a 16 anni, come li aveva Luca, che è più ‘anziano’ di circa 4 mesi e che a quel tempo ancora si divertiva a sfidare le ‘vecchie glorie’ del Circuito delle Vallate Aretine ed era 4.3. Sono tanti i tennisti nell’aretino che possono vantare almeno una sfida e addirittura una vittoria con ‘Lucone’, in quell’anno autore di un primo salto di qualità che gli consentì di conquistare il Master del Circuito, titolo ambitissimo tra i ‘Quarta’ della zona. Eppure, il tennis è bravissimo a rendere realtà i sogni, e mercoledì, a Marsiglia, senza un nastro beffardo in favore di Bolelli sul match point, la partita sarebbe potuta girare dalla parte di quel ragazzo che nel 2001 soffriva, sudava, sbuffava e si impegnava in mezzo a tanti di noi appassionati per ritagliarsi un posto al sole.
Luca, nativo tennisticamente parlando di Sinalunga, prese successivamente ad allenarsi coi ragazzi del Tc Giotto e aveva una determinazione così forte che, dopo scuola, si sobbarcava una mezz’oretta di pullman per raggiungere i compagni di allenamento dell’epoca in direzione Arezzo. Vanni, il ragazzo alto che tirava forte il servizio e poi ‘remava’ da fondo, quello che ”ero negato” e ”a 18 anni ero 3.2 mentre Nadal vinceva gli Slam”, ha sempre avuto nella perseveranza e nella forza mentale un dono notevole. La caratteristica della sua imperiosa scalata è evidente e ce la spiega uno dei suoi primi allenatori, Nicola Carini”Grazie a una dote non comune di applicazione Luca saliva molto rapidamente come livello di gioco e quindi in classifica, e poi per un po’ di tempo si stabilizzava. Dopo qualche mese, riecco l’impennata, e via così”.
Una storia che appassionato tutti, quella di Luca Vanni da Foiano, il gigante buono che porta nel cuore il ricordo di Federico Luzzi e che guida ancora una Fiat Bravo con 300.000 chilometri sulle ruote. Tutta strada divorata alla ricerca di un sogno, quel sogno distante solo 8 posti (i top 100) e sfiorato con la tiratissima finale di San Paolo. Divenuto Seconda Categoria con le classifiche targate 2004 (2.7) e una volta terminata la scuola pubblica con in tasca il diploma di Ragioneria il nostro eroe, supportato dalla famiglia (il padre Luciano, tra l’altro, ha giocato anche in Serie A2 di pallavolo), decide di provarci sul serio iniziando a cercare gloria nei tornei Open regionali e nazionali. Nel 2005 (2.3) e soprattutto nel 2006, grazie al primo successo in carriera ITF colto ad Avezzano, comincia la storia del Vanni professionista, quello che per tirare avanti alla caccia del sogno è costretto a racimolare soldi in qua e in là per le competizioni a squadre europee divorando l’asfalto con la sua fida Fiat Bravo. Queste manifestazioni sono un’arma a doppio taglio per i ‘pro’: sono indispensabili perché altrimenti sarebbe impossibile finanziarsi l’attività ma al contempo rischiano di demolirla in quanto si giocano nel fine settimana non consentendo di fare le qualificazioni dei tornei di livello un po’ più alto e soprattutto condizionano, col loro impegno fisico e mentale, la disputa di un eventuale torneo successivo. Forse è qua che si irrobustisce e si fortifica la psiche di Luca Vanni da Foiano, quello che a San Paolo ha sconfitto i cinquemila scalmanati del pubblico e il brasiliano Joao Souza pronto ad aizzarli, e quello che finito il match con Bolelli, raccontano i presenti, credeva di poter vincere nonostante il fuso orario, la disabitudine alla superficie e quel passato da gregario. Forse, chissà, la forza mentale del toscano è stata irrobustita da due operazioni alle ginocchia risalenti a una decina di anni fa, periodo in cui è iniziata quell’ascesa che pareva essersi interrotta nel 2012 al numero 272 ATP, dopo le ‘solite’ fasi di crescita e stabilizzazione e tanti tornei Open e match di Campionati a squadre per continuare a inseguire il sogno.
Questo è da considerarsi il turning point del Lucone nazionale, del ragazzo dalla porta accanto che, dopo una breve parentesi alla Blue Team e il successivo trasferimento al Tennis Training Villa Candida di Foligno, seguito da coach Gorietti stava puntando a crescere nel ranking. La terza operazione alle ginocchia, che nel 2013, a 28 anni, avrebbe fatto pensare a più di qualcuno a cosa fare da grande, è invece il preludio a un 2014 da sballo, fatto di 7 vittorie ITF e di una finale Challenger costruite con quella mente che non ne voleva sapere di mollare e che lo porta a inizio anno a ridosso dei primi 150 del mondo. Conquistati con quella freddezza che lo caratterizza e che gli ha permesso di cogliere i risultati attuali, insperati per molti, compresi coloro i quali lo schernivano fino a poco tempo fa sull’età non più verde e sulle risicate speranze di poter arrivare al tennis che conta. Luca, con carattere e quella testardaggine che gli viene riconosciuta da sempre, ce l’ha fatta e non ha assolutamente voglia di sedersi. Questo pomeriggio, acclamato dalla sua Foiano, si godeva un bel bagno di folla con tanto di firma di autografi per i partecipanti del Carnevale più antico d’Italia. A chi lo criticava, anche a male parole, non resta che fare il ‘leone da tastiera’, sport purtroppo molto praticato a livello nazionale che il nostro eroe ha sconfitto senza appello lanciando un messaggio per i giovani di oggi, etichettati da più parti come ‘bamboccioni’. Volere è potere! Lucone docet.

Giorgio Panini

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