L’evoluzione del ruolo di insegnante di tennis e del rapporto con i circoli: il nuovo concetto di “marketing tennistico”

Abbiamo ripreso una vecchia, ma sempre attualissima inchiesta, che riguarda l’evoluzione del ruolo di insegnante e del loro rapporto con i circoli tennis negli ultimi 30 anni e del concetto di “marketing tennistico”. Abbiamo contattato per questo Bruno Del Soldato, autentico “guru” dell’insegnamento tennistico toscano, che dagli anni ’80 a oggi ha vissuto tutta l’evoluzione del ruolo del maestro di tennis e adesso è il direttore della Tennis Smile a Santa Croce sull’Arno.

Il primo fattore lampante di trasformazione del ruolo di istruttore di tennis deriva dal metodo di formazione degli insegnanti del principale ente istituzionale preposto, la Federazione Italiana Tennis. Fino a un decennio fa, esisteva un unico percorso per diventare maestri di tennis: era una strada lunga, faticosa e molto selezionante. Oggi l’accesso alla professione è stato frazionato in molti step, dall’istruttore di Primo Livello al Tecnico Nazionale: è evidente che dietro a questo cambiamento ci siano prevalentemente motivazioni economiche (più istruttori “certificati” ci sono, più la FIT guadagna in tasse e corsi di aggiornamento) e profonde contraddizioni (perchè un istruttore di Primo Livello deve occuparsi di minitennis, probabilmente il settore più delicato dell’insegnamento? Perchè le competenze previste per il vari livelli di fatto vengono ignorate all’interno della vita di un circolo, dove il maestro in realtà fa quello che c’è bisogno di fare?) ma non è nostra intenzione approfondire tale argomento in questa sede. Oggi fare tutto il percorso fino alle “vette” di Maestro e Tecnico Nazionale è sempre molto faticoso e dispendioso, ma è altrettanto evidente che con pochissimo tempo e impegno si può essere abilitati e regolarizzati diventando Istruttori di Primo Livello: ciò ha aperto la strada dell’insegnamento a moltissime persone che in passato ne sarebbero rimaste fuori, con un totale cambiamento della figura di insegnante e del rapporto tra insegnanti e circoli.
Non è mia intenzione demonizzare i nuovi criteri di selezione degli insegnanti di tennis – ci spiega Bruno Del Soldato – ma le cose sono molto cambiate, e non in meglio. Al di là del fatto che prendere un titolo di insegnante in due settimane con grande facilità possa essere giusto o meno, questo ha mutato profondamente il mondo dei maestri di tennis. Prima avere passione era obbligatorio, altrimenti non arrivavi in fondo al lungo percorso e questa passione si trasmetteva in automatico sul campo ai tuoi allievi. Oggi subentrano altre dinamiche, spesso diventare insegnanti di tennis diventa quasi un “obbligo” per molti giocatori, di livelli disparati, che altrimenti avrebbero difficoltà a trovare altri sbocchi lavorativi. Ma come tutte le cose forzate, spesso i limiti vengono a galla…” I cambiamenti non finiscono qui “A mio parere – prosegue Bruno – oggi il maestro di tennis ha l’abitudine a sporcarsi molto meno le mani rispetto al passato. Io ho sempre trovato naturale scendere in campo, giocare a tu per tu con i miei allievi perchè questo è l’unico modo per favorire un reale miglioramento, e giocando con te l’allievo riceve in prima persona quello che possiedi. Adesso invece il maestro troppo spesso si trincera dietro un cesto, o addirittura in un angolo del campo, si predilige l’iper-tecnicismo a discapito del contatto diretto. Sarò alla vecchia maniera, ma ho una visione diversa dell’insegnamento rispetto alle ultime tendenze…
Simultaneamente all’evoluzione del ruolo del maestro, negli ultimi trent’anni si è assistito anche a grossi cambiamenti nella natura dei circoli tennis, e di conseguenza il rapporto tra circolo e maestro è mutato. Mentre il tennis viveva il suo boom degli anni ’80, una profonda crisi a metà degli anni ’90 e un successivo ritorno in auge negli ultimi dieci anni, i circoli si evolvevano al passo dei tempi. Come in molti ambiti sociali e professionali, anche nei consigli direttivi delle associazioni sportive si assiste a una sempre maggiore segmentazione dei ruoli e specializzazione, che in realtà cozza con il carattere totalmente volontaristico che essi hanno. “Rispetto al passato chi dirige circoli tennis – prosegue Bruno Del Soldato – ha in media una maggiore preparazione culturale e professionale, ma minore dal punto di vista sportivo. Dentro i consigli direttivi è molto facile trovare avvocati, ingegneri, liberi professionisti, ma è sempre più difficile trovare ex giocatori di tennis. E’ facile trovare genitori degli allievi, nella cui figura di consiglieri si concentrano degli enormi conflitti di interesse: ciò che è il bene (presunto) per il figlio, non sempre corrisponde al bene per il circolo. Tutto ciò ha portato a un grosso cambiamento nei rapporti con il maestro di tennis. Oggi si assiste a mio parere a una maggiore delegittimazione del ruolo di insegnante. Devo dire che io ho sempre avuto la fortuna di lavorare per dirigenti competenti e appassionati, ma laddove non è così il maestro si ritrova in balia di persone che non hanno la capacità e la sensibilità tennistica per prendere decisioni di carattere tecnico; il simultaneo indebolimento della figura di insegnante, di cui parlavamo prima, rende ancora meno equilibrato il rapporto con il club“. In poche parole il maestro, che dovrebbe essere un fulcro imprescindibile della vita del circolo, spesso perde questa centralità. I meccanismi che possono accadere sono due, opposti, ma altrettanto deleteri. Il primo: l’insegnante si trova costretto a subire decisioni, non condivisibili, di persone che non hanno esperienza in ambito tennistico. Il secondo: l’insegnante si ritrova a coprire ruoli non di competenza, anche fuori dal campo, per sopperire all’assenza gestionale di determinate figure. Il risultato è identico: il lavoro sul campo, in un modo o nell’altro, viene indebolito, reso meno efficace e più incerto. “Nella mia vita – spiega Del Soldato – mi sono trovato a coprire sia ruoli di maestro “puro”, sia ruoli dirigenziali. Vi posso dire che si tratta di due mondi completamente diversi, che hanno ovviamente punti in comune ma prevedono capacità opposte. In alcune circostanze sono stato costretto a convogliare i due ruoli, ma mi accorgevo che l’uno influiva negativamente sull’altro: non puoi andare in campo a trasmettere il tuo sapere e la tua passione se hai la testa piena di scadenze da rispettare, bollette da pagare o rapporti con i fornitori.”
Al giorno d’oggi appare evidente come il lavoro del maestro di tennis non si concentri esclusivamente sul campo. Ci riferiamo soprattutto a tutto il cosiddetto “marketing tennistico”, ossia l’insieme delle attività finalizzate a reperire nuovi clienti e fidelizzare quelli esistenti. Un ruolo che spetta al maestro di tennis appunto come figura centrale del circolo: si pensi ad esempio alla promozione all’interno delle scuole, che deve essere necessariamente svolto da dei tecnici, e non da consiglieri o altri operatori. Detto questo, rimane il fatto che tra il ruolo del maestro e il ruolo di dirigente debba esserci collaborazione ma anche una netta distinzione e mai un’invasione reciproca nello spazio altrui.

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