Un essere minuscolo capace di causare danni enormi: è il caso della zecca e di una nuova malattia che è in grado di trasmettere all’uomo. Ecco l’allarme degli esperti.
Il Covid ci ha insegnato – o meglio, ricordato – che gli animali e la natura in genere possono essere, a seconda di come li trattiamo e li gestiamo, il nostro migliore alleato o il nostro peggior nemico. Ora una minaccia da parte di una creatura infinitesimale come una zecca ribadisce la lezione…
A far scattare il campanello d’allarme è stato il caso di un 75enne dell’Alabama, negli Stati Uniti. Diciamo subito che l’uomo adesso sta bene, ma la sua vicenda ha colto gli scienziati in contropiede. Purtroppo è l’ennesima brutta notizia legata al cambiamento climatico e al graduale ma inesorabile innalzamento delle temperature, per cui le popolazioni di zecche diventeranno sempre più diffuse, al pari delle malattie che sono capaci di trasmettere.
Il 75enne in questione si è presentato in ospedale dopo aver accusato per circa un mese sintomi inspiegabili: stanchezza estrema unita a ricorrenti attacchi di febbre, brividi, sudorazione, mal di testa, vertigini. Il tutto senza essersi mai mosso di casa e senza aver avuto contatti particolari con persone malate. Ma c’è un ma: poche settimane prima era stato punto da una zecca.
Dai successivi test medici è emersa la presenza nel sangue del malcapitato di un batterio a forma di spirale. Il 75enne è stato quindi messo subito sotto antibiotici. Dopo la prima dose, febbre alta e parziale perdita di sensibilità. Ma trascorse 24 ore la situazione è migliorata, e nel giro di poche settimane l’anziano si è ristabilito del tutto.
La vera notizia, però, è che i medici hanno appurato nelle loro analisi la presenza del batterio Borrelia lonestari, il primo caso di questo tipo registrato negli Stati Uniti. “Nei prossimi anni, una maggiore consapevolezza del potenziale patogeno di B. lonestari e il ricorso alla diagnostica molecolare potrebbero fornirci un’approssimazione del reale peso della malattia causata da questo batterio”, ha spiegato Vazquez Guillamet, specialista in malattie infettive.
Si tratta di un batterio meno pervasivo rispetto ad altre classiche infezioni da zecche, e molto difficile da identificare con metodi da laboratorio classici. Non è da escludere dunque che altri casi analoghi, ma rimasti nell’ombra, abbiano avuto un esito meno fortunato.
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