Bere vino non fa male, anzi: così si riducono i rischi di mortalità | Il nuovo studio

Fa male bere vino? Secondo una ricerca per nulla: anzi consumandolo si vivrebbe più a lungo. Ma non mancano le critiche!

Periodicamente sul vino torna a soffiare il vento del proibizionismo che fa leva sui pericoli per la salute provocati dall’assunzione di bevande alcoliche. Da diverso tempo il vino e il settore vinicolo sono diventati il fronte di una guerra sempre più serrata.

bere vino non fa male
Secondo uno studio recente bere vino fa bene alla salute – grantennistoscana.it

Così a febbraio 2022 gli emendamenti di due eurodeputati italiani salvarono in extremis il vino italiano dagli strali del Cancer Plan Ue che intendeva eliminare ogni distinzione tra uso e abuso nel consumo di bevande alcoliche, con tanto di raccomandazione di “health warnings” sull’etichetta dei prodotti.

A settembre dello stesso anno tornò alla carica l’Oms – Regione Europa con un documento programmatico che prendeva di mira, nuovamente, il consumo di alcol tout court con la proposta di una riduzione del 10% pro capite entro il 2023.

Ma l’indice accusatore contro il vino non si è certo fermato. È di questi giorni infatti l’adozione da parte dell’Irlanda della temuta etichettatura sanitaria sui prodotti alcolici, vino incluso. In pratica su quelle delle bevande alcoliche dovranno essere presenti le avvertenze sanitarie sui rischi del consumo.

Esattamente come accade coi pacchetti di sigarette. È la prima volta che accade in Paese dell’Unione europea. A nulla sono servite le proteste di un gruppo di 13 Paesi dell’Eurozona (Italia in testa), che temono che l’etichetta sanitaria possa in futuro diventare legge europea.

Vino, uno studio lo riabilita per i suoi benefici

Insomma, è piena bagarre per le polemiche sui danni causati dall’alcol. E sembrano lontanissimi i tempi in cui Platone poteva permettersi di dire che «dagli Dei non è mai stato concesso all’uomo niente di più eccellente o prezioso del vino».

vino effetti positivi salute
Da tempo il bicchiere di vino è al centro di aspre polemiche – grantennistoscana.it

In questo contesto arriva però l’ennesimo studio che invece porterebbe a riabilitare il vino. Lo afferma una ricerca internazionale apparsa su BMC Medicine e che tra gli autori annovera l’epidemiologo della Harvard School of Public Health di Boston Walter Willett. Secondo lo studio il vino addirittura porterebbe a ridurre del 4% il rischio di mortalità.

L’indagine si basa su un campione di soggetti americani (55.786 donne e 29.800 uomini), di mezza età e senza patologia croniche. La ricerca si prefigge di osservare le relazioni tra i cambiamenti nel consumo di alimenti molto ricchi di flavonoidi e il rischio di mortalità.

Nuovo studio sul vino: perché secondo i ricercatori fa bene alla salute

I ricercatori hanno anche assegnato un punteggio (definito “flavodiet”) sulla base della quota globale assunta di cibi e bevande che sono fonti principali di flavonoidi, un’importante classe di polifenoli che ha ricadute molto positive sulla salute umana. Quasi tutti gli alimenti vegetali ne contengono, ma in alcuni la concentrazione di flavonoidi è particolarmente alta. Anche il vino, grazie all’uva rossa, ne contiene una grande quantità.

Dallo studio è emerso che a un aumento di 3,5 porzioni settimanali di cibi contenenti flavonoidi corrisponde un calo della mortalità. Una diminuzione rilevata anche nel caso di mirtilli e peperoni (del 5% e del 9% rispettivamente). Anche prendere una tazza di tè in più al giorno ridurrebbe del 3% la mortalità.

Meno positivi invece gli effetti sulla mortalità riscontrati in altri alimenti ad alta concentrazione di polifenoli come cioccolato fondente, mela, agrumi. Considerando invece il punteggio “flavodiet”, dalla ricerca emerge che aumentando di tre porzioni giornaliere il consumo di alimenti ricchi di flavonoidi (per esempio un bicchiere di vino rosso, una tazza di tè o una porzione di mirtilli) il rischio di mortalità si riduce dell’8%.

In conclusione i ricercatori incoraggiano l’aumento del consumo di alimenti e bevande ad alto contenuto di queste sostanze che, in donne e uomini di mezza età, può diminuire il rischio di mortalità precoce.

Le ragioni dei critici dello studio sugli effetti positivi del vino

Non mancano però le critiche alla ricerca. Come quelle avanzate su IlFattoQuotidiano.it dal professore Emanuele Scafato, vice-presidente EUFAS, European Federation of Addiction Societies, past-president della SIA, Società Italiana di Alcologia. In primo luogo, spiega Scafato, il campione non è rappresentativo della popolazione generale e dunque i risultati non possono essere generalizzati.

critiche di scafato sul vino
Il professor Emanuele Scafato ha fortemente criticato lo studio che avvalora l’uso del vino per ridurre il tasso di mortalità (foto Ansa) – grantennistoscana.it

Inoltre gli stessi ricercatori non sono certi, fa osservare l’esperto proseguendo il suo fact-checking, «che le associazioni positive tra consumo di flavonoidi e riduzione della mortalità possano legarsi ad altri componenti non indagati dallo studio». Per almeno due degli autori poi ci sarebbe l’ombra del conflitto di interessi, visto che sono tra i consulenti del grant funding concesso dalla Highbush Blueberry Council, cioè l’industria che produce alimenti a base di mirtilli.

Il sospetto è che si siano voluti enfatizzare conclusioni su dati non rappresentativi e senza alcun nesso casuale. Perché? Semplicemente per triplicare i profitti dei prodotti esaminati. «Tra i quali il vino è l’unico a non essere un alimento ma prodotto alcolico, tossico e cancerogeno» sottolinea Scafato.

Flavonoidi nel vino: ecco gli effetti biologici che producono

In realtà, spiega il professore, all’interno di un bicchiere di vino il contenuto di flavonoidi è molto basso, al punto che queste sostanze «non riescono a svolgere alcun effetto biologico, anche perché inibite nell’assorbimento dall’alcol».

Il che rende «una pericolosa favola» quella di attribuire chissà quali proprietà salubri al consumo dei canonici 1-2 bicchieri di vino al giorno (ma lo stesso vale per qualunque altro alcolico). Tanto più invece che anche questi quantitativi di alcol, lungi dal fare bene alla salute, «incrementano il rischio di oltre 60 malattie, tra le quali 7 tipi di cancro!».

Il punto, conclude Scafato, dunque non è esaltare il vino per quello che non fa, ovvero per i presunti benefici che (non) arreca. Semmai sarebbe meglio valorizzarlo per quello che è: sostanzialmente per il gusto e il piacere che si ricava a berlo.

Bere vino: quando fa bene e quando fa male alla società

Vino che andrebbe piuttosto valorizzato, aggiungiamo noi, anche per la cultura della conversazione amicale che sta dietro a questa bevanda che risale alla notte dei tempi. Come ha scritto una volta il filosofo britannico Roger Scruton, «un buon vino dovrebbe sempre essere accompagnato da un buon argomento e l’argomento dovrebbe essere condiviso da tutta la tavolata, come appunto il vino».

quando fa bene bere vino
Ci sono modi buoni e cattivi di bere il vino – grantennistoscana.it

Quando invece di parlare ci si grida addosso o non ci si parla proprio più si produce sempre lo stesso effetto: l’isolamento, la separazione. È allora, secondo Scruton, che si bevono cose sbagliate e in modo sbagliato. Il problema dell’alcolismo e la generale mancanza di sobrietà nel consumo di alcol nelle città britanniche per il filosofo sono dovuti sostanzialmente all’incapacità di rendere a Bacco quanto gli spetta.

Per colpa di una cultura impoverita, venuto meno il repertorio di canti, poesie, idee o argomenti coi quali intrattenersi a vicenda mentre si beve, i giovani vuotano il bicchiere per dimenticare. O, meglio, per riempire il vuoto pneumatico generato da una cultura individualista.

In sostanza, bere vino non può fare a meno di uno spirito comunitario, come quello tra amici che amano stare insieme. La cultura dello sballo, frutto della solitudine e dell’individualismo, conduce al contrario a svuotare di significato il gesto del bere. Col rischio di portare a gesti grossolani (come l’ubriachezza molesta) o perfino a vere e proprie piaghe sociali come l’alcolismo.

Avrà avuto ragione il filosofo scomparso nel 2020? Ognuno valuti secondo scienza e coscienza. Di certo difendere il vino sulla base del salutismo non sembra una grande difesa. Anzi è un vero e proprio autogol. Come dice giustamente sempre Scafato, un’apologia così maldestra del vino «mortifica l’eccellenza e nuoce all’immagine e all’eleganza, alla cultura di un modello e di uno stile naturalmente ispirato alla sobrietà».