Lorenzo Musetti, fenomenologia di un campioncino che l’Italia tennistica stava aspettando…

Di fronte a veri o presunti giovani fenomeni l’Italia del tennis puntualmente si ferma e si divide tra chi vede in loro il nuovo Federer o Nadal, quel tennista che il nostro movimento ha sempre sognato e mai avuto, e chi predica calma in quanto i successi nel circuito giovanile non sono certificazione di future soddisfazioni anche tra i grandi. Il clamoroso exploit di Lorenzo Musetti da Carrara che in appena cinque mesi ha conquistato la finale degli Us Open e il titolo agli Australian Open (primo italiano della storia a ottenerlo) scatena di nuovo il dibattito, con la consapevolezza che questa volta i sogni e le speranze sono quantomai vivide e accese.

PROMESSE MANCATE E RISPETTATE – Ci stiamo inoltrando su un terreno pieno di mine anti-uomo, perchè nel nostro paese scommettere che un giovane diventi in futuro un campione è un’operazione pericolosissima. Tante, troppe volte siamo rimasti bruciati, e per scaramanzia preferiamo non sbilanciarci. Andrea Gaudenzi è stato l’ultimo azzurro a trionfare agli Us Open juniores nel 1990, e quella vittoria venne avvalorata da un’eccellente carriera professionistica. Ma dopo di lui contiamo quasi unicamente amarezze. Nel 1993 fu Francesca Bentivoglio a cogliere la finale a Flashing Meadow a soli sedici anni, ritirandosi dalle attività dopo appena un anno per concentrarsi sugli studi. Per due decadi esatte di gioie in ambito giovanile ne abbiamo avute poche, anzi pochissime, fino al successo a Wimbledon juniores nel 2013 da parte di Gianluigi Quinzi. Il marchigiano è il classico esempio di atleta schiacciato dalle pressioni e dalle enormi aspettative nel passaggio al tennis professionistico, superato (almeno per il momento) da tutti quelli avversari come Hyeong Chung e Kyle Edmund che da giovane batteva puntualmente. Come Quinzi, anche Matteo Trevisan raggiunse la posizione numero 1 al mondo delle classifiche Under 18 nel 2007, dopo i trionfi a Santa Croce e al Bonfiglio, ma poi da adulto si è fermato “solamente” al numero 267 del ranking ATP.
A leggere questa sfilza di promesse mancate sembra quasi che i successi nel circuito internazionale giovanile siano un sortilegio per gli anni a venire. Ma non è così. Essere uno junior forte, tra i primi della classifica mondiale under 18, è meglio che non esserlo: vuol dire partire in pole position nella futura carriera professionistica, poi sta al giocatore trasformare le promesse in promesse mantenute. Roger Federer, Gael Monfils, Alexander Zverev, Victoria Azarenka sono solo alcuni degli attuali campioni ad aver raggiunto la prima posizione al mondo tra gli Juniores. Elementi del calibro di Stefan Edberg, Lindsay Davenport, Ivan Lendl, Martina Hingis hanno vinto almeno una prova dello Slam tra gli Under 18. Della serie che il buongiorno, spesso, si vede dal mattino…

MOTIVAZIONI E SICUREZZA ALLA BASE DELL’EXPLOIT – Il punto non è tanto che un tennista sia più o meno forte a 18 anni, perchè ognuno ha i suoi tempi di maturazione, ma come riesca ad affrontare il sempre delicato passaggio al professionismo. Da un punto di vista prettamente mentale, Musetti sembra possedere le doti opportune per sopportare le pressioni sia in campo che fuori. E’ un ragazzo pienamente consapevole del suo percorso, del lavoro effettuato e di quello da fare e degli ostacoli inevitabili che si presenteranno: affrontare e battere senza timore reverenziale avversari due anni più vecchi di lui, tra i più forti al mondo per la loro età, è una prova di carattere non da poco per un ragazzo di sedici anni. Questa sicurezza nei propri mezzi la si evince anche dalle poche interviste rilasciate (per fortuna anche a me), senza tuttavia dar mai l’idea di non tenere i piedi saldi per terra.
Il percorso che ha effettuato assieme al suo allenatore storico Simone Tartarini, che lo segue sin da tenerissima età, e al suo staff all’interno dello Junior Tennis San Benedetto è sano: a testimonianza che per ottenere grandi risultati non è necessario per forza far parte di circoli blasonati oppure aderire a programmi didattici di massa, che non tengono conto delle esigenze e delle caratteristiche del singolo giocatore. Il fatto di aver raggiunto questi risultati a livello juniores con due anni di anticipo rispetto a quasi tutti i suoi avversari è un risultato clamoroso: in età adolescenziale, ventiquattro mesi di “svantaggio” sono una discriminante enorme, che Musetti ha cancellato non certo con la forza fisica, ma con la classe e con un evidente maturità. Fatto sta che dopo l’exploit a Melbourne, Musetti è diventato il numero 1 al mondo tra gli under 18, categoria in cui (in teoria) potrà giocare ancora per i prossimi venti mesi.

L’ANALISI TECNICA DI MUSETTI – Dal  lato sinistro Lorenzo è baciato dal talento, grazie ad un braccio fatato che gli consente di dipingere, con il suo rovescio a una mano, soluzioni di qualsiasi genere: accelerazioni potenti e improvvise in lungolinea così come palle cariche e pesanti, ma soprattutto un back capace di spezzare in qualsiasi momento il ritmo dell’avversario e di trasformarsi in palle corte estemporanee e spesso letali. Il colpo meno naturale è sicuramente il diritto, su cui presumibilmente si concentrerà il lavoro del suo staff nei prossimi anni. Quello che colpisce è la sua peculiarità in fase di preparazione nel lasciar cadere il polso e conseguentemente la testa della racchetta, eseguendo un’autentica frustata, anzichè un movimento più “ovale” (alla Federer o alla Nadal): questo non è un errore in assoluto, anzi gli consente di ovviare alla carenza di forza in fase adolescenziale, ma un azzardo, in quando un’esecuzione del genere necessita un timing perfetto. In un’ottica di crescita, quando il peso delle palle avversarie aumenterà, è immaginabile che verrà apportata qualche modifica.  Il servizio è il colpo in cui Lorenzo è migliorato maggiormente negli ultimi dodici mesi: impressionante il lavoro svolto su un fondamentale che, inevitabilmente, subiva i limiti dell’età, ma con la crescita fisica e tecnica di Lorenzo sta diventando una banca di punti, soprattutto con il kick da sinistra, ideale sui campi in terra rossa per buttar fuori l’avversario dal campo. Fisicamente è molto alto per la sua età, e possiamo immaginare che crescerà ulteriormente, e che sarà irrobustito dal lavoro atletico. Mentalmente, come abbiamo già detto, lascia intravedere interessanti segnali, e questa sarà la chiave per scoprire se diventerà un futuro campione o meno. L’elemento interessante è la consapevolezza di sè che ha raggiunto in pochi mesi, e che in Australia gli ha permesso di portare a casa un match difficilissimo in finale contro Nava, annullando un match point.
Gli ingredienti per sperare, anzi sognare, ci sono tutti, ma il destino sarà inevitabilmente nelle sue mani, nel suo cuore e nella sua testa…

Alessio Laganà

 

1 Commento
  1. Stefan

    Edberg ha fatto il Grande Slam Junior nel 1983…..

    1 Febbraio 2019 at 10:44 - Rispondi

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