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Roland Garros 2026: Moretton e Mauresmo rispondono alle critiche su gestione del caldo, sessioni serali e montepremi

Parigi chiude le porte rosse del suo torneo più ostinato e caldo. Sulla terra del Roland Garros 2026 restano domande semplici e urgenti: come si gioca quando l’aria brucia, perché si finisce a notte fonda, chi guadagna davvero. Due voci, Moretton e Mauresmo, provano a mettere in fila le risposte senza alzare i toni.

La scena finale è nota. Campo Philippe-Chatrier che luccica, tribune assottigliate, gente che corre all’ultima metro. Intanto, negli spogliatoi, asciugamani con ghiaccio e sguardi stanchi. Il Roland Garros ha chiuso l’edizione 2026 tra applausi e mugugni. Al centro, tre nodi: caldo, sessioni serali, montepremi.

Il Presidente della FFT e la direttrice del torneo hanno preso la parola. Senza verbali completi diffusi, hanno tracciato una linea. Niente slogan, poche concessioni. Hanno parlato di equilibrio. Tra tutela dei giocatori e diritti tv. Tra comfort degli spettatori e tempi tecnici. Tra ricavi e equità.

Hanno difeso scelte già note. Hanno ammesso margini di miglioramento. Il punto, però, arriva dopo: quali impegni concreti restano sul tavolo?

Caldo e tutela in campo

Il tema del caldo estremo non è più un capitolo tecnico. È una questione di sicurezza. I due dirigenti hanno ribadito un protocollo con soglie misurate, pause aggiuntive, panchine ombreggiate, più acqua e ghiaccio a bordo campo. Hanno parlato di flessibilità oraria quando l’indice termico sale oltre limiti prefissati. Non sono numeri nuovi, ma una promessa di applicazione severa.

Esempi? Dal 2020 il centrale ha una copertura retraibile e illuminazione integrale. Questo consente rinvii mirati, senza stravolgere il tabellone. Nel Village sono comparsi più punti d’ombra e nebulizzatori nelle ultime edizioni. In assenza di dati definitivi per il 2026, l’indicazione è chiara: meno eroismi, più prevenzione. Perché un game in meno può valere una carriera in più.

Chi guarda da casa forse non sente il calore che risale dai teloni. Allo stadio lo capisci subito: il ritmo cambia, il braccio pesa. È qui che una misura in più fa la differenza e ti fa restare tifoso, non giudice.

Sessioni serali e montepremi

Le sessioni serali sono l’altro bersaglio. Inizio tardi, rientri difficili, partite chiuse oltre mezzanotte. Mauresmo ha riconosciuto l’attrito tra spettacolo e orari della città. L’orientamento dichiarato: calibrare meglio il cartellone e l’orario di start, evitare abbinamenti lunghi quando c’è poco margine. Nessuna rivoluzione, ma piccoli aggiustamenti che pesano. Anche nella scelta di garantire spazio alle partite femminili in prime time, tema sensibile che il pubblico nota e misura.

Sul montepremi, il messaggio è duplice. Da un lato la crescita costante già vista: nel 2024 il totale sfiorava i 53,5 milioni di euro, con incremento sugli ultimi anni e premi maggiori ai primi turni. Dall’altro, la direzione annuncia continuità: rafforzare chi perde presto, sostenere doppio, junior e wheelchair, e mantenere la parità dei premi tra uomini e donne nei singolari. Per il 2026 non sono state diffuse cifre complete al momento delle dichiarazioni; la tendenza, però, va lì: più base, meno vertice soltanto.

Dietro ogni euro ci sono le ragioni dei diritti TV, dei costi energetici, della manutenzione dei campi, della sicurezza. E c’è la percezione del pubblico: vuoi sentirti parte di un evento, non di un bilancio.

Si esce dal Bois de Boulogne che è già buio. La terra resta incollata alle scarpe, il telefono vibra con l’ultimo highlight. La domanda è semplice e personale: quanto spettacolo serve per sentirsi vivi allo stadio senza perdere di vista chi gioca? Forse la risposta è in un orario che scivola prima, in una borraccia piena, in un montepremi che racconta davvero chi siamo come sport. E in quel rumore secco, una palla che rimbalza quando la città, finalmente, respira.

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