“Vai male a scuola: niente allenamento!”… L’ipocrita equazione dietro ai tanti abbandoni dello sport tra i giovani

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un articolo sulle colonne de La Nazione a firma Alessandro Belardetti che mi ha fatto molto pensare. Si intitolava “Troppi compiti: i ragazzi lasciano lo sport” e trattava di un tema su cui rifletto da tanto tempo. I numeri riportati nell’interessante inchiesta lasciano per certi versi basiti: il 22% dei ragazzi dagli 11 ai 20 anni praticanti attività sportiva abbandona lo sport, con picchi per le ragazze (oltre il 30%) e in concomitanza dell’anno del passaggio dalle medie alle superiori. Il 57% dei ragazzi interrogati sulle cause del proprio abbandono indica come prima causa l’incapacità di coniugare l’attività scolastica a quella sportiva, ovvero “i troppi compiti”.
UN PROBLEMA SOCIALE – L’allontanamento dallo sport nell’età dell’adolescenza e la scarsa cultura sportiva presente in Italia fa sì che nel nostro paese i dati legati al numero di inattivi tra gli adulti siano drammatici: secondo la ricerca “Eurobarometro sull’Sport e l’Attività Fisica” del 2018 il 72% di italiani sopra i 18 anni dichiara di non svolgere alcuna attività sportiva, nè saltuaria nè continuativa, e tale dato ci pone al ventitreesimo posto in Europa, davanti solamente a Romania, Portogallo, Grecia e Bulgaria. A rendere ancora più preoccupante la situazione, il 61% della popolazione europea dichiara di non svolgere mai neppure attività fisica moderata, come camminare o andare in bicicletta, e il 69% delle persone trascorre seduta dalle 3 alle 8 ore al giorno. Studi scientifici hanno ormai dimostrato in maniera inequivocabile il rapporto diretto tra inattività e malattie: una circonferenza addominale superiore ai 102 centimetri nell’uomo e a 88 centimetri nella donna aumenta in maniera esponenziale i rischi di malattie cardio-vascolari e tumori.
L’IPOCRITA EQUAZIONE TRA SCUOLA E SPORT – Va da sè dunque come l’alto tasso di abbandoni giovanili sia un problema sociale enorme, in quanto crea nel tempo più inattivi e più malati a carico di tutta la comunità. Ma tralasciando per un attimo questo aspetto, di rilevanza notevolissima, vorrei concentrarmi sull’ipocrita equazione che sta dietro ai tanti addii allo sport in età giovanile. “Mio figlio smette perchè ha da fare troppi compiti…” “Va male a scuola: oggi non viene all’allenamento”. Questa mentalità sbagliata, che trasuda enorme ignoranza a livello di cultura sportiva ed è perpetrata da tanti genitori, è una delle cause principali degli abbandoni sportivi, allontana un ragazzo da un ambiente sano e non risolve il problema del rendimento scolastico.
Nella mia ultra-ventennale esperienza prima da giocatore e poi da allenatore, non ho mai conosciuto una sola persona che ottenesse buoni risultati a tennis e allo stesso tempo andasse male a scuola. Un ragazzo che ha successo nello sport, e soprattutto in una disciplina mentalmente e fisicamente provante come il tennis, deve avere necessariamente capacità gestionali e organizzative, senza le quali non è possibile ottenere buoni risultati: dunque chi fa sport a livello agonistico importante, generalmente va bene a scuola. Chi consegue brutti voti, è perchè non è in grado di organizzare lo studio e ottimizzare l’attenzione durante le lezioni: dunque riproporrà le stesse dinamiche anche nello sport, e puntualmente non otterrà buoni risultati neppure in questo campo. Personalmente sono fiero di aver trascorso i miei pomeriggi adolescenziali a giocare a tennis e a calcetto e allo stesso tempo avere ottimi voti a scuola: non perchè avessi chissà quali capacità, ma perchè sapevo organizzarmi, e siccome volevo fare tornei assolvevo ai miei doveri scolastici nella maniera più rapida e efficace possibile. Se fossi andato male a scuola, sarebbe stato un ostacolo per tutto ciò che desideravo maggiormente, e non lo permettevo.
UNA SCARSA CULTURA SPORTIVA – I genitori che “giustificano” l’abbandono sportivo dei figli perchè hanno troppi compiti di fatto non aiutano loro, dando un alibi in qualche modo allo scarso rendimento scolastico: vai male per colpa degli allenamenti, e non perchè è tua responsabilità, questo è il messaggio deleterio che passa. A dir la verità, non è mia intenzione demonizzare il difficilissimo ruolo genitoriale: se un genitore si comporta così non lo fa certo per cattiveria o per il male del figlio, ma semplicemente per “ignoranza” o scarsa cultura sportiva. Da questo punto di vista la scuola stessa non aiuta per niente. Nel sistema educativo italiano manca completamente una cultura sportiva, e le conseguenze sono lampanti: l’educazione fisica è rilegata ad attività secondaria e meno importante, non esiste quasi mai alcun programma sull’educazione all’alimentazione o allo sport, addirittura dopo la ginnastica non è prevista la doccia (come se fare sport fosse un’attività intellettuale…) e i giovani che fanno sport a livello professionistico e devono assentarsi per partecipare a tornei invece che essere premiati vengono puniti. E’ evidente come un tale modello educativo non aiuti a educare dei genitori, i quali magari non hanno mai fatto sport in vita loro, e si crei un circolo vizioso assai pericoloso per il futuro dei ragazzi…

Alessio Laganà

1 Commento
  1. Mario

    Ni…
    credo sia piu corretta la Versione dove il genitore limita le cose inutili e il COACH respinge (o minaccia/ bleffando anche un po’) il giovine che non si applica negli studi.
    Mens sana in corpore sano

    17 Aprile 2019 at 14:58 - Rispondi

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