Sera d’estate a Montreal: il cemento brilla, il pubblico ruggisce, la notte si allunga. Il tennis qui ha un suono diverso, un’eco che mischia accento francofono, sogni di casa e nomi che fanno battere le mani prima ancora che parta il primo scambio.
Il tabellone dell’ATP Montreal prende forma con scelte che parlano chiaro. Invito al main draw per Jack Draper e Gaël Monfils: due stili opposti, un comune appetito per le grandi arene. Draper, mancino pulito e verticale, arriva con l’inerzia di chi ha già sollevato un trofeo ATP nel 2024 e vuole misurare il proprio peso sul cemento nordamericano. Monfils, ex top‑10 e maestro dello spettacolo, porta in dote ciò che questa piazza ama: ritmo, fantasia, quella volata improvvisa che fa alzare tutti in piedi.
C’è poi la curiosità che non ti aspetti: Kei Nishikori è atteso nelle qualificazioni. Chi segue il circolo sa cosa significa: pazienza, mani finissime, una storia di rientri che sembra sempre sul punto di accendersi. In Canada il giapponese ha scritto pagine importanti, comprese finali pesanti nel 2016; ritrovarlo qui, a caccia del main draw, ha il sapore del capitolo nuovo. Nota pratica: i dettagli di orari e accoppiamenti possono subire variazioni fino all’ultimo, ma l’indirizzo tecnico è già nitido.
Capitolo casa. Il torneo ha assegnato wild card ai canadesi Liam Draxl, Gabriel Diallo e Alexis Galarneau. Tre profili diversi, un’unica spinta. Draxl viene dall’università americana, strade dritte e fiducia crescente: quando sblocca il diritto, conduce come un capitano. Diallo, oltre due metri e servizio che apre gli angoli, è il tipo di giocatore che a Montreal fa comodo: punti rapidi, energia che scorre dal primo all’ultimo game. Galarneau, cresciuto a due passi da qui, ha quella tenacia da sala pesi: nessun colpo miracoloso, ma una somma di scelte giuste che, alla lunga, pesa.
“Tra i favoriti” non nel senso dei numeri, ma del cuore. Sono i più attesi dalle tribune, quelli per cui il pubblico si scalda già al palleggio. E non è solo singolare: Félix Auger‑Aliassime giocherà il doppio con il connazionale Diallo. Un abbinamento che ha una sua logica tattica: Félix porta reattività e letture a rete, Diallo la spinta iniziale e la seconda palla che non trema. In serata, con le luci che abbassano i tempi di reazione, questo mix può far male.
Dettagli che contano. Montreal è un Masters 1000, passaggio chiave dello swing sul cemento verso New York. Le notti canadesi sono spesso fredde di temperatura, ma calde di atmosfera: il rimbalzo si compatta, il servizio diventa moneta di scambio. Lo sa Monfils, che vive di scambi corti quando serve; lo sa Draper, che ama partire in diagonale sinistra; lo sa Nishikori, che di tempo ne ruba più di tutti.
Se vi capita di arrivare presto al campo d’allenamento, fermatevi un attimo. Guardate Draxl che ripete lo stesso schema fino a quando “suona” bene. Sentite il tonfo secco della prima di Diallo, seguite le piccole correzioni di Galarneau tra un colpo e l’altro. È lì che si capisce perché certi inviti non sono regali, ma scommesse ragionate sul presente.
Poi la sera scende, il pubblico mormora, qualcuno da bordo campo bisbiglia un “allez”. È il momento in cui un set cambia direzione e una carriera trova un varco. Chi, tra questi nomi, saprà trasformare una wild card in una strada aperta? La risposta potrebbe arrivare in un lampo, come una volée presa di coraggio sulla seconda palla.
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