Un passo di lato per andare avanti: Jiri Lehecka volta pagina dopo otto anni e affida il suo gioco all’ex guida di Auger-Aliassime. La prima stretta di mano? A Los Cabos, davanti all’oceano e al vento che non perdona.
Jiri Lehecka sceglie la strada meno comoda. Chiude un ciclo lungo con Michal Navratil e si affida all’ex allenatore di Felix Auger-Aliassime. Non è un taglio freddo: è un cambio di pelle. Da numero 12 del mondo, il ceco non cerca effetti speciali. Cerca continuità. Lo dice tra le righe: il talento c’è, la stabilità no. La nuova coppia debutta a Los Cabos, campo rapido, serate umide, vento che gira all’improvviso. Un test sincero.
Perché cambiare adesso
Otto anni in panchina con lo stesso coach sono un’eccezione nel tennis moderno. Con Navratil, Lehecka è passato da promessa a certezza: quarti all’Australian Open 2023, scalata nel ranking, match importanti vinti contro giocatori affermati. Ma il filo si è assottigliato. Troppi alti e bassi tra una settimana e l’altra. L’obiettivo non è stravolgere il gioco, è fissarlo a una temperatura costante.
Qui entra in scena il nuovo coach. Uno che con Auger-Aliassime ha firmato risultati tangibili: tre titoli consecutivi indoor nel 2022, best ranking in top 10 e biglietto per le ATP Finals. Quel percorso ha lasciato tracce utili: gestione delle settimane lunghe, qualità negli allenamenti, attenzione ai dettagli tra un torneo e l’altro. È il know-how che Lehecka vuole importare.
Il punto centrale non è “cosa cambiare nel dritto o nel servizio”. È come reggere le onde. Tradotto: scegliere meglio i colpi nei momenti caldi, abbassare il numero di errori gratuiti dopo uno scambio lungo, proteggere i turni di battuta anche quando la prima non entra. Piccole manopole, grande effetto.
Cosa può portare il nuovo tecnico
Una routine più solida tra i tornei. Recupero, carichi, lavori brevi e specifici. Niente maratone in palestra il giorno sbagliato. Mappe tattiche chiare. Con i migliori non c’è spazio per la fantasia fine a se stessa: piano A, piano B, e un piano C di emergenza. Fiducia misurata. Il tecnico di Felix ha già visto un ragazzo trasformarsi in giocatore “da domenica”. Sa come si fa.
Sul campo, Lehecka ha già l’arsenale: servizio teso, dritto che sfonda, risposta profonda. Manca la cucitura invisibile tra un punto e l’altro. A Los Cabos il contesto aiuta a capirlo subito: serate calde, palle che viaggiano veloci, pressione su ogni primo colpo. Se l’intesa regge qui, regge ovunque.
C’è un aspetto umano che non va sottovalutato. Dopo otto anni, cambiare significa rimettersi in discussione. Per un professionista è un atto di maturità. Chi ha seguito Lehecka fin dai Challengers sa che il carattere c’è: silenzioso, pratico, niente pose. Questo passaggio lo mette davanti a una versione più esigente di sé stesso.
Qualche dato resta in attesa. Non ci sono ancora programmi pubblici di lungo periodo, né obiettivi numerici ufficiali. Nessun proclama. Solo una frase che resta nell’aria: “grandi margini, serve continuità”. Pare poco. In realtà è tutto.
Allora eccoci a bordo campo, tra odore di resina e sale. Primo game, prime chiamate strette, primo scambio lungo. Ti fidi del colpo o del percorso? Forse il nuovo inizio di Lehecka sta proprio lì, nell’attimo in cui scegli di non forzare, ma di restare. E tu, in quanti momenti della tua vita hai cambiato guida per imparare a tenere la rotta?
