La sera a Montreal ha un suono preciso: rimbalzo secco, pubblico vicino, aria che corre. Gli italiani entrano in scena con curiosità e brivido. E in alto, tra i fari del Masters 1000, s’intravede già un quarto di finale dal profumo forte: Zverev contro Fritz.
Gli azzurri al via: incroci e rischi
Il sorteggio non ha regalato piani comodi. Matteo Berrettini trova Mariano Navone, esploso sul rosso e solido come granito. L’argentino ama lo scambio lungo. Muove la palla con topspin e non regala ritmo. Matteo deve togliere ossigeno. Serve aggressione. Servizio al centro, dritto in anticipo, chiusura rapida. Sul cemento nordamericano il suo pacchetto base resta un’arma: primo colpo, seconda pesante, attacco sul rovescio avversario. Navone, fin qui, ha costruito classifica soprattutto sulla terra. Sulle hard ha meno storico. Ma corre, rimbalza, ti costringe al colpo in più. È una partita di pazienza attiva. Chi detta il tempo, vince.
Per Mattia Bellucci l’asticella si alza: c’è Sebastian Baez. L’argentino non è solo terra. Negli ultimi mesi ha spinto anche sul veloce con ordine e lucidità. Non strafà, ma incolla il campo. Risponde bene, copre gli angoli, non si scompone. Il mancino azzurro deve cambiare copione. Variare traiettorie, entrare in campo, cercare la rete. Un mix di slice, palle corte e prime tese può spezzare il ritmo di Baez. I numeri dicono che l’argentino ha vinto più titoli su terra, e questo resta un dato. Però la sua fiducia è alta ovunque. Qui l’inerzia si conquista nei primi giochi.
Capitolo Lorenzo Sonego. Il debutto con Tallon Griekspoor è trappola pura. L’olandese tira forte, serve piatto, ama lo scambio frontale. Quando sente velocità di palla, vola. Sonego deve sporcare il match. Alternare altezze, alzare il margine, infilare la discesa a rete quando blocca la risposta. E soprattutto proteggere la seconda. Sotto le luci di ATP Montreal, chi regge la pressione del punteggio fa il salto. Il pubblico lo sa, e spinge.
Zverev-Fritz, un quarto da prime time
In alto nel tabellone, ecco il richiamo. Alexander Zverev contro Taylor Fritz ai quarti di finale. È un confronto di colpi pieni. Il tedesco comanda con il rovescio. Copre il campo con passi larghi. Ha esperienza da campione olimpico e sa congelare i game caldi. L’americano porta un servizio di prima fascia e un dritto che sfonda cross. Dal 2022, con il titolo a Indian Wells, Fritz ha messo basi da top player. Qui contano dettagli: percentuali di prime, profondità in risposta, nervi nei tie-break. Non servono statistiche roboanti per capirlo: ogni 15 può pesare come un set.
Le condizioni possono cambiare in fretta. Umidità, orari, palle che si gonfiano. Non abbiamo dati ufficiali su velocità di campo aggiornati a questa edizione, e conviene dirlo. Ma la sensazione, guardando il ritmo degli scambi, è di un cemento medio-rapido. Ideale per chi impone il primo colpo. Per questo Zverev e Fritz rischiano una partita a strappi. Break lampo, poi equilibrio sospeso. Un equilibrio che si spezza su due risposte buone, o su una seconda coraggiosa.
È una settimana che chiama carattere. Gli azzurri lo sanno. Berrettini deve far valere il suo marchio, Bellucci deve osare, Sonego deve inventare. In alto, i big accendono il faro. E allora viene naturale chiederselo: in una notte limpida del Quebec, quando la palla lascia la riga e disegna una scia bianca, chi avrà il coraggio di restare un passo dentro il campo?