Sale il grido di aiuto delle associazioni sportive: l’attività di base rischia il collasso!

Mentre i principali eventi professionistici sportivi in calendario quest’anno, a partire dalle Olimpiadi fino a tutti le altre manifestazioni più importanti al mondo, stanno annunciando in serie la loro cancellazione, un grido di allarme, fino ad oggi rimasto silente, inizia ad alzarsi e a preoccupare l’intera comunità. A causa della gravissima emergenza legata al Covid-19, il mondo dello sport di base rischia il collasso. Inquietante l’inchiesta uscita sulle colonne della Gazzetta appena qualche giorno fa: alla fine di questa devastante crisi sanitaria, almeno un centro sportivo su tre in Italia rischierebbe di non riaprire mai più.
Fino ad oggi i decreti governativi di fatto non si sono occupati dello sport di base, in quanto ritenuta attività non necessaria. Anche la “caccia all’untore” che si è scatenata nei confronti dei runners, accusati fino alla settimana scorsa di comportarsi in maniera irresponsabile e criminale mentre nel frattempo centinaia di persone si accalcavano agli ingressi dei supermercati e affollavano i mezzi pubblici, la dice lunga sulla scarsa mentalità “sportiva” presente nel nostro paese. Tutto accettabile, a fronte di un’emergenza tanto devastante e di decisioni delicate e repentine da prendere. Ma adesso che la situazione si sta “stabilizzando”, iniziamo a renderci conto della realtà: ovvero che il mondo dello sport di base è tutt’altro che un settore accessorio. In Italia 20 milioni di persone, in maniera più o meno saltuaria, praticano sport. Più di un milione di persone lavorano a vario titolo nelle realtà sportive, dalle associazioni ai circoli tennis, dalle palestre ai centri fitness, per un giro di affari totale di oltre 10 miliardi di euro all’anno. Al di là dell’aspetto economico, è innegabile l’importanza che svolgono le realtà sportive, a livello di salute e sociale.
A fare da contraltare a questi dati dalla portata enorme, la gestione delle associazioni sportive si basa molto spesso sul volontariato: i soldi che girano sono pochi rispetto alla mole di lavoro prodotta, e spesso a portare avanti la baracca è unicamente la passione di chi ci lavora e ci vive quotidianamente. Questo significa che uno stop forzato delle strutture sportive avrà danni gravissimi, perchè in questo periodo di inattività non ci sono introiti mentre le spese di gestione continuano ad essere altissime. Se fino ad oggi ignorare lo sport di base era comprensibile date le altre priorità, da adesso il Governo e le Federazioni hanno il dovere di porsi il problema e trovare soluzioni. Perchè se l’attività sportiva di base va al collasso sarà un dramma di proporzioni inimmaginabili che riguarda tutti noi.

Alessio Laganà

1 Commento
  1. Marxi

    I circoli sono tenuti a pagare ai propri collaboratori sportivi ( tecnici o allenatori o preparatori) le mensilità dei mesi in cui non sono state effettuati i corsi ?

    13 Aprile 2020 at 23:22 - Rispondi

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