L’introduzione della figura atipica del GAC (Giudice Arbitro di Campionato a squadre): quando un nodo critico diventa un’opportunità (per la FIT…)

All’interno della rivoluzione copernicana operata dalla Federazione Italiana Tennis negli ultimi venti anni in ogni ambito dell’attività tennistica, assume un ruolo fondamentale quella della classe arbitrale. In particolare l’introduzione, da un decennio a questa parte, dei GAC (Giudici Arbitri di Campionato a squadre), suddivisi in tre diversi livelli operativi (GAC1, GAC2 e GAC3) e affiancati ai tradizionali GAT (Giudici Arbitri di Torneo). L’invenzione dei GAC è stata, da parte della FIT, un’autentica genialata a livello di marketing, alla pari del nuovo sistema di classifiche, che trasforma un problema annoso (quello della reperibilità di arbitri) in un’opportunità organizzativa e economica. Con il GAC per la prima volta una federazione demanda il problema di formare una classe arbitrale ai circoli tennis. Da sempre la responsabilità di formare e di reperire arbitri e giudici arbitri, in qualsiasi sport, spetta alle federazioni: nel calcio, o nel basket, per esempio, qualsiasi partita di qualsiasi categoria, anche della più inferiore, deve essere dotata di un arbitro o di uno staff arbitrale, che dovrà spostarsi verso la località designata per l’incontro ed svolgere il proprio lavoro. Moltiplicato per le migliaia di partite e di campionati che si disputano ogni settimana, si tratta di un impegno gravosissimo per una Federazione, che di fatto ha il dovere di garantire la regolarità delle proprie manifestazioni.
Con il GAC il dovere di dotarsi di tali figure viene demandato al circolo che ospita un a squadre. Ovviamente la Federazione continua a inviare i Giudici Arbitri più qualificati per i campionati più importanti e per le fasi finali, ma nei tornei a squadre “minori” (Serie D1, D2, D3, under, veterani) la maggior parte degli incontri è coperta dai GAC. In questo modo la FIT si toglie un peso organizzativo enorme, delegando il compito di arbitrare ad appassionati formati con corsi base e mossi puramente da passione, senza alcun tornaconto economico. Addirittura da quest’anno i GAC1 devono pagare una tassa annuale di dieci euro, pertanto il percorso è completato appunto trasformando un aspetto delicato in un’opportunità economica, e dei collaboratori a tutti gli effetti in veri e propri utenti alla pari dei giocatori o dei normali tesserati. A livello “ideale” inoltre la figura del GAC solleva una questione di carattere morale. Tra le caratteristiche fondamentali un giudice arbitro deve essere imparziale e terzo, e ciò è pacifico in ogni disciplina sportiva. Il GAC per sua natura non può essere nè l’uno nè l’altro: spesso è il maestro del circolo, o il presidente, o il segretario, che magari ha un figlio o degli allievi che giocano nella squadra che dovrà arbitrare. Qui non si tratta di giudicare le sue caratteristiche morali: la stragrande maggioranza dei GAC sono persone corrette, che svolgono il loro compito in maniera professionale, e poi non hanno un ruolo operativo come quello di un giudice di sedia per cui possono influenzare l’andamento di una partita. Ma rimane il fatto che con la sua introduzione, il principio di “comodità organizzativa” prende il sopravvento su quello di imparzialità, e un Giudice Arbitro chiamato a arbitrare atleti del proprio circolo, per quanto corretto e onesto, sarà sempre “parziale”.

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